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Tag Archives: Recensioni - al cinema

The Black Dahlia

16-Oct-06

Se vai a vedere un film di Brian De Palma che si annuncia essere un sontuoso noir (addirittura tratto, e benedetto, da Ellroy) e, alla fine del primo tempo, desideri essere altrove rimpiangendo la pila di DVD che è sul tuo televisore, allora, ci sono tre possibilità , non necessariamente alternative.

1) “The Black Dahlia” è un film brutto. Quasi peggio di “Mission to Mars“, ma in quel caso potevi dare la colpa a solo Gary Sinise, mentre qui sono tutti pessimi. Anche le comparse.

2) Non sei dell’umore adatto per divertirti con uno che, tra svolazzi hitchcockiani e piani sequenza da brivido, cerca di raccontarti una storia riflettendo sul cinema. Spesso sul suo. Solo sul suo.

3) Sei un ignorante. Di cinema non capisci una mazza e De Palma non è per te. Torna a studiare e non seccarci con questi post. Anzi per dirla con le parole dell’adorabile Cooper sei uno di quegli “individui che non conoscono De Palma, che non l�hanno mai capito, che non hanno mai cercato di capirlo, e che di volta in volta hanno ingabbiato il suo cinema in una sequela di sciocche banalità “.

Propendo, per pura presunzione e per autodifesa, per la prima.

Molti sottoscriveranno la seconda.

Cooper, e tanti altri, per la terza.

Io mi rivedo, nel frattempo, “Femme fatale“, perchè almeno in quello una vera donna fatale c’era (che, da sola manda a casa, le tre bambolotte bianca, nera e nera di questo film), si svolazzava su Hitchcock ma, c’era anche una storia chiara e appassionante (e che storia! Che film!).
Quando avrò tempo cercherò anche qualche spiegazione, adesso non ho voglia di perdere altro tempo.
Delle pure riflessioni sul cinema me ne frego, anche a costo di ingabbiare il cinema di De Palma in una sequela di sciocche banalità.
Che devo ancora capire quale delle due dominasse in questo “The Black Dhalia”.

Lady in the water

10-Oct-06

Anche “Lady in the water“, come gli altri film di Shyamalan, è un film che divide nettamente le opinioni; per rendersene conto è sufficiente dare uno sguardo alla pagella dei cinebloggers.
A me il film è piaciuto, ma riconosco che è di gran lunga inferiore ai precedenti.
Lady in the water“, più degli altri, chiede allo spettatore un vero è proprio atto di fede nei confronti di Shyamalan.
La storia della piccola donna dell’acqua è scritta e sembrerebbe essere messa in scena per quegli spettatori disposti, innanzitutto, a cedere e a credere alle favole.
Merce, quest’ultima, non credo rara al cinema.
Shyamalan ci racconta una bella favola, tutto sommato dal suono antico che, però, nel suo spiegarsi nella modernità di un condominio multietnico nasconde metafore taglienti, simbolismi che, a tratti, appaiono esasperati e molto spesso criptici.
Guardi il film e capisci che tra il ragazzo che vaticinia il futuro guardando le scatole dei corn flakes e l’uomo che sviluppa solo una parte del suo corpo deve necessariamente esserci un significato nascosto.
Solo che non lo afferri.

D’altronde, se hai capito il monologo del critico (unico personaggio del film a fare una brutta fine), sai che deve esserci dell’altro.
Sai che deve essere così.
Ed è questo l’atto di fede.
Se, quindi, la messa in scena è perfetta da un punto di vista formale, con un cast tenuto in riga magnificamente con un Giammatti strepitoso, stavolta è il contenuto ad essere incomprensibile, se non addirittura pretenzioso. Non arriva ad annoiare perchè c’è una certa suggestione affabulatoria e anche perchè, magari, ti aspetti il colpo di scena, ma, accese le luci in sala, un po’ di delusione rimane e poi vai in giro a chiedere spiegazioni.

The Queen

09-Oct-06

Stephen Frears da Leicester, suddito discolo di HM The Queen, confeziona un coraggioso biopic contemporaneo mantendendo una saggia distanza da una deriva di “cospirazioni spiegate al popolo” e da un glamour lacrimoso da televisione di inizio millennio. Scelta coraggiosa in tempi in cui, come dice la Regina nel film, non sembra si desideri altro.
Scelta altrettanto coraggiosa se si considera che la scomparsa di Lady D è stato un evento che ha coinvolto emotivamente un po’ tutti e che si prestava ad un facile esercizio di dietrologia.
Ma il laburista di Leicester conserva una misura molto british nel raccontare, anzi ricostruire, riuscendo anche ad intersecare la ricostruzione, e quindi la finzione cinematografica, con i materiali di repertorio, e quindi la realtà, introducendo giochi di sguardi tra passato e presente, tra documento e ricostruzione, quasi a voler evocare, con piccoli gesti, conversazioni malamente troncate, parole mai dette.
Frears è altrettanto bravo nel ricostruire, senza indagare, osservare con attenzione, suggerire con garbata intelligenza, sul filo di dialoghi impeccabili (lo scambio di battute all’inzio sulle elezioni e sul dovere della imparzialità è una intro formidabile).

Il laburista di Leicester baratta appena un pizzico di regalità con un una buona dose di umanità al punto tale che il ritratto della Regina non sembra quello di un possibile repubblicano, ma quello di un affettuoso conservatore almeno delle tradizioni.
Perdonabili gli scatti di lirismo (la storia del cervo) ed un paio di sequenze sul filo di una sit-com senza risate in sottofondo forse perchè in presenza di una Regina, si sa, non si può ridere.
D’altronde Lei piange solo quando nessuno può vederla.
Lo sguardo di Frears, laburista di Leicester, è un po’ più impietoso con Blair, il “laburista” di Edimburgo, uno dei successori di Churchill come la regina stessa osserva; sotto sotto pare che, se potesse, gliene canterebbe quattro, di quelle cattive.

