Il titolo è geniale.
Transamerica mantiene le promesse: fa un po’ ridere è un po’ pensare.
Anche io, come si è scritto altrove, credo che Duncan Tucker, regista e sceneggiatore, sia riuscito a gestire con garbo un argomento difficile, senza sconfinare in “pruderie”, mantenendosi in equilibrio su un registro sospeso tra l’ironico e l’impegnato.
Forse l’unico difetto è proprio la sospensione che potrebbe suonare come una vaga indecisione di fondo. Indecisione del tipo: indipendenti sì, ma non esageriamo.
Lei, Felicity Huffman, è bravissima e si apprezza sopratutto in lingua originale.
Non è un vezzo da cinefilo snob: l’impostazione della voce della protagonista è fondamentale in questo caso, non a caso il film si apre proprio con una “lezione” sulla voce.
Ho trovato tutti i ruoli di contorno, sopratutto la famiglia, un po’ costruiti da, e gonfiati di, paradossi giusto per contrapporli e fare da contrasto netto alla morale della storia.
Non è un male, ma è un trucco un po’ facilone.
Parlando di road movie en travesti obbligatoria la citazione, se non la visione di “Priscilla, la regina del deserto” .



E’ un film che ho visto tempo fa. Con una tematica così o fai un capolavoro, o fai ti mantieni nella mischia. Mapi
Si mantiene nella mischia… Capolavoro no
Secondo me c’e’ anche la terza opzione, fai una schifezza. Per fortuna non e’ questo il caso, carino ma senza esagerare.