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Sin City

Su “Sin City” non condivido molto i toni esaltanti di alcuni cinebloggers, personalmente non ho trovato “Sin City” “la traduzione filmica di uno straordinario fumetto” ma, piuttosto, una “elementare” translitterazione senz’altro precisa, e non potrebbe essere altrimenti, ma decisamente fine a se stessa.
Il film aggredisce sotto tutti i punti di vista ed è uno straordinario catalogo di tecnica. Ammetto che, a tratti, mi ha anche divertito. E’ senz’altro bello da vedere, ricco di immagini mozzafiato, con un ottimo cast ma, alla fine, l’impressione che ne ho avuto è che ci sia stato un vero e proprio appiattimento sul fumetto che, per inciso, conosco molto bene.
Non c’è la minima rielaborazione cinematografica ma, appunto, solo un esercizio di tecnica il cui risultato è stato una strana, ma rigidissima, ibridazione tra il fumetto e il cinema, in cui è il primo a dominare.
Mi è parso che di questo il film ne soffra molto, soprattutto nella uniformità delle ambientazioni, nella rigidità delle storie e, banalmente, nel continuo ricorso alla voce fuori campo che, a cinema, funziona un po’ meno che nei fumetti.

Comprendo che maneggiare un fumetto di Frank Miller non è cosa da poco, soprattutto quando questi è accreditato come co-regista, è anche vero che il fumetto era già uno story board perfetto ed efficace e che, quindi, metà del lavoro era già fatta.

E’ anche vero, però, che qualcun altro, pur ispirandosi a Miller, seppe tenere a distanza il fumetto dal film, creando così un capolavoro e non un ibrido ipertecnologico. Insomma ci mise del suo perché fino a prova contraria è il regista che fa i film.
In “Sin City” pare che Rodriguez a furia di ossequiare Miller abbia trascurato che il mestiere di entrambi è diverso; fare film non significa riprodurre sequenza per sequenza le stesse immagini viste nelle vignette cercando, anzi creando, a tutti costi, la sovrapposizione quasi a volere offrire un ossequioso tributo.
Così si corre il rischio di rinunciare a riflettere una personale concezione del fumetto stesso e, forse, del cinema. Rischio che, almeno secondo me, Rodriguez ha accettato con risultati decisamente inferiori alle mie aspettative.
Opinioni molto simili, ma senz’altro molto meglio argomentate, le ha espresse Bonekamp. Interessante ed utile è, infine, l’intervista a Jessica Alba che trovate sul blog di Eddie Valiant.






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