Con il permesso della Regina, si intende.

Ma da buon Biritish… non si scompone.

Superman returns

06-Sep-06

… comunque volevo dire che ho visto “Superman returns” e che non mi sono divertito così tanto con un film di super eroi almeno dai tempi di…

Bryan Singer non avrà il talento e la personalità di Raimi, non avrà quel particolare gusto alla Burton però, il giovane, ci sa fare.
Ma questo, almeno io, lo vado dicendo da tempo. Eh sì.
Peccato che per giocare a fare il prossimo sequel di questo Superman, Singer abbia mollato X-Men e, ahimè, Logan; quello che scappa, intendo, non quello che graffia.
Il film mi è piaciuto anche se io Superman, il fumetto, non l’ho mai sopportato.
Vecchie fazioni preadolescenziali che si trasmettono nel tempo e resistono come le idiosincrasie alimentari e musicali.
Nulla di razionale, questione di gusti.
Ho sempre pensato che fosse un personaggio vuoto perchè, in fondo, troppo potente, troppo forte e invincibile; anche perchè, a pensarci bene, dove vuoi che si trovi la kryptonite al giorno di oggi.
Meglio, allora, il cupo Batman, il misitico Dr. Strange, l’infernale Ghost o l’avvocato cieco, quello che dovrebbe fare causa ad Affleck.
E invece, questa volta, al cinema, mi sono proprio divertito.
Ma sul serio.
Sarà anche che mi ha emozionato risentire il tema di Superman e ricordarmi che quel primo film io lo vidi al cinema, una vita fa che ero giovane e ancora credevo ai supe eroi.
Singer è bravo nel seguire la storia, lasciarla scorrere davanti agli occhi dello spettatore trasmettendo lo stesso fascino e sorpresa del lettore del fumetto. Dialoghi misurati, con tanti riferimenti ai precedenti cinematografici. Nessun eccesso, un film a tratti candido, ma non ingenuo perchè a voler leggere, o a saper leggere…
Forse non sono più davvero beati quei popoli che non hanno bisogno di eroi.
E, per fortuna qualche volta gli eroi ritornano.
E il ritorno è sontuoso, quasi solenne.
Anche se ha un che di messianico: un atterraggio nello stadio, tra la folla che come dice Kinemazone sembrava quasi di sentire cantare alleluja (I just love her so) che quasi quasi pensi “Santo subito!”.
Forse era messianica anche la penna che ondeggia dalle parti di “2001″ e che si ritrova quando Superman toglie dai casini Lois Lane la prima volta. Mi sono chiesto se fosse la stessa.
Secondo me sì…

X-men: conflitto finale

01-Jun-06

Quello che più mi è piaciuto della trasposizione cinematografica degli X-men è la cura filologica utilizzata nell’adattamento.
Da lettore antico, anzi ormai anziano, dei fumetti ho ritrovato nei tre film pochissimi adattamenti rispetto all’originale.
Poche forzature e tollerabili sacrifici alla “ragione cinematografica”.
Giusto per fare un paragone negli Spider man di Raimi i poteri di Peter Parker sono stati sensibilmente modificati (mi chiedo da anni dove siano finiti i lancia ragnatele!), le love story alterate (Mary Jane al posto di Gwen Stacy, unico personaggio dell’universo Marvel morto e mai più risuscitato) e il super eroe molto attualizzato nel senso di “immerso nella contemporaneità” che non è quella del fumetto.
In X-men, invece, tutto è estremamente fedele. Non si è cercato di attualizzare l’ambientazione. Sono stati molto smorzati i dilemmi (i famosi super problemi dei super eroi) ma non si può dire che i personaggi siano opachi.
Le sottotrame ci sono tutte, anche se solo per accenno e forse anche in funzione di eventuali spin – off.
I personaggi che meriterebbero film a parte sono molti, non solo Wolverine che è, tra tutti, quello ”più cinematografico”. Magari si potrebbero raccontare i dilemmi, e il destino atroce, di Rouge, dedicarsi a Nightcrawler (che è tedesco, è cattolico ed è fisicamente “diverso”), rintracciare il passato di Tempesta (la ladra egiziana) e, perché no, quello di Magneto che, almeno nel fumetto, sarà il capo degl X-men per molto tempo.
Mi piacerebbe anche vedere Gambit lanciare le sue carte da gioco mentre sfotte il nemico con il suo accento creolo
Insomma nell’universo X-men c’è materiale per molto più di tre film che a me, come evidente, non dispiacerebbero.
Il terzo e ultimo (?) episodio è esattamente come i primi due. Ben fatto anche se si nota l’assenza di Singer, lo stacco rispetto ai primi due è evidente nel fatto che la regia osa un po’ di meno, ma il lavoro è soddisfacente. Insomma, io mi sono divertito.
Una nota sul cast.
Si vede che nella vita reale sono passati sei anni dal primo episodio.
L’età avanza per tutti, anche per Anna Paquin che è decisamente molto più “formata” di quanto dovrebbe essere il suo personaggio (che è una adolescente) e, Famke Janssen appare molto più anziana di quanto dovrebbe essere Jean Grey.
Attenti ai titoli di coda.
Aspettate la fine, ci sono 30 secondi interessanti.

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