Come tutti i cinefili ho un ottimo rapporto con l’home video che ha contribuito a formare i miei gusti permettendomi di vedere molti film.
Però io ho un problema quasi irrisolvibile: i miei videoregistratori, tutti quelli che ho posseduto, non mi hanno mai rispettato, non mi hanno mai riconosciuto come l’essere destinato ad impartirgli ordini.
Mi rendo conto che sto riferendo qualcosa di cui dovrei parlare con l’analista come per i traumi per i film dell’Uomo Ragno di cui scrissi.
Lo farò senz’altro, intanto voi, vi prego, ascoltatemi.
L’ultimo videoregistratore è talmente anarchico ed efficacemente dispettoso, che non posso non attribuirgli una volontà propria particolarmente sinistra. Questo disgraziato elettrodomestico ha, di recente, trovato un fedele alleato nel decoder con cui spesso dovrebbe funzionare in sincrono pur avendo, entrambi, una nozione diversa di "sincrono".
Del decoder parlerò poi.
Dell’elettrodomestico analogico, di Lui, scrivo oggi.
Utilizzo il videoregistratore per video registrare, appunto, le cose che voglio vedere ad orari ed in tempi più comodi; si tratta, di solito, di vecchi film che non trovo né nei noleggi né sulle bancarelle.
Quando uno di questi film passa, spesso in tarda nottata, per televisione inizio una snervante trattativa con l’elettrodomestico: provo a convincerlo, non senza blandirlo, che quel film mi interessa davvero tanto e che Lui, diligente e nobile, deve accendersi e cominciare a registrare e che nulla deve andare storto.
Lui però, fa sempre in modo che qualcosa vada storto.
Questo è, infatti, quello che