Stefano Simone, giovane regista di Manfredonia, nel suo “Cappuccetto rosso“, corto tratto da un racconto di Gordiano Lupi con la sceneggiatura di Emanuele Mattana, ci offre una prospettiva laterale e perversa della celebre favola dei Grimm che, come tutte quelle dei fratelli tedeschi, ha già in sè degli elementi di puro horror.
Il “Cappuccetto Rosso” di Stefano Simone è gore. La innocua bimba impaurita dal bosco è un serial killer che, armata di lame, strizza l’occhio a Mario Bava, Lucio Fulci e Joe D’Amato.
Questa Cappuccetto Rosso, inoltre, è in minigonna e ammicca muovendosi lungo le tracce sotterranee, ma mai troppo occulte, della favola originale.
In questo l’atmosfera del corto ha qualcosa in comune con “In compagnia dei lupi” di Neil Jordan.
Il lavoro di Stefano Simone è interessante e lascia intravedere, secondo me, un talento acerbo ma deciso, che merita di essere notato.
Anche se non ho condiviso alcune scelte quali, ad esempio, il deliberato impiego di colori sparatissimi, la ricerca sistematica della sovraesposizione delle luci e qualche dialogo un po’ “didascalico”.
Ma, alla fine, mi sono divertito tanto che durante titoli di coda ghignavo soddisfatto anche io.
Il finale spiazza e diverte, l’atmosfera è ben creata anche grazie alle “trame argentee” della bella colonna sonora.
Da un corto auto prodotto di un ventitreeene non sarebbe giusto pretendere un maturo capolavoro.
Questo episodio fa, però, ben sperare per il futuro.
Una curiosità:il film è stato girato in due mesi nel torinese e una sequenza è stata ambientata nei pressi della famosa villa abbandonata di “Profondo rosso”.



io volevo la recenzione di cappuccetto rosso