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Tag Archives: Recensioni - al cinema

Non è un paese per vecchi

04-Mar-08

Non posso esprimere un giudizio molto attendibile su “Non è un paese per vecchi“. Il cinema dei Coen, infatti, non mi ha mai fatto impazzire al punto che considero “The Ladykillers” un film riuscito. E l’ho anche scritto. Può darsi che venga rivalutato tra qualche lustro, il tempo è galantuomo, anche se i giudizi all’epoca non furono lusinghieri.

Posso anche scrivere che “Non è un paese per vecchi” ha, se non lo spessore di un capolavoro, almeno quello marcato di un fottutissimo grande film.
Ma, data la premessa di questo post, è possibile che non vi fidiate di me.
Allora date retta ai Cineblogger e notate come, caso raro, nella loro pagella ci sia una certa uniformità di giudizi.

Il resto del post a seguire sarebbe un elenco di aggettivi tipo: surreale, lunare, violento, torrido, cinico, keatoniano, spiazzante, fedele al romanzo .. ecc ecc che avete letto un po’ dappertutto.
Ve lo risparmio.
E’ un peccato che il miglior film dell’anno sia uscito così presto.
Che famo fino al 2009?

Sweeney Todd

22-Feb-08

La vendetta del barbiere che decolla le persone a colpi di rasoio è un racconto burtoniano, il caso di dirlo, nel sangue.

Il paradigma di Burton, nella versione cinematografica, è evidente in ogni singola sequenza, in ogni movimento di camera e in qualsiasi cucitura d’abito, pallore di viso o scenografia.
I fan del regista californiano troveranno ciò che adorano: l’alter ego in odore di Oscar con altre lame taglienti per le mani, la rappresentazione di solitudini convergenti, una Londra cenciosa e piagata che sembra Gotham ante litteram, illuminata dalla luce a gas.
Anche l’inserto, per così dire ,”By the sea” sembra, generosamente attinto “Beetlejuice”.
Il resto è scuola di millimetrica precisione, anzi millilitrica dato il liquido rosso.
La mia impressione, per quel che conta, è che “Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet Street” abbia il pregio di essere una opera di Burton con il limite di una certa rigidità.
E’ vero che l’adattamento di un musical è ancora più forzato e necessitato rispetto all’adattamento di un romanzo e che ciò che funziona meravigliosamente a teatro potrebbe non funzionare a cinema.
Ma si avverte nel film una sorta di freno, una briglia perennemente tirata, stavolta da un cavaliere con troppa testa. E’ senz’altro vero che la musica, e un musical, ha misure che obbligano a contenere i guizzi e le improvvisazioni.
E’ vero, anche, che chi scrive non è in grado di fare paragoni con l’opera di provenienza e che le supposizioni circa i rapporti tra opere derivate trovano sempre il tempo che trovano.

Me la cavo, quindi, semplificando: troppo sangue che scorre a cominciare dai favolosi titoli di testa ma, dopo un po’, ti chiedi cosa sia a spingerlo veramente.
La voglia di confezionare un prodotto di “marca” o quella di fare un buon film personale?

Ci sarà tanto sangue ma manca la poesia di “Big Fish”, la dolcezza di Edward, la passione di Ed Wood. Le canzoni e le coreografie sono belle, Depp canta anche da par suo ma sullo schermo passano solo le maschere di una festa a tema e manichini pallidi, nessun personaggio memorabile.
Da Tim Burton era lecito aspettarsi di più.

Persepolis

11-Feb-08

Giovedì scorso ho visto “Persepolis” in anteprima al “Filangieri” di Napoli.
Ringrazio la redazione del blog del film per avermi invitato solo per il fatto di avere questo blog e aver affisso i due banner che vedete ai lati.
Una piccola soddisfazione che, lo ammetto, ha stuzzicato il lato un po’ vanesio del “cinefilo incolto ed insonne”.
E’ la prima volta in vita mia che vado ad una anteprima e vedere sul mio posto il cartellino “Riservato blog” è la migliore risposta al giudizio poco lusinghero sui blog espresso di recente da un noto attore.

L’invito all’anteprima non cambia il modo in cui scrivo del film. Credeteci.
Cosa dire, allora, del film?
Mi è piaciuto molto.
Non ho letto la graphic novel di Marjane Satrapi, non posso, quindi, fare paragoni né valutare l’adattamento, magari nei commenti qualcuno potrà tracciare delle differenze, Inkiostro, però, ne è stato particolarmente entusiasta e io di Inkiostro mi fido.
Io posso solo scrivere che il film è ben bilanciato tra ironia e amarezza.
In alcuni gustosi momenti si ride; la piccola gag tra Dio Karl Marx, tra le altre, è graffiante quanto una qualsiasi battuta di Wood Allen.
Il lato più amaro è trattato sempre in modo tenue ed addolcito; in questo essere un cartone animato giova perché diluisce la drammaticità di ciò che si vede ma, attenzione, non di quello che si racconta.
Le ricostruzioni storiche sono molto chiare e il film mantiene una funzione didattica non sottovalutabile. Sono, infatti, sicuro che la maggioranza del pubblico, io incluso, non avesse una conoscenza molto precisa della storia Iraniana.
Gli amanti della animazione alla Pixar saranno delusi da un tratto semplice e da una animazione che ha il sapore vintage di quei cartoni animati che si vedevano nella TV in bianco e nero. Per questo “Persepolis” non vincerà forse l’Oscar in una categoria sostanzialmente tecnica come quella dei film d’animazione che, quest’anno, è dominata da “Ratatouille”. Ma io non dispererei. E non lo fa nemmeno la distruzione Italiana che ha rinviato l’uscita alla settimana successiva.

Notevoli i giochi grafici, le transizioni e l’impiego di temi orientali. Anche Directors’ cup ve lo consiglia.
Insomma andatelo a vedere.

Cloverfield

03-Feb-08

CLOVERFIELDCloverfield” è un bluff.
Finiti gli spot, messi nel cassetto i gagdet da marketing “virale” e gli ammiccamenti via Internet , “Cloverfield” rimane un prodotto costruito sulle stesse, identiche, idee di “The Blair Witch Project“, con la differenza di essere girato con molti più soldi ma con molta meno genuinità. E non solo perchè sono cambiati i tempi e perchè la storia di una strega bucolica è più semplice di un mostro da chissadove…

La sovrapponibilità tra i due film è tale che entrambi si concludono con una stessa immagine: una cinepresa e una telecamera ancora in funzione, per così dire, a futura memoria.

Ti accorgi, senz’altro, dei soldi spesi quando appare il mostro; ma alla fine fai i conti con l’assenza di genuinità. “Cloverfield” è, infatti, un film talmente studiato e costruito, prima a tavolino, che diverte poco perchè manca di quel pizzico di scioltezza, di naturalezza della narrazione.

Hanno talmente studiato come pubblicizzarlo che si sono dimenticati una cosa semplice quale, ad esempio, creare una sceneggiatura con dialoghi un po’ meno orientati sull’ “Oh Dio! E’ terribile”, “Ma cosa è?”, “Aiuto”..

Ci sarebbero anche un paio di considerazioni sulla storia, ma detesto spolierare. Magari nei commenti..

Cloverfield“, almeno secondo me, è quel bel giocattolo rumoroso che hai visto in nelle pubblicità in televisione e che, quando lo hai tra le mani, si rivela diverso da quello che ti pensavi fosse.
Ci giochicchi un po’ e poi lo metti nella cesta dei giocattoli, per sempre.

Si parla di un sequel.
Ricomincia l’hype?
E’ utile ricordare la sorte commerciale dei due sequel di “The Blair Witcht Project“?

Into the wild

29-Jan-08

Una delle rare occasioni in cui ho seriamente pensato: “Adesso me ne vado”.

Roberto e Luigi mi hanno confortato via SMS.

Al trentaduesimo rallenty ho avuto una visione di Carlo Sassi.

Alla novantacinquesima carrellata sul paesaggio ho cercato il telecomando per passare a Fox crime. Poi ho capito che ero a cinema e non a casa e che, quindi, non stavo vedendo National Geographics ma un film.

Devo assolutamente rivedere qualche film di Herzog. Forse non solo io.

Parlando di Herzog. Questa volta ho tifato, invano, per un urside che nemmeno ai tempi del film di Annaud.

Se avessi potuto avrei strozzato la sorella della voce fuori campo. Per le voce e per le parole.

Avrei strozzato la voce fuori campo anche solo per il fatto che ti invita a sospirare a comando.

E poi un film con la voce fuori campo lo possono fare solo Billy Wilder, Ridley Scott e Agatha Christie.

E comunque avrei strozzato anche gli hyppies.

Il nonno no. Che magari cadeva mentre scalava la collina.

All’ennesimo dialogo scontato ho pensato che questo film lo scrivevo anche io.

La colonna sonora e la fotografia sono belle.

Leggere Jack London su uno spuntone di roccia è figo. Solo per la roccia.

Un ragazzo americano di 23 anni che legge “Dottor Zivago” in un vecchio bus nel mezzo della selvaggia Alaska?

Se lo incontra Pasternak lo picchia a sangue. Ne sono sicuro.

Pasternak si fa aiutare da Jack London e da Zanna Bianca.

Lo so, adesso avete letto tutti “Dottor Zivago”. Magari non in Alaska. Io non ho visto nemmeno il film.

Non c’è sesso.

Secondo me i danesi si incazzano.

Per principio Orson Welles è l’unico che può permettersi di debuttare con un capolavoro.

E comunque, me sbadato, questo film non è il debutto alla regia di Sean Penn. Quindi la frase di prima era solo scenica.

A Gokachu piacque.

Io non capisco niente di cinema.

Alexander Supertramp è un nome del ****** ! Io avrei scelto Billy Who o Mike Jesusandmarychain.

Buonanotte.

Linciatemi, ve lo meritate.

Pronto? Sono Pierpaolo….

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