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Tag Archives: Il Divo

Il divo

30-Jun-08

Il divo Preso dalla pigrizia stagionale (il caldo, gli europei di calcio, la stanchezza primaverile) dimenticai, a suo tempo, di  appuntare un paio di idee su “Il Divo”.
La dimenticanza può dipendere anche dal fatto che “Il Divo” mi ha lasciato perplesso, malgrado gli inni che si intonano a sinistra e a destra.

Avere delle perplessità su un film italiano premiato a Cannes è cosa rischiosa, quindi, considerato l’argomento de “Il Divo” eviterò, d’ora in poi, caffè e viaggi a Londra… che a pensar male, come è noto, si fa peccato ma…

Mi lascia perplesso il teorema di Sorrentino, citato dalla stampa, secondo il quale un personaggio “ambiguo” merita un film “ambiguo”. Il problema è che il “Il Divo”, fedele al teorema, oscilla in una ambiguità tra la denuncia e la rappresentazione grottesca e satireggiante della stessa ambiguità con letture e riflessioni suggestive sulla oscura ineludibilità e necessità del cattivo potere che, come sappiamo, logora chi non ce l’ha.

L’ambiguità è pericolosa perché si costruisce un film deliberatamente inconcluso e confuso che cuoce a fuoco vispo un paio di anni affastellati de “L’Espresso” e li condisce con una serie di acute battute del Divo che, da sole, innalzerebbero il livello di qualunque dialogo di qualsiasi film. Tecnica e citazioni, grandi attori e grandi caratteristi a parte, ma il talento fine a se stesso serve a poco. Mi sfugge se, in altri termini, “Il Divo” sia una versione de “Il Bagaglino” con i piani sequenza stilosi o una denuncia documentata e puntale. In entrambi i casi rimane un film che, malgrado il grande talento di Sorrentino e del cast, dopo un po’ annoia. Esattamente nel momento in cui  il gioco, le regole e il suo fine diventano chiare. Molto probabilmente sulle mie perplessità gioca anche la attesa delusa di chi pensava, ad esempio, a qualcosa come ”Todo Modo”. Può avere importanza anche il fatto che, per motivi generazionali, noi con questa forma di potere grottesco e avvolgente ci abbiamo convissuto tollerandolo come un elemento naturale e necessario della scena, al punto che vedere messe su pellicola le sue malefatte non ci indigna più di tanto. Come tutti.

Però, per una crudele ironia del destino, al quale non manca il senso dell’umorismo e della sottilineatura, in questi giorni se ne è andato chi ha fatto tanti film sull’Italietta cinica, mammona e andreottiana, raccontando  un Paese ambiguo e  il suo popolo in modo spesso indelebile senza mai nominare Divi e correnti.

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