Per una volta si parla, anzi si scrive, di televisione.
Un paio di anni fa, 1997-1998 credo, la solita campagna pubblicitaria annunciava una nuova serie televisiva che, almeno nelle premesse, avrebbe dovuto surclassare X-Files: “Millennium“.
Come era facilmente intuibile la serie fu, in Italia, un flop. Era troppo cupa, violenta, complessa ed ermetica, decisamente fuori dal target televisivo a cui era destinata. Bastava vedere il primo episodio, non a caso chiamato “Pilot” come per tutte le serie al debutto, per rendersene conto.
Fin qui nulla di male. Può capitare che si sbagli un palinsesto, è sufficiente aggiustare il tiro e le cose si mettono a posto.
non andò così, l’emittente che trasmetteva la serie e che, immagino, ne aveva pagato i diritti televisivi, decise per una lenta ma inesorabile soppressione.
“Millennium” andava in onda la domenica sera, dopo le 22,00. Dopo un paio di episodi il suo posto fu preso da un programma con Gene Gnocchi, le altre puntate andarono in onda ad orario da “fuori orario” senza avvisare gli spettatori che, sebbene pochi, erano interessati a seguire le avventure di Frank Black.
Poi, di punto in bianco, semplicemente sparì.
In questi giorni, a più di cinque anni da quel debutto, la serie torna su Jimmy, puntuale e precisa ogni domenica alle 21.00.
Finalmente posso vederla.
Dai programmatori di Jimmy mi aspetto rispettino il proprio pubblico pagante e trasmettano tutta la serie, con puntualità e, soprattutto rispettando l’ordine degli episodi.
Ho come l’impressione che il fatto di essere uno spettatore pagante mi assicurerà il rispetto dei miei diritti di telespettatore.
Tutto sommato, però, non è solo il pubblico pagante che merita questo rispetto: lo merita qualsiasi prodotto televisivo al di là di questioni di share. Lo meritano le fiction e i film per il solo fatto di essere trasmessi in televisione.
Trovo insopportabile che qualsiasi cosa passi per televisione debba essere tagliuzzata, interrotta, adattata, compressa o dilatata, frullata. Lo so, accade per ragioni comprensibili ma il modo è fastidioso.
Un film di due ore finisce per durarne quattro, tra pubblicità, telegiornali e consigli per gli acquisti alterando il ritmo della narrazione, trasformandolo in un altro film. E’ successo con Unbreakable la settimana scorsa, visto in quel modo diventa un film lento, noioso e incomprensibile. Per non parlare, poi, dei tagli necessari per tutelare il pubblico più impressionabile.
Qualsiasi serie di telefilm viene trasmessa senza seguire l’ordine originale, un po’ come fare iniziare i Promessi Sposi dall’addio monti di Renzo, passare alla peste e, alla fine parlare, di don Abbondio e Carneade.
Le pause pubblicitarie, per carità necessarie, sono inserite in momenti diversi da quelli originariamente previsti, falsando il ritmo che già tiene conto delle interruzioni pubblicità.
Sarà una questione già discussa e affrontata altrove, ma a me questo modo di vedere le cose in televisione dà fastidio anche se non sono uno spettatore pagante. Per questo non guardo la televisione. Al massimo registro e poi, dopo, guardo ciò che ho registrato con il dito sul tasto avanzamento veloce del telecomando.
A questo punto è molto meglio pagare un canone ad una pay tv o, più semplicemente, riempirsi il portafogli di tessere di videoteche, assicurarsi che DVD e video registratore siano sempre in forma smagliante e che ci sia in casa un numero sufficiente di video cassette vergini.
PS. Ma qualcuno seguiva “Millennium“?
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