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Prospettive di un delitto - Vantage Point

19-May-08
Questo post per tranquillizzare tutti quelli che si allarmano affettuosamente quando non scrivo per un paio di settimane. Sto bene, devo solo trovare la voglia di scrivere e il tempo.
Grazie per le mail e i messaggi via Gtalk.

Prospettive di un delitto“Prospettive di un delitto” (”Vantage Point”) ha un pregio che è evidente se solo ne avete sentito parlare: l’idea del film a mosaico che si compone tessera dopo tessera, prospettiva dopo prospettiva, in un tempo reale ripetuto in maniera circolare, aggiungendo un pezzo alla verità.
La locandina evoca molto limpidamente questa idea che è perfetta per macinare l’attenzione dello spettatore in modo da creare una specie di hype interno al film.
E’ efficace al punto tale che riesce anche a farti dimenticare, almeno per la prima parte, certe rigidità degli snodi, la improbabilità della storia, le mascelle e le pistole spianate e così via.
L’incastro di visioni differenti è reso fascinoso anche dal “gioco” delle riprese televisive e di quelle con la telecamera di un turista, generando una specie di effetto “telecamera sul cortile”, un gioco meta(tele)visivo che strizza l’occhio ad un paio di film e ad un paio di libri…

Peccato, però, che nel momento della convergenza, nella visione di insieme del mosaico, tutto si riduca all’inseguimento da routine e a rivelazioni senza minima tensione drammatica.
L’impressione è quella di una soluzione sbrigativa al servizio di impianto narrativo che prometteva bene: insomma, di una occasione persa.
Il cast è quasi perfetto anche se ho avuto l’impressione che Matthew Fox si trovi a suo agio solo sulle isole ritenute deserte. Nei contesti urbani è un po’, come dire… lost






Introduzione alla storia del cinema - A cura di Paolo Bertetto

28-Apr-08

Quando mi l’hanno regalato “Introduzione alla storia del cinema “ ho malignato in cuor mio che il donante fosse entrato in una libreria e avesse preso dallo scaffale il primo libro con la parola “cinema” nel titolo. Così per non correre rischi nel fare un regalo ad un cinefilo, senza stare troppo a pensarci. Forse a causa di questo pensiero maligno, non del tutto abbandonato, questo libro mi ispirava poco.

Il riferimento alla collana “Strumenti del DAMS” e la natura di opera collettanea mi ispiravano ancora meno. “Sarà una raccolta disaggi tediosi e incomprensibili”, pensavo.

Ho iniziato a leggerlo quasi per quel senso del dovere che ho nei confronti dei libri che acquisto o ricevo in regalo e, da libro destinato prendere polvere sullo scaffale, si è trasformato in libro da tenere sotto mano, con le pagine annotate e sgualcite, così come il bel libro di Gianni Amelio.
Insomma, un ottimo strumento di consultazione.
“Introduzione alla storia del cinema” raccoglie quattordici saggi sintetici che, per ogni singolo argomento e con la necessaria sintesi, offrono un quadro del periodo storico, della corrente, soffermandosi sui nomi e sui titoli .

Malgrado il carattere “introduttivo” promesso nel titolo, c’è una notevole densità di riferimenti e di informazioni tali da rappresentare un’ottima mappa da utilizzare per orientarsi.

D’altronde, come è scritto lì in alto, io sono un cinefilo incolto e uno strumento del genere è per me assai utile.
Leggerlo mi ha aiutato a collocare anche da un punto di vista storico alcuni episodi della storia del cinema e mi ha suggerito alcune “visioni” da recuperare…, se solo i film fossero reperibili in qualche modo (altro discorso!!)
Ho trovato molto ben fatto il saggio sulla nouvelle vague soprattutto perché è una delle poche letture “organiche” con uno sguardo a manifestazioni collaterali alla nouvelle vague stessa.

Il piccolo glossario finale è un po’ riempitivo ma non inutile.
Ben fatta la bibliografia.
Consigliato, dunque, a cineflili incolti.

The host - Gwoemul

21-Apr-08

the host “The host” è stato una sorpresa. Anzi molto di più.
“The host” è un film coreano girato nel 2006 da Joon-ho Bong che per motivi assolutamente misteriosi non è stato distribuito in Italia malgrado il successo pressappoco planetario.
Diversi blogger italiani ne hanno scritto con toni a dir poco enfatici, tanto da indurmi a comprarlo su play.com (edizione doppio disco) e a vederlo in coreano con sottotitoli in inglese.
Malgrado il coreano sottotitolato, “The host” mi “ha preso” e mi ha inchiodato alla poltrona.
E’ un monster movie con una trama ricca, animata da  gran bei personaggi; un monster movie in cui il mostro si vede molto bene e non è solo uno strumento di marketing. E’ un film in cui l’alternarsi di registri e stili è meravigliosamente fluido, senza scatti, senza quella impressione di siparietto automatico che contraddistingue costruzioni del genere.

Molte sequenze sono indimenticabili e sbalorditive: cito solo quella mozzafiato della prima apparizione del mostro.
Insomma, da vedere e poi, magari, si fa il paragone con il gioco di “Cloverfield” e si tracciano le dovute differenze e ci si chiede perché a scriverne sono solo i blogger malgrado non sia uscito nelle sale.
Tra i tanti post che ho letto questo di The critic è molto interessante.

Il matrimonio è un affare di famiglia

20-Apr-08

clubland Il titolo italiano di “Clubland” induce in errore ed è una malandrinata un po’ truffaldina del distributore Italiano che, con la parola “matrimonio” nel titolo, ammicca a quelle commedie divertenti che, appunto, vertono su un matrimonio complicato.
La memoria cinefila di ognuno di voi saprà trovare esempi tanto di pessimi adattamenti dei titoli quanto commedie “matrimoniali” divertenti. Altra trappola “malandrina” è lo strillo ai precedenti film comici interpretati da Brenda Blethyn.

In realtà “Il matrimonio è un affare di famiglia” è una commedia amarognola, con molte ruvidezze, che è ben girata ma che non fa ridere. Questo potrebbe deludere chi ha in animo di vedere un diverso spettacolo.
“Il matrimonio è un affare di famiglia” non è, però, un brutto film, anzi.
La regia, infatti, è perfetta quanto il cast letteralmente dominato dalla attrice inglese lasciata libera di mostrarci quanto sia brava e come il ruolo le si addica anche quando canta e balla.

Un difetto, secondo me c’è ed è nella scrittura.

C’è una storia, da un lato, fatta di personaggi non originalissimi ma densi e molto ben raccontati, dall’altro, costruita in modo un po’ artefatto per preparare un finale  scontato che appare semplificato.
Ed è un peccato perché  nelle pieghe del racconto  e dei  personaggi c’è più di qualche pregio.

Non pensarci

15-Apr-08

Non pensarci“Non pensarci” è una commedia italiana che ha il sapore un po’ piacione delle cose “underground” e indipendenti. D’altronde il protagonista suona la chitarra in un gruppo rock,e ha i vecchi dischi in vinile degli Stones (quelli li ho anche io, lo stesso del film) e legge “Rockerilla”. Anche io, un tempo.
“Non pensarci” sembra una specie di “The Royal Tenenbaums” di noi altri, con tanto di mosaico di famiglia, di provincia, un po’ disfunzionale, ma senza esagerare perché il pubblico non apprezzerebbe. Ci sono anche i pesci alla Steve Zissou.

Il film di Gianni Zanasi non è male, diverte anche se i dialoghi e la storia non sono di grande “freschezza” e il soggetto non è proprio originale; tutto è giocato sullo straordinario Mastandrea e il perfetto Battiston. Da queste parti si preferisce il secondo, come dire, “di misura”.
“Non pensarci” si merita con onore l’onere, e il limite, dell’aggettivo “carino”, ormai troppo spesso associato a “film italiano”.
Sorrido, almeno al cinema, magari applaudo anche, ma attendo un vero capolavoro.

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