Redford smette di sussurrare ai cavalli e passa ad altri animali.
Per “Leoni per agnelli” schiera un cast all stars e gli assegna il compito di leggere le didascalie de “L’America, e il mondo, secondo me”. Cioè secondo lui, Redford, appunto.
Il film non è male, l’ incastro dei tasselli è ben articolato, c’ è ritmo, cosa rara in un film fatto di parole e ragionamenti e chi ha scritto i dialoghi ha saggiamente lasciato spazio a tutte le voci che meriterebbero essere ascoltate. La Streep è fenomenale, Cruise convince e piace anche Berg.
“Leoni per agnelli” rimane, però, nell’insieme un film didascalico, alimentato da un tono, e da una retorica, da “comizio salottiero” . Uno di quei comizi, per intenderci, da liberal disincantato e assopito la cui rabbia è stata metabolizzata dal sistema.
Più che un grintoso leone, giocando con il titolo, Redford sembra un agnello pessimista che bela con insistenza.
Forse è così che veramente si sente?
puoi anche dirlo, due palle così insomma
Il numero di palle dipende dall’interesse che si ha nei confronti del comizio.
Nel mio caso una sola, perche’ tra le didascalie e la retorica redford ha ragione.
Visto stasera: a me non è sembrato “due palle”, anzi. Credo che tu l’abbia inquadrato bene. Comunque, nel complesso, a me è piaciuto: è ben orchestrato e il concetto che fa da filo conduttore a tutto il film non può che suscitarti qualcosa.
Si’ ma il lato didascalico e’ molto fastidioso. Se vuoi mandare un messaggio… manda un telegramma.
Insomma