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Big fish di Tim Burton – Recensione

Tim Burton è tornato dietro la macchina da presa con un film atteso dai suoi fan come la sua ultima occasione per dimostrare di essere ancora un regista capace di emozionare e commuovere. La maggioranza dei fan, tra cui io, attendevano “Big Fish” con molta preoccupazione; ci si chiedeva, infatti, se Burton fosse ancora capace di raccontare quelle bislacche ma incantevoli favole moderne come “Edward mani di forbice”, o se fosse ancora in grado di costruire personaggi memorabili come Ed Wood o Ichabod Crane.
La delusione per quel mal riuscito video game che è stato “Il pianeta delle scimmie” aveva fatto serpeggiare l’idea che anche lui, Tim Burton, avesse esaurito le idee.
Non è così, per fortuna.
“Big fish” è un capolavoro, un film a tratti commovente, senz’altro divertente, costruito senza retorica, affascinante come pochi. E’ un film che del capolavoro ha la misura, l’equilibrio, lo spessore e la genialità.
E’ un film equilibrato perché è sospeso tra la realtà e la favola, tra il rigore della rappresentazione a tratti severa della realtà e la pura affabulazione; è un film che oscilla tra il rigore anche visivo della rappresentazione della vita reale e una compita deriva visionaria.
E’ meraviglioso il modo in cui i due piani si alternano nel corso del film quasi bilanciandosi; lo spettatore rimane legato alla prima ma è invitato in ogni istante a spiccare il volo verso il fascino della seconda, irretito dai racconti di Edward Bloom.
Questo equilibrio si altera nel meraviglioso e commovente finale in cui realtà e fantasia si sovrappongono per creare un’unica dimensione che finisce per essere più vera della realtà. “Big fish” è un film in cui Tim Burton appare maturato in quanto affronta temi per certi aspetti distanti dai suoi tipici, scegliendo un registro intimista e morbido. Concede al pubblico il suo tocco con parsimonia: solo quando e dove è necessario. Quando lo fa crea immagini stupende arricchendo il film di situazioni e personaggi memorabili.”Big fish” è una meravigliosa riflessione sul ruolo della fantasia e dell’immaginazione, su quanto siano importanti quei grandi sogni che animano qualsiasi ambizione e qualsiasi desiderio, sogni ai quali nessuno dovrebbe mai rinunciare.
“Big fish” è arricchito da splendide citazioni che attingono e rielaborano riproponendo quell’immaginario collettivo fatto di film, fumetti, racconti infantili e paure che hanno accompagnato e colpito qualsiasi persona disposta a concedersi alla fantasia. Che sia Fellini, Disney o Browing poco importa:si tratta di immagini quasi ancestrali che tutti condividono e conservano ancor prima dei film a cui si riferiscono.
E così tra i racconti di Edward Bloom si affacciano streghe con un occhio solo, direttori di circo licantropi, giganti e cantanti siamesi e un villaggio, quasi irraggiungibile, in cui le scarpe non servono perché si cammina scalzi così come piace ai bambini.
Un film memorabile.

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