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The chronicles of Riddick di David Twohy Recensione

 

The Chronicles of Riddick” è stato impietosamente stroncato tanto in patria quanto in Italia. Quando, ad agosto, lo vidi a cinema, reputai le recensioni negative un po’ eccessive.
Sono d’accordo sul fatto che il film non è un capolavoro e ha più di qualche difetto da farsi perdonare, però si deve anche riconoscere che ci sono un paio di cose interessanti.
Proviamo ad evidenziarle.
Innanzitutto il film realizza pienamente uno dei suoi intenti: quello di creare quasi ex novo una saga, un ciclo narrativo autonomo che non ha nessuna derivazione letteraria, che si basa su se stesso e sull’appeal del personaggio principale, Riddick appunto.
Per raggiungere questo scopo viene parzialmente sovvertita la logica del sequel, narrativamente obbligato e “alimentare”. Questo “sequel” è, almeno al cinema, del tutto sganciato dal precedente film al punto tale che sapere come sopravive Riddick tra la fine di “Pitch Black” e l’inizio di “The chronicles” non è così necessario.

Nessun aggancio posticcio, almeno al cinema, al precedente, nessuna spiegazione della vicenda “finora” che, per quanto ne sappiamo inizia esattamente in quel momento.
E’ assente anche qualsiasi momento puramente “definitorio” in cui lo spettatore sia edotto sul “Chi è chi”; manca qualsiasi coordinata, per così dire narrativa, della vicenda.
Un altro pregio del film è l’imponente impatto scenico. Bellissime le architetture, i costumi e i paesaggi.
I cultori del genere non mancheranno di individuare da quali “guardaroba” sia stato preso generosamente in prestito tutto il materiale, lo stesso appassionato non potrà fare a meno di osservare anche quanto onesta sia stata la loro rielaborazione.

Il film, però, ha dei limiti. Oltre all’immancabile paragone con la meravigliosa inquietante asciuttezza del precedente, è forse proprio il fatto di essere evidentemente un primo episodio. “The chronicles of Riddick” è un film che si preoccupa più di preparare, e sondare, il terreno dei successivi che di raccontare in maniera compiuta se stesso. Utilizzando quanto scritto poco fa: tutto il film è un dilatato momento “definitorio” e la storia ne soffre al punto tale che sembra un po’ tirata per le lunghe.
Penso che sarebbe, in ogni caso, interessante vedere cosa succede e come evolverà il complesso progetto “multimediale” di “Riddick” ammesso che abbia un seguito, anche se il flop non lascia molto ben sperare.

2 Comments

  1. Stefano says:

    Concordo con la tua critica, e aggiungo che questo film è la visione distorta dei Veda ovvero le antiche scritture Indiane. Il cattivo a quattro facce sarebbe Brahma e l’universo di cui si parla in negativo sarebbe l’universo spirituale dei Veda a cui gli induisti anelano tornare.
    Questo mi sembra l’ennesimo tentativo di Hollywood di manipolare la mente delle persone… non mi stupirei se dietro a questo film ci fosse Scientology…

  2. Fringe says:

    Be’ tutti i film di questo genere si ispirano a qualcosa. Non ho colto la provenienza “Indiana”. Ma non avrei potuto non conoscendole.
    Non credo che diesel sia un seguace di Scientology

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