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Alice in Wonderland di Tim Burton – Recensione

Su “Alice in Wonderland” di Tim Burton ho due lunghe considerazioni da fare.
Ma se preferite le vie brevi… sì, mi è piaciuto.
Non trovo che Tim Burton sia andato a quel paese non delle meraviglie. Sicuramente non è un’Alice conformista.

Alice in wonderlandTim Burton insieme alla Disneyana Linda Woolverton hanno costruito il film come un sequel dei romanzi di Lewis Carroll, ricavando un’area di intervento e di interpretazione propria.

In altri termini, Tim Burton, sganciato dal dovere dell’ossequio ai romanzi e dal rispetto della ortodossia della successione dei personaggi e degli eventi, ha creato una versione di Alice che ha più rispetto del materiale di provenienza di quanto ne potesse avere qualsiasi fedele adattamento. Per quanto paradossale possa sembrare, questa operazione, secondo me, vale quanto tutto il film, ed è nel gesto di separazione, di alterità e distacco che si racchiude la sua ricchezza.

Inventarsi un sequel immaginario di un classico della letteratura è un rischio che Tim Burton gestisce e ammaestra bene. Legge Lewis Carroll e, apparentemente, lo mette da parte. La Alice in Wonderland del regista di Burbank è una signorina che marcia, autorevole decisa e perentoria, indossando un costume di Giovanna d’Arco, oltre l’adolescenza.
L’Alice in Wonderland di Tim Burton non salta verso l’ottava casella di una scacchiera abbandonando la fanciullezza, ma quasi da donna tira fendenti ai mostri, amministra una società di commercio e rifiuta il matrimonio combinato. Leggere in questo un inno al conformismo è fuorviante anche perché la stessa Alice di Carroll non era, alla fine, meno conformista rispetto alla sua epoca.

Tim Burton legge Lewis Carroll e riproduce in immagini tutto il sotto-mondo, quello del libro che ha affascinato e turbato tanti bambini. Rielabora il personaggio ma meno il contesto. Questa Alice Burtoniana – Woolvertoniana ben potrebbe essere la stessa Alice vista e immaginata, e desiderata, da Lewis Carroll.
Una somma di talenti, una associazione di punti di vista sullo stesso personaggio che hanno una notevole convergenza.

L’altra considerazione è che ho avuto l’impressione che questo film oscilli nella ricerca di un punto di equilibrio tra una estetica burtoniana e un’etica disneyana. Gli alberi hanno tronchi torti, sembrano uscire da “Sleepy Hollow”; al cattivo viene cavato un occhio con uno spillo, ma alla fine gli viene restituito e lui, gentile e dolce come il Vagabondo di Lilli, permette che Alice prenda la spada.

Le tracce di questo contrasto, gli effetti di queste spinte e contro spinte, sono evidenti in tutto il film.
L’etica tiene a bada l’estetica che gioca sulle sottigliezze, sui dettagli scenografici, sui volti posticci e gotici della corte della Regina Rossa, nella bontà della Regina Bianca la quale, diversamente da Biancaneve, é buona per apatia e pigrizia e non per scelta né per indole o per vocazione. La Regina Bianca potrebbe e vorrebbe essere cattiva, ma non vuole per voto. E’ una bella addormentata senza fuso e, orrore nel mondo delle principesse Disney, senza Principe azzurro.
Conformista!! Si vergogni!!

Se il contrasto tra questi due aspetti, tra Tim Burton e Disney, è evidente, lo è altrettanto anche il fatto che lo spirito disneyano abbia un po’ il sopravvento.
E’ inevitabile. E’ pur sempre un film marcato Disney.
Il brand pretende oboli e dazi a cui nemmeno Tim Burton può sottrarsi. Che vinca il lato luminoso e perfettamente rotondo e caldo, non è male, anche se intuisco, in parte, i rammarichi e i borbottii dei fan.

Borbotterei anche io se potessi sinceramente ammettere che questo film mi ha annoiato o che sono corso a casa, inorridito e commosso, per rivedere, con gli occhi gonfi di lacrime, “Big Fish” o “Ed Wood” o “Sleepy hollow”.
Magari solo un po’ di nostalgia, forse un pizzico.
Tutti crescono e, spesso, invecchiano.
A me è piaciuto e mi sono divertito molto.

13 Comments

  1. Axonthenet says:

    A me è sembrato un Tim Burton “frenato” e non particolarmente originale… peccato.

  2. anna1062 says:

    Devo andare a vedere il film e altre recensioni mi avevano resa titubante, invece la tua mi ha chiarito le idee! In positivo. Ciao!

  3. wanda says:

    Sono d’accordissimo con te quando dici che “ha creato una versione di Alice che ha più rispetto del materiale di provenienza di quanto ne potesse avere qualsiasi fedele adattamento”….ecco, era proprio questa la sensazione che avevo e che non riuscivo a esprimere…rispetto… A me è piaciuto tantissimo, mi sono anche commossa rivedendo la piccola Alice

  4. Noodles says:

    Non dico che ci si annoi o non c siano momenti divertenti, ma tirando le somme lo trovo deboluccio. Non un brutto film ma tra i più deboli di Burton.

  5. Salve e grazie a tutti per aver letto e commentato questo post.

    Io non l’ho trovato frenato se non dalla “occorrenza” Disneyana (incidentalmente era terribilmente piu’ cupo il “Canto di Natale di Zemeckis” che questo)

    @ Noodles … ma tu ricordi il pianeta delle scimmie ? Eh …

    @wanda, quando seppi che era un sequel del romanzo io inorridi’. Visto il film ho capito che era l’unico modo per rispettare carrol e fare un film proprio.
    Questo e’ un grande merito della sceneggiatrice e di burton. Fare un sequel di un romanzo di successo e’ un atto di coraggio.

  6. Noodles says:

    Ma infatti anche quello è l’anello debole, ma – com per questo – conservava comunque alcune cosette affscinanti.

  7. Epic says:

    a me non è piaciuto tantissimo…sì carino, ma da Tim Burton mi aspettavo un film più macabro fantasy invece che un film disney

  8. Chiara says:

    Non vorrei dire una stupidaggine ma Tim Burton si è formato lavorando alla Disney, in gioventù, per cui non credo si possa parlare di oppozizione tra poetiche. Un regista come lui è fortemente influenzato dalla Disney. E non può essere diversamente.

  9. Si’ ma e’ anche vero che fu licenziato appunto perche’ troppo dark

  10. E comunque * E’ un film disney *

  11. Chiara says:

    Si, capisco cosa vuoi dire.

  12. Non saprei, secondo me è mancato proprio il rispetto del materiale di partenza…in fondo i romanzi di Carrol erano opere da cui traspariva un senso anarchico, ancit-conformista e psichedelico della vicenda, mentre mi sembra che il film di Burton sia un film tremendamente convenzionale, con la classica contrapposizione bene/male…tutta l’incoerenza, l’anti-convenzionalità dei libri di carrol (ma anche del cartone animato della Disney) si perdono in quello che mi dà l’idea di un fantasy per ragazzi….

  13. Affro says:

    Feliccisma l’annotazione sul fatto che Alice non sia una che “si piega” al conformismo, ma anzi, diventi una geniale adulta nel pieno possesso delle sue facoltà!
    Il fatto è che anche così, l’etica dietro “la nuova Alice” è di dominio, piuttosto che di trasporto romantico da parte del mondo fantastico. In effetti, per Edward Mani di Forbice la tentazione di impiegare il proprio genio in una proficua avventura commerciale – il parrucchiere/artista – diventava una delle trappole esistenziali più pericolose; Alice ci si butta mani e piedi…
    Il dato un po’ inquietante è che da Big Fish in poi sembra che Burton abbia più paura che amicizia nei confronti dei mostri che prima lo coccolavano… Alice forse è più dark di quanto appaia a prima vista…

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