Il cinema secondo me

E venne il giorno. The happening di M. Night Shyamalan – Recensione

E venne il giorno Come consueto Night Shyamalan riesce a spaccare in due il suo pubblico e la critica.
Lo spettro dei giudizi espressi è, infatti,  talmente vasto da confondere.
Succede così  almeno dai tempi  “Signs” e anche “E venne il giorno” non si sottrae al rito.
Giusto per arricchire il dossier qui antologia di stroncature d’oltre oceano.

L’ opinione di questo cinefilo incolto è  che “E venne il giorno” non è un brutto film. Non è tra i migliori della stagione ma non merita stroncature perchè ha più di un pregio.
Innanzitutto è un film che si alimenta di una tensione costruita con poco, con meccanismi quasi artigianali, oserei dire “bucolici” dato l’argomento.

Tensione che si regge bene durante gli scarsi 90 minuti del film (misura perfetta, un minuto di più ed era un disastro) che raccontano una storia dal sapore, e dalle ascendenze, decisamente Kingiane.
E’ vero che è un film  che insiste un po’ sul tasto didascalico ed è anche vero che creare apologhi ambientalisti moraleggianti è arte facile.

Ma è altrettanto vero che Shyamalan si mantiene sull’essenziale, senza fronzoli, senza sottolineature, senza troppa retorica e senza troppe risposte, misurando il passo più  alla resa della tensione che alla leggibilià  della morale. Personaggi scarni appena abbozzati, puramente atmosferici perchè l’attenzione dello spettatore deve essere volta altrove.

La morale, poi, a voler leggere bene è un po’ più ampia di quella “ambientalista” ed è molto più vicina all’uomo che alla Terra.
Gli si perdona il finale, il primo, anche perché per i primi venti minuti ha meritato più di un applauso (la sequenza della pioggia di operai è scioccante, quei tonfi terribili disturbano senza mostrare nulla).

Sprazzi di Hitchock tra gli stormir di fronde, quasi come se vi si nascondessero frotte di uccelli; nel finale l’uscita nel patio di Wahlberg ricordava quella di Rod Taylor ne “Gli uccelli”. Stessa atmosfera, stessa tensione.

 

Se lo desideri puoi consultare l’indice delle recensioni presenti in questo blog.

12 Commenti

  1. Ale55andra says:

    D’accordissimo!!!!

  2. Marco says:

    Per ora ho letto due recensioni: una positiva (la tua) e una negativa. Entrambe mi hanno lasciato con la curiosità di vederlo!

    Ma ha due finali?!

  3. Si’ diciamo che i finali sono due…

  4. Ale55andra says:

    Anche tre volendo…

  5. alt says:

    INVITO UFFICIALE

    Cari cinefili incolti e insonne, con la presente ho il piacere e l’onore di invitarvi personalmente a partecipare a L’ULTIMO GIOCO IN CITTÀ, apertosi l’8 giugno u.s.
    Come forse avrete già appreso leggendo la stampa internazionale, L’ULTIMO GIOCO IN CITTÀ si svolge ogni domenica sul prestigiosissimo tavolo da gioco dell’Overlook Hotel. Se per gravi motivi personali e/o professionali o comunque incapacitanti vi trovaste nell’impossibilità di recarvi personalmente in Colorado entro la domenica prossima ventura, la direzione dell’albergo già predisposto una consolazione virtuale (sicurezza e riservatezza garantite).
    Nella speranza di accogliervi nei nostri locali, vi invitiamo ad estendere l’invito ad amici di fiducia, vaghe conoscenze e persino pervertiti, nani e ballerine. Se mi è concesso un tono familiare, the more the merrier, come diceva George Stevens.
    Resto il vostro umile servitore e vi trasmetto i distinti saluti di tutto lo staff dell’Overlook Hotel.
    Jack Torrance

    P.S.: In caso di mia assenza (ma tenderei ad escludere l’ipotesi, io non esco MAI dall’albergo; mai veramente, comunque) e per qualsiasi problema, non esitate a rivolgervi a Delbert Grady: è una persona di assoluta fiducia, gli affiderei mio figlio e sua madre a occhi chiusi spalancati.

  6. Valentina says:

    Oh finalmente una tua nuova recensione!!!

    Non l’ho visto e secondo me dopo il Sesto senso il regista non ne ha più azzeccata una.

    Dici che questo merita???

    Addirittura scomodare “Gli Uccelli” di Hitchcock…

    Comunque bella recensione!!!

    :-)

  7. A me sono piaciuti tutti tranne l’ultimo.
    Notevole preferenza per The Village.

    Con gli uccelli condivide qualche atmosfera e molte idee.
    Vedilo e saprai dirmi

  8. Ma per favore.... says:

    Appena visto. Scusate ma è una cazzata immane. Cloverfield in confronto è un capolavoro. Fate voi.
    Scusate se vi contraddico ma sembra uno dei filmini che guardano a scuola lisa e bart dei simpons.
    Recitazione pessima, montaggio fatto penso da un cieco e girato da qualcuno probabilmente con problemi intestinali.
    A occhio, quando si vuole fare Orson Welles a tutti i costi (scritto, prodotto e diretto), va a finire come E.Wood (vedi Burton…).
    L’idea di fondo può magari anche essere interessante, ma solo perchè come origine per una futura fine del modo non era ancora stata battuta questa pista.
    Davvero, come fate a dire che è umano? la scena del primo piano della mocciosa che urla dopo che hanno sparato ai due ragazzini praticamente sconosciuti nel paesino sperduto sembra presa da “a morte hollywood”….
    Hitchcock? Spero sia una provocazione sennò per favore qualcuno impedisca chi fa le recensioni di avvicinarsi ad un film d’ora in avanti.

  9. Chiara says:

    “Shyamalan si mantiene sull’essenziale, senza fronzoli, senza sottolineature, senza troppa retorica e senza troppe risposte, misurando il passo più alla resa della tensione che alla leggibilià della morale.”

    Ma siamo sicuri che questa mancanza di risposte sia voluta? Non è che magari Shyamalan non ha risposta alcuna? Quale dovrebbe essere la morale? Concordo con te sui primi venti minuti: la sequanza della pioggia di operai è notevole. Concordo anche nell’attribuire a questo film la capacità di tenere costantemente in tensione lo spettatore. Detto ciò trovo che il senso di tutto sia oscuro e che la spiegazione finale sia troppo vaga e abbozzata.

  10. Ciao Chiara
    E chi ha detto che i film o i registi devono dare le risposte?
    Shyamalan ha, e’ vero, il vizio di sfumare o lasciare inconcluse e vaghe molte cose.
    Preferire una risposta o una chiarezza maggiore è, almeno secondo me, questione di gusti.
    :)

  11. Chiara says:

    Concordo con te, in linea di principio. Ti dirò di più: io sono solita definirmi una fautrice della ricerca, più che della scoperta, così come della domanda più che della risposta. Detto questo sono anche dell’idea che se crei un mistero e tieni incollato lo spettatore allo schermo per novanta minuti, facendolo scervellare sulle possibili spiegazioni di tale mistero, hai di fronte a te due sole opzioni sensate: o a fine film lo sveli per bene oppure non lo sveli. Se opti per una forma ibrida ottieni un effetto fastidioso e rischi di passare per uno che voleva approfondire ma non ha avuto lo spessore per farlo. Allora, a mio avviso, in casi del genre è meglio non svelare un bel niente e dare spazio alle libere interpretazioni.

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