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Parole assassine di Laura Mañá – Recensione

A proposito di “Parole assassine” si potrebbe dire, giocando molto incautamente con battute rubacchiate a Shakespeare, che “Di precise parole..” si uccide.
In “Parole assassine”, traduzione dello spagnolo “Parole incatenate”, infatti, quasi tutti gli omicidi sono raccontati. E’ solo attraverso le parole che sono evocate le cruente efferatezze e non attraverso le immagini.
Il film è un l’adattamento di quello che sembra essere un ottimo testo teatrale il cui pregio è proprio la concentrazione narrativa, tipica delle opere teatrali, che alimenta e mantiene una tensione irrisolta fino a pochi attimi dalla fine, momento in cui tutte le precise parole saranno opportunamente incatenate.
La tensione è ben alimentata dal meccanismo narrativo scelto, presumo anche questo proveniente dal testo teatrale: raccontare la vicenda seguendola in parallelo da due punti cronologicamente diversi: l’inizio e la sua conclusione.

Diretto con molta precisione, magnificamente interpretato, anzi dominato da Dario Grandinetti, “Parole assassine” è un film ricco di trovate visive, perfetto nell’alternare i piani narrativi che sono raccordati in modo tale da rivelare l’intera vicenda frammento per frammento e sciogliere gli enigmi parola per parola.
Forse pecca nel ritmo che, in alcuni momenti, diventa un po’ lento, quasi compiaciuto, al punto tale che si arriva alla bella conclusione quasi in abbrivio.
In ogni caso è da vedere.
Qui la scheda dei Cinebloggers

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