“Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo” è un film di Terry Gilliam che si pone a distanze siderali dall’orribile “blockbusteresque” dei “Fratelli Grimm e l’incantevole strega” e dal riuscito, ma estremamente personale, “Tideland“.
“Parnassus” condivide, non solo sul piano tematico, qualcosa con il “Re pescatore”. In “Parnassus” vibra, infatti, lo stesso imperativo della fantasia come estremo tentativo di fuggire dalla realtà.
E’ la favola, anzi è il narrarle, che regge il mondo; la realtà è grigia, violenta e prevaricatrice, ottusamente incapace di percepire la bellezza della fantasia.
In “Parnassus“ le metafore si rincorrono in un tessuto di allegorie e cabale che meriterebbe un’analisi molto attenta.
Lo stesso strumento magico è, infatti, uno specchio che ha provenienze demoniache e, nel finale, la realtà si rivela ambita e, sopratutto, necessaria quanto la fantasia.
In questo affresco l’enegia narrativa di Terry Gilliam tiene bene i piani passando dalle plumbee e luride atmosfere londinesi a quelle colorate, quasi Burtoniane, del mondo al di là dello specchio.
L’impatto visivo è assicurato.
Quello emotivo è indotto, tra le altre cose, anche dalla suggestione dell’ultimo Heat Ledger.
Eppure manca qualcosa.
“Parnassus” non ha, infatti, la magia dei film meglio riusciti di Gilliam, rimane un film magnifico con qualche zona fredda in cui l’ex Monty Python si rifuggia.
C’è una vocazione all’esercizio di stile che in alcuni momenti agisce da zavorra. I personaggi, ad esempio, sono raccontati in modo distratto, freddo, le loro motivazioni sfuggono e c’è una rinuncia all’approfondomento nella preparazione della prossima girandola oltre lo specchio.
Lì, per fortuna, ci attende ancora il miglior Gilliam degli ultimi tempi.
Basta fare un salto… come Alice.
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Se lo meritava proprio Gillman dopo tanta sfortuna di creare un film pieno della sua volontà d’immaginazione.
Qui ne parliamo pure noi: http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/parnassus-recensione.html
Sono appena tornata dal cinema. Dovrò rifletterci un po’ su. Sul film, e sulla tua recensione. Però concordo su una cosa: c’è del buono, ma qualcosa non funziona fino in fondo.
Come al solito mi ritrovo molto nella tua recensione e negli elementi che hai sottolineato.
Ottimo l’impatto visivo delle ambientazioni e delle scene più visionarie. Ottima l’interpretazione di alcuni attori, fra cui Ledger. Eppure mi sono un po’ annoiato: qualche problema nel ritmo?
E’ vero, non è perfetto ma quanta grazia, quanto ben di Dio. Di fronte a una tale macchina di genialità, a quel magnifico assunto “folle” dell’arte e della narrazione che reggono il mondo e quello specchio delle meraviglie i pochi difetti passano in secondo piano, per me, che tra l’altro non avevo digerito molto Tideland
Indubbiamente c’e’ molta roba. Stavolta Gilliam ha fatto tutto quello che voleva.
Il film e’ bello ma perfettibile.
A me tideland, come esperimento molto personale, era piaciuto abbastanza.