Altro recupero estivo.
Esercizio di stile, maniacale fino all’ossessione che avrebbe funzionato meglio se “Casablanca” , ” Scandalo internazionale” e “Il terzo uomo” non avessero ma visto la luce e, sopratutto, non li avessi mai visti.
Daccordo sul fatto che Clooney sia un ottimo attore al punto tale da affiancarsi ai grandi del cinema in bianco e nero ma perchè dimostrarlo con 105 minuti di vintage spionistico a trama densa non solo di citazioni?
Che poi uno si annoia e sbuffa e arriva alla fine del film meno diveritito di quelli che l’hanno fatto.
Il rise againg di Bond, James Bond, mi aveva incuriosito.
Troppe polemiche e disavventure all’inizio delle riprese; troppi Urrah! oltremanica all’uscita.
Indubbiamente Craig restuisce al pubblico un protagonista più in carne e “verace” dei precedenti ma dopo l’espressività cadaverale Pierce Brosnan anche io potevo fare di meglio.
E’ il resto che mi ha un po’ annoiato come fanno i classici se ripetuti e letti ad oltranza.
I classici hanno il vantaggio di essere rassicuranti: basta aspettare che finiscano e tutto torna.
E così: i favolosi titoli di testa, la scazzottata, l’inseguimento, la talpa, il finale, il femminone e il passo dalla, e stavolta anche un attimo oltre, la morte.
Variazioni sul tema minime e poco coraggiose, quel tanto che basa per giustificare l’aggettivo “nuovo”.
Alla fine scopri che, malgrado le premesse, di nuovo c’è pochino e che le emulazioni di Bond dicono di più.
Aspetto il prossimo con il dubbio che qualcuno stia diventando troppo vecchio per queste cose.
Forse io.
Questo è un annuncio pubblico (with guitar!).
Caso mai vi pungesse vaghezza, incauti avventori, di noleggiare il DVD del film “Date movie, intitolato nell’edizione italiana “Hot Movie” (emulando, suppongo, il titolo di “Hot shots“).
Caso mai, dicevo, foste lì lì per prenderlo…
Non fatelo! Risparmiate gli euro e il tempo.
Il film non fa ridere… questo è il difetto facilmente riferibile senza utilizzare un linguaggio da scaricatore di porto.
Poi verrebbe il resto, ma a Natale siete tutti più buoni.
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Il titolo è geniale.
Transamerica mantiene le promesse: fa un po’ ridere è un po’ pensare.
Anche io, come si è scritto altrove, credo che Duncan Tucker, regista e sceneggiatore, sia riuscito a gestire con garbo un argomento difficile, senza sconfinare in “pruderie”, mantenendosi in equilibrio su un registro sospeso tra l’ironico e l’impegnato.
Forse l’unico difetto è proprio la sospensione che potrebbe suonare come una vaga indecisione di fondo. Indecisione del tipo: indipendenti sì, ma non esageriamo.
Lei, Felicity Huffman, è bravissima e si apprezza sopratutto in lingua originale.
Non è un vezzo da cinefilo snob: l’impostazione della voce della protagonista è fondamentale in questo caso, non a caso il film si apre proprio con una “lezione” sulla voce.
Ho trovato tutti i ruoli di contorno, sopratutto la famiglia, un po’ costruiti da, e gonfiati di, paradossi giusto per contrapporli e fare da contrasto netto alla morale della storia.
Non è un male, ma è un trucco un po’ facilone.
Parlando di road movie en travesti obbligatoria la citazione, se non la visione di “Priscilla, la regina del deserto” .
Ho noleggiato il DVD di “Prova ad incastrarmi” per due ragioni.
Ero, innanzitutto, affascinato dall’idea di rivedere un Lumet “processuale” e mi interessava anche verificare come se la cavasse Vin Diesel in un ruolo in cui saper recitare fosse importante almeno quanto tirare cazzotti o sconfiggere mostri di pianeti dalle notti eterne.
Malgrado Diesel faccia bene il suo con misura e bravura, il film non eccelle, rimanendo in quell’area di film “carini”, ma “trascurabili”.
Uno di quei film, per intenderci, su cui aleggia un certo spirito, per così dire, “alimentare”.
“Prova ad incastrarmi” è, infatti, una commedia, ad umorsimo facile e contenuto ma a morale spiccia e senza sfumature che non si capisce dove vuole andare a parare.
Un po’ film su una mafia da caricatura, un po’ di trial movie in cui la Giustizia, come nella vita reale, non è per tutti.
Il mafioso è simpatico, il giudice è molto umano, l’avvocato è molto serio.
Il procuratore generale, che è un po’ bastardo, ammonisce il pubblico che che no, proprio no, non si può tifare per mafioso senza vergognarsi almeno un po’.
Sarà leale ma sempre criminale è.
Si ride un po’, si applaude Vin Diesel, ma alla fine si ha l’impressione di aver perso del tempo con chi poteva raccontare la stessa storia in modo diverso.