“Non pensarci” è una commedia italiana che ha il sapore un po’ piacione delle cose “underground” e indipendenti. D’altronde il protagonista suona la chitarra in un gruppo rock,e ha i vecchi dischi in vinile degli Stones (quelli li ho anche io, lo stesso del film) e legge “Rockerilla”. Anche io, un tempo.
“Non pensarci” sembra una specie di “The Royal Tenenbaums” di noi altri, con tanto di mosaico di famiglia, di provincia, un po’ disfunzionale, ma senza esagerare perché il pubblico non apprezzerebbe. Ci sono anche i pesci alla Steve Zissou.
Il film di Gianni Zanasi non è male, diverte anche se i dialoghi e la storia non sono di grande “freschezza” e il soggetto non è proprio originale; tutto è giocato sullo straordinario Mastandrea e il perfetto Battiston. Da queste parti si preferisce il secondo, come dire, “di misura”.
“Non pensarci” si merita con onore l’onere, e il limite, dell’aggettivo “carino”, ormai troppo spesso associato a “film italiano”.
Sorrido, almeno al cinema, magari applaudo anche, ma attendo un vero capolavoro.



