“Cloverfield” è un bluff.
Finiti gli spot, messi nel cassetto i gagdet da marketing “virale” e gli ammiccamenti via Internet , “Cloverfield” rimane un prodotto costruito sulle stesse, identiche, idee di “The Blair Witch Project“, con la differenza di essere girato con molti più soldi ma con molta meno genuinità. E non solo perchè sono cambiati i tempi e perchè la storia di una strega bucolica è più semplice di un mostro da chissadove…
La sovrapponibilità tra i due film è tale che entrambi si concludono con una stessa immagine: una cinepresa e una telecamera ancora in funzione, per così dire, a futura memoria.
Ti accorgi, senz’altro, dei soldi spesi quando appare il mostro; ma alla fine fai i conti con l’assenza di genuinità. “Cloverfield” è, infatti, un film talmente studiato e costruito, prima a tavolino, che diverte poco perchè manca di quel pizzico di scioltezza, di naturalezza della narrazione.
Hanno talmente studiato come pubblicizzarlo che si sono dimenticati una cosa semplice quale, ad esempio, creare una sceneggiatura con dialoghi un po’ meno orientati sull’ “Oh Dio! E’ terribile”, “Ma cosa è?”, “Aiuto”..
Ci sarebbero anche un paio di considerazioni sulla storia, ma detesto spolierare. Magari nei commenti..
“Cloverfield“, almeno secondo me, è quel bel giocattolo rumoroso che hai visto in nelle pubblicità in televisione e che, quando lo hai tra le mani, si rivela diverso da quello che ti pensavi fosse.
Ci giochicchi un po’ e poi lo metti nella cesta dei giocattoli, per sempre.
Si parla di un sequel.
Ricomincia l’hype?
E’ utile ricordare la sorte commerciale dei due sequel di “The Blair Witcht Project“?

