I registi potrebbero dividersi in due categorie…
quelli che hanno talento e per fortuna dirigono un debutto eccezionale con pochi mezzi e molte idee e registi che hanno, invece, solo il culo di azzeccare un debutto eccezionale con pochi mezzi e molte idee.
I registi si potrebbero dividere in due categorie…
quelli che, dopo il primo film, ottengono i mezzi senza cedere in cambio le idee.
E quelli che, dopo il primo film, ottengono i mezzi e sperano che le idee gli rimangano.
Insomma semplificando, venendo all’osso, o sei Steven Spielberg oppure dirigi “El mariachi”, lo rifai un paio di volte, poi frequenti Tarantino e ti convinci di poter giocare a fare il regista cinefilo ad oltranza che tanto il pubblico ti adora solo perchè sei “quello che diresse, appunto, “El mariachi”.
Il mondo si divide in tante categorie…
Quelli che considerando “Planet terror” pressappoco un capolavoro e quelli che “Planet Terror” è un film “carino nel suo genere” sottolineando, però, che “carino” è solo un diminutivo e che un mare di citazioni non, è da solo, elemento sufficiente per rendere interessante un film. Soprattutto se puoi vedere gli originali.
Quelli che “Dal tramonto all’alba” era moooolto più divertente forse perchè molto più genuino malgrado i mezzi.
Quelli che pensano che “Grindhouse” sia solo un progetto furbetto pensato per staccare due biglietti (due noleggi, due colonne sonore, due diritti televisivi, due recensioni, due di tutto) con mezzo film.
Quelli che citano hellbly,chiudono la questione e riportano il DVD sbuffando perchè da mesi non gli riesce di noleggiare un film dignitoso.
un finto b-movie fatto con un sacco di soldi non è un b-movie; un film “revival” e’ bene, un film che finge di essere vecchio è male.
Da “Il grande inverno”
Lo so.
Mi inseguiranno armati con le katane di Hattori Sanzo e me la faranno pagare.
Lo capirò quando inzieranno a declamare Ezechiele 25:17…
Io sono anche recidivo per aver scritto questo.
Forse è colpa mia che prendo Tarantino sul serio, troppo sul serio. In fondo lui gioca con il cinema…
Posso migliorare la posizione affermando che da un po’ di tempo con Tarantino bisogna seguire la regola dell’alternanza: dopo un capolavoro segue sempre un film mediocre.
Quindi, tento il riscatto, il prossimo sarà un capolavoro che questo mi ha un po’ annoiato anche se gli ultimi venti minuti sono adrenalinici e la Ferlito è brava.
Prima di infilzarmi con la katana di Hattori Sanzo fatemi, vi prego, rivedere “Jackie Brown” e anche “Pulp Fiction” e “Kill Bill vol II”.
Anzi rivediamoli insieme.
Caso mai si rinsavisca.
Devo ricordarmi di riconsegnare il DVD di “The Darwin Awards“.
Adesso prendo nota perchè la cosa non è semplice da ricordare.
Punto A
Prima di scendere di casa per riconsegnare il DVD di “The Darwin Awards” ricordarsi di prendere anche una sega elettrica e un gancio da macellaio o, in alternativa, “una sedia e un tovagliuolo”.
Punto B
Consegnato il DVD utilizzare la sega elettrica e il gancio da macellaio sul commesso loquace che consigliò il film dicendo “E’ divertentissimo”.
Durante l’utilizzo del combo urlare istericamente “Non fa ridere! Non fa ridere!”.
In alternativa utilizzare la sedia e un tovagiuolo facendosi prestare cimice e pomice dal loquace commesso. In questo caso andare direttamente al punto D
Punto C
Tornare a casa, cambiarsi gli abiti,mondarsi le mani che saranno sporche e scrivere una lettera minatoria a quelli del Sundance. Inserire nella busta da lettera orecchio (o lingua) del loquace commesso. Così imparano. Tutti.
D
Scrivere un utile post su questo inutile film.
“23″ è un thriller diretto con (abusato) mestiere da Jole Schumacher (quello di “In linea con l’assassino”).
Come tutte le cose di mestiere è sì ricco di ingredienti che magari ti divertono anche…
Ma come tutte le cose di mestiere alla fine ti rendi conto che proprio genuino non è.
Non ti annoi, è vero.
Grazie agli scrittori, rifletti anche sul fatto che 11/9/2001 faccia 23 (11 + 9 + 2+ 1=23) e che 23 è anche un numero di “Lost” oltre ad essere quello delle scale dal portone alla porta di casa tua e che la somma dei numeri che compongono il numero di telefonono di tua zia Petunia sia 115 (23 moltiplicato 5).
Il finale è carino (ricalca quello de:“L’uomo senza sonno”); Carrey è notevole, ma lo sapevamo già da tempo.
Però avverti che manca qualcosa.
Siamo li’ li’ per esplodere, lì lì che thirller ti avvolga e che tu ti arrenda al thrilling.
Ma poi tutto si ferma.
Si slabbra un po’…. e rimani a guardare e contare aspettando l’onda.
Che non arriva.
Ovviamente è la ventitreesima, il film si ferma molto prima di 22.
Altra visione estiva e altra mezza stroncatura.
Delle due l’una: non ero io dell’umore adatto per vedere film o ho semplicemente sbagliato a scegliere.
“La maledizione della prima luna”, il primo della serie dedicata ai Pirati dei caraibi, mi era piaciuto tantissimo, lo prova questo post lontanissimo .
Era, quello, un film roboante tutto clangori di spade e capitomboli che conservava un certa aria divertita da fumettone fanfarone e rocambolesco.
Un occhiolino allo spettatore per invitarlo a giocare ed uno alla cassa del cinema contenente il conguro bottino.
Questo episodio, il secondo, perde tutto lo smalto del primo.
Diventa un film obbligatorio e necessario per tenere unita la trilogia, si rimescolano gli ingredienti del primo, ma si sbagliano le dosi.
Così il film diventa goffo e pretenzioso in modo rumoroso.
Non fa ridere ed è terribilmente lungo… pur durando solo sette minuti in più del suo predecessore.
Ho visto in giro il terzo. Non per me…
… che poi i pirati mi sono simpatici dai tempi di Capitan Uncino e “Pirates” di Polanski è un film sottovalutato.