Il cinema secondo me

Sherlock Holmes di Guy Ritchie – Recensione

Guy Ritchie si cimenta con un aprocrifo Holmesiano come già fecero Billy  Wilder,Barry Levinson e  Gene Wilder. Il mio preferito, lo rivelo subito, è quello diretto dal secondo: lo Sherlock Holmes adolescente di “Piramide di paura“.

Quello di Guy Ritchie è uno Sherlock Holmes ancora pù apocrifo, al punto tale che sarebbe meglio chiamarlo, a vostro piacimento, Sherlock Jones o Indiana Holmes.

A rendere tutto ancora più distante dall’ortodossia è che questo Holmes se la vede con un avversario che ha il bavero alzato, un nome tetro,  il cipiglio e sogni di anschluss hitleriana.
Il leggendario Moriarty si vedrà nei sequel.
“Elementare, Watson” verrebbe da dire.

Il detective di Baker Street, in questa versione, non è insensibile al fascino femminile e tira cazzotti usando le sue capacità deduttive per cogliere momenti e punti deboli degli avversari.

Gli scambi di battute con il suo fido dottor John Hamish Watson ricordano, infine,  più quelli tra Lord Brett Sinclair e Danny Wilde: i protagonisti di “Attenti a quei due”.Ovviamente,  Holmes non  dice mai, appunto, “Elementare, Watson”.

Se il rispetto almeno di una parziale ortodossia è un valore insopprimibile, allora è evidente che questo film non fa per voi.
Se, invece, sapete chiudere un occhio, potrebbe divertirvi.
Dalla sua ha due grandi attori che reggono non solo la scena.
Robert Downey Jr. riesce a riempire di arguzia e ironia qualsiasi parte reciti e Jude Law sembra a suo agio nell’inseguire il collega in scazzottate e deduzioni.
Le scenografie e le ricostruzioni digitali lasciano a bocca aperta.

Quello che forse può non piacere, a parte le già citate violazioni dell’ortodossia Holmesiana, è il soggetto che si snoda con qualche inseguimento e qualche esplosione di troppo. Gli episodi sembrano messi li’ per fare da companatico ai pop corn  e tirano il film un po’ troppo per le lunghe.
Certo da Guy Ritchie, che è quello di “The Snatch” e di “Lock & stock“, era lecito aspettarsi altro.
Ma a Natale bisogna essere per forza più buoni. Quindi, tutto sommato, posso dire di essermi divertito.
Con un quarto d’ora in meno era un gran bel film.

 

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Un commento

  1. Si, sono d’accordo specie sull’ultima affermazione dal momento che ho trovato alcuni momenti del film un po’ stiracchiati e non sempre la lunghezza di alcune scene appariva giustificata da un particolare della trama da rilevare.
    A me credo sia piaciuto un po’ meno che a te, ma in fin dei conti a Natale il convento passava questo e per la verità non era nemmeno troppo male.
    Ciao

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