“Saw” è uno dei peggiori thriller che abbia mai visto.
E’ un film costruito solo sul puro e ripetuto, quasi ostentato, accumulo di scene scioccanti inserite in una ambientazione claustrofobica. Mi ha ricordato, in alcune cose, quell’altro orrore cinematografico che era “The hole”.
Le scene e l’ambientazione poggiano su un telaio narrativo pieno di botole, trappole e false piste mostrate in flash back in modo da contribuire all’accumulo, anzi all’ammasso dell’inutile. Insomma “The Saw” non è esattamente un thriller asciutto ed essenziale.
Lo scopo dell’accumulo sarebbe quello di trascinare lo spettatore in un vortice di tensione irresistibile, disorientarlo e poi spiegargli più o meno tutto intorno alla fine. Magari sorprenderlo mostrandogli che il colpevole, il cattivo, era proprio lì davanti ai suoi occhi.
L’unica vera idea, la prospettiva molto particolare da cui è raccontata la storia, si diluisce in questo ripetuto accumulo, in questo labirinto di specchi lerci di sangue in cui non manca solo il filo di Arianna.
E’ vero, il finale, rigorosamente doppio, probabilmente triplo se si considera il sequel, regala qualche brividino. Agghiaccia, disorienta e disturba. Spiega quel tanto necessario per giustificare più di un’ora di balletti ma non giustifica i toni entusiasti letti un po’ in giro per un film che, tra l’altro, è recitato in modo imbarazzante.
La regia, infine, è di un esordiente al quale si potrebbe perdonare qualche eccesso e un po’ di ingenuità. Ma in “Saw” ce ne sono fin troppe degli uni e dell’altra. La dozzina di citazioni, anch’esse sparse ed ammassate, non bastano a rendermi particolarmente gradito il suo debutto.



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