Il primo Spiderman a me non era piaciuto un granché.
Certo, devo ammetterlo “L’uomo ragno” è stato il mio fumetto preferito da sempre e, quindi, andai al cinema con l’atteggiamento, molto bambinesco, di chi è felice di vedere il proprio personaggio preferito finalmente diventare un film di “persone vere”.
Il passaggio, dal fumetto al film, d’altronde, ha sempre rappresentato, una forma di ascensione del fumetto: una vera e propria nobilitazione.
Il problema fu che mi trovai dinnanzi ad un film molto distante dal fumetto.
Tra i tanti motivi per cui il film non mi era piaciuto è che non avevo apprezzato alcuni adattamenti della storia “così come narrata da generazioni” e, se pur avevo accettato certe deviazioni dall’”ortodossia parkeriana”, altre le avevo trovate molto discutibili.
Questo, naturalmente, è il giudizio di uno che, per intenderci, quando era piccolo si comprò i marchingegni che sputavano ragnatele e che quando morì Gwen Stacy gli venne il magone, giusto per dire di due cose che nel primo film non ci sono.
E se per Gwen Stacy si poteva anche a malincuore chiudere un occhio, per i mitici lancia ragnatele proprio non era possibile.
Nel primo film avevo, inoltre, trovato i personaggi definiti sulla base di semplificazioni che non giustificavo con la necessità di rendere in film un fumetto di oltre quaranta anni. La storia si perdeva in lungaggini “definitorie” che rendevano ancora più odiose le deviazioni rispetto all’”ortodossia”, il cattivo di turno era interpretato da un Defoe che sembrava alle prese con una delle sue prestazioni “alimentari” e Tobey Maguire non mi sembrava all’altezza del ruolo.
Sam Raimi? Un eretico che, tra le tante cose, aveva tolto i lancia ragnatele a Peter Parker.
Sono andato a vedere il secondo episodio solo perché ho letto delle ottime recensioni di un paio di blogger fidati, altrimenti non gli avrei dedicato nemmeno un noleggio. E bene ho fatto perché stavolta quasi tutte le cose sono al loro posto. Tranne, ovviamente, i lancia ragnatele.
I personaggi principali sono ben definiti e dotati di uno spessore che nel primo mancava quasi a tutti. Anche alcune sottotrame del fumetto sono almeno accennate, magari serviranno per gli altri episodi, ma è importante che ci siano. Il villain di turno è un personaggio meno stereotipato del solito e, oserei dire, quasi preferibile alla sua versione a fumetti ed è uno dei cattivi più riusciti del cinema a fumetti.
Peter Parker è finalmente un uomo che oltre ad avere super poteri ha anche i famosi “super problemi” che hanno tormentato lui, e i lettori, per decenni. Merito di Raimi che, anche se per vie traverse, ci restituisce lo stesso personaggio ricco di sfumature del fumetto: uno dei più complessi della “letteratura disegnata”. Mi auguro che facciano presto il terzo episodio e spero che, almeno per quello, Peter Parker abbia i suoi lancia ragnatele. Una bieca e commerciale imitazione di quelli originali, posso fornirla io… a caro prezzo.




Post a Comment