Finalmente!. Brian De Palma fa due cose giuste.
La prima: ha smesso di dirigere Gary Sinise.
La seconda: torna al thriller, che è il suo genere preferito, quello che gli riesce meglio. “Femme fatale” è un bel thrillerone, teso e glamour quanto basta per farsi seguire ed apprezzare.
Una regia perfetta, piena di citazioni e, soprattutto, di auto citazioni da mandare nel classico brodo di giuggiole qualsiasi cinefilo. In questo film c’è tutto il cinema di De Palma, una epitome, una antologia ragionata dei suoi temi narrativi e registici.
Tutto in perfetto equilibrio.
A dire la verità c’è una certa, per così dire, dominanza che passa a dir poco inosservata. Split screen, personaggi ambigui, donne biondo hitchcock con foulard e occhiali scuri, piani sequenza perfetti (bellissimo il primo che mi ha ricordato quello de Il falò delle vanità). E ancora: corpi che cadono nell’acqua limacciosa del fiume (no, non e’ quello di Kim Novak, è la Senna), resurrezioni, doppie identità, sogni, fotografi che fanno troppe fotografie con teleobiettivi, credo manchi solo psicanalista poi c’è tutto.Oltre al film merita di essere visto il trailer che è molto ben fatto anche se coraggioso.
Praticamente tutto il film in avanzamento ultra veloce, con qualche scena in meno. Alla fine appare la scritta “avete visto l’ultimo film di De Palma” “Non avete capito molto?” “Riprovate”.


