Questo post per tranquillizzare tutti quelli che si allarmano affettuosamente quando non scrivo per un paio di settimane. Sto bene, devo solo trovare la voglia di scrivere e il tempo.
Grazie per le mail e i messaggi via Gtalk.
“Prospettive di un delitto” (”Vantage Point”) ha un pregio che è evidente se solo ne avete sentito parlare: l’idea del film a mosaico che si compone tessera dopo tessera, prospettiva dopo prospettiva, in un tempo reale ripetuto in maniera circolare, aggiungendo un pezzo alla verità.
La locandina evoca molto limpidamente questa idea che è perfetta per macinare l’attenzione dello spettatore in modo da creare una specie di hype interno al film.
E’ efficace al punto tale che riesce anche a farti dimenticare, almeno per la prima parte, certe rigidità degli snodi, la improbabilità della storia, le mascelle e le pistole spianate e così via.
L’incastro di visioni differenti è reso fascinoso anche dal “gioco” delle riprese televisive e di quelle con la telecamera di un turista, generando una specie di effetto “telecamera sul cortile”, un gioco meta(tele)visivo che strizza l’occhio ad un paio di film e ad un paio di libri…
Peccato, però, che nel momento della convergenza, nella visione di insieme del mosaico, tutto si riduca all’inseguimento da routine e a rivelazioni senza minima tensione drammatica.
L’impressione è quella di una soluzione sbrigativa al servizio di impianto narrativo che prometteva bene: insomma, di una occasione persa.
Il cast è quasi perfetto anche se ho avuto l’impressione che Matthew Fox si trovi a suo agio solo sulle isole ritenute deserte. Nei contesti urbani è un po’, come dire… lost
Il titolo italiano di 



