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Be kind rewind di Michel Gondry – Recensione

Circa un anno fa ebbi un rigurgito di intolleranza nei confronti de “L’arte del sogno” che, insieme allo scarso gradimento riscosso da “Se mi lasci ti cancello”, furono sufficienti collocare Gondry tra i registi da evitare per l’eternità.

Be kind rewind Sono andato a vedere “Be kind rewind” armato di metaforici forconi solo per “dovere di cinefilia” e, al termine del film, avevo il il sorriso soddisfatto e anche un po’ mortificato, di uno spettatore divertito che, magari, avrebbe ancora indugiato sui titoli di coda.

“Be kind rewind” è, innanzitutto, una commedia divertente che nasconde, nemmeno troppo tra le righe, un proclama eversivo. Una rivendicazione del diritto alla cinefilia, del diritto a scegliere i film che piacciono senza subire mediazioni sul giudizio o sul gusto. Senza subire limiti dei mezzi e della loro disponibilità. Anche a costo di rifarli con mezzi inesistenti perché gli unici ingredienti veramente necessari in un film sono la storia e il pubblico che si lasci affascinare anche senza pagare il biglietto.
Il proclama di Gondry colpisce tutti, le major (impersonate da una odiosa Sigourney Weaver), le catene di noleggio che (hanno mille mila copie dello stesso film) e le guerre dei formati (bellissimo l’accrocchio DVD – VHS). Si guarda con affetto al singolo spettatore squadrandone i tipi: i bambini che si identificano nei gangster, la sognatrice (la rediviva Mia Farrow), l’amante metodico dei generi e così via.
Si riflette sul cinema come momento di aggregazione sociale come lo era sedersi in circolo ed ascoltare qualcuno che raccontava storie. E’ quasi la stessa cosa.
Il finale alla Frank Capra (un vero finale alla Frank Capra, con tanto di pellicola in bianco e nero) è, secondo me, un altro delicato tributo alla potenza del cinema a prescindere dall’epoca e dai mezzi.
Gli amanti delle letture “metafilmiche” troveranno altri elementi su cui riflettere.
Per un sinistro contrappasso questo gioiellino ha una distribuzione minima, sono riuscito a vederlo “a tempo a tempo”.
Recuperatelo in DVD, non “maroccato”.
E’ un ordine.

5 Comments

  1. alp says:

    Quando un autore complicatoi raggiunge la semplicità, senza scadere nel banale, significa che è diventato grande, forse

  2. Valentina says:

    Io purtroppo non ho fatto in tempo…
    Me l’hanno levato da sotto il naso!
    Ma lo recupererò sicuramente perchè ne hanno parlato tutti, ma giuro proprio tutti, benissimo.

    Ciao!

  3. souffle says:

    Beh, la scarsa distribuzione si capisce visto, appunto lo scarso gradimento del pubblico italiano nei confronti dei precedenti gioelli di Gondry (sì sono di parte). L’arte del sogno fu anche accompagnato da una mostra a Milano sulle scenografie del film (mostra interattiva, potevi essere nel film) abbastanza affollata.
    Gondry ha un grande difetto nel mondo contemporaneo: quello di volere giocare con la plastilina e le costruzioni mentre tutti vogliono la PSP e la realtà virtuale e nintendo wii.
    E lo ammiro perchè resiste, perchè ha una sua idea di cinema e la persegue.
    Anarchia del cellophane!
    un saluto.

  4. Ale55andra says:

    Mi sono emozionata non poco. Io invece AMO Gondry.

  5. A me piace la plastilina ma alcune cose di gondry non mi sono piaciute. Anche io ammiro chi si ostina con le proprie idee ma solo con questo e’ riuscito a conquistarmi davvero.

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