
Per scrivere del “King Kong” di Peter Jackson ricorrerò ad una metafora obsoleta, abusata e stantìa.
Non me ne vogliate, giusto il tempo di rendere l’idea.
C’è un bimbo appassionato di treni che in casa ha già un plastico enorme, uno di quelli da fare venire invidia ad un blasonato capostazione alle soglie della meritata pensione. Ovviamente il bimbo è bravissimo e oltre ad avere modellini conosce bene la storia delle ferrovie mondiali, ha approfondito le tecniche e i materiali utilizzati e così via. Insomma è un piccolo genio.
A questo frugoletto, stufo di giocare con una simulazione in scala ridotta, per magia, è concesso di giocare per tre ore con un intero sistema ferroviario nazionale… ma che dico, continentale.
Per efficacia di metafora dobbiamo supporre che si costringa, più o meno con le buone, un discreto numero di persone a guardarlo mentre trascorre le sue tre ore di onnipotenza binaria.
Il bimbo è Peter Jackson, il treno è Kong.
Ora, tra il pubblico potranno esserci altri bimbi entusiasti di treni e scimmioni che vanno in visibilio ad ogni scambio. Questi applaudiranno contenti ad ogni ciuff ciuff, faranno anche la fila ai passaggi a livello.
Così come ci potrebbero anche essere anche bimbi altrettanto appassionati di scimmioni e treni che, ahimè, nutrono invidia per quel fortunato onnipotente. Rimanere ad osservare è la peggiore delle torture. Sono questi che sperano con livore, ma invano, che ci sia almeno un piccolo deragliamento, magari senza vittime, ma che accada qualcosa di storto sopratutto perchè a giocare volevano andarci loro.
Infine ci sono quelli a cui non piacciono gli scimmioni e che spesso prendono l’aereo.
Questi guardano, osservano, trattengono qualche sbadiglio ma alla fine applaudono convinti ma non esaltati e, sopratutto, non per liberazione.
Ecco, io sono tra questi ultimi.
Il film di Peter Jackson ha molti meriti.
La prima parte è pefetta e non solo per la ricostruzione vintage; il montaggio di alcune sequenze (l’approdo sull’isola, ad esempio) è da antologia. Jackson riesce sempre a tenere il ritmo alla perfezione, incastra le scene in modo sublime. Ma questo già lo sapevo dai tempi della nota trilogia,
Il cast è meraviglioso, qualche imperfezione venale, le oltre tre ore passano quasi indisturbate.
Il problema, come spiegare, è che si è divertito più Peter Jackson a fare questo film che io a vederlo.
Tutto qui.
Forse il fatto di aver già visto i due precedenti e di conoscere la storia mi ha privato dell’effetto sorpresa diluendo tutte le tensioni.
Anche il fatto di aver trovato dentro questo film tutti i mostri possibli e immaginabili forse me l’ha reso poco simpatico.
Davvero non saprei.
Alla fine si applaude, è un bel film, però…ha un che di incompiuto, di irrisolto, di fine a sè stesso.
Diverte, senz’altro… ma pilotare per tre ore un aereo è molto più divertente.



daccordo quasi su tutto…il film è pazzesco, gli è stata data completa carta bianca, un budget impensabile, ed è riuscito così a creare la sua creatura…dubito possa riavere un occasione simile..ma intanto ci è riuscito, e noi possiamo godercene i frutti!
Ineccepibile. Solo che a me non mi ha fatto impazzire pur riconoscendo che e’ un ottimo film.
E’ una cosa profondamente soggettiva
Bel post, molto azzeccato… in effetti anch’io è da quando l’ho visto che mi chiedo quanto pesi, nelle cose che ho amato e in quelle che mi sono piaciute meno (Jackson cercava probabilmente un coinvolgimento emotivo che, nel mio caso, c’è stato fino a un certo punto), la “memoria cinematografica” degli altri Kong – e soprattutto, ovvio, del primo…
A parte un mio certo mezzo amore per il signor Peter , sono decisamente concorde … dopo un pò la mano sulla boccuccia passa , sìsì . E comunque , voglio anch’io un mio treno Kong ! Uff’ !
S.
Be’ anche io vorrei un treno tutto per me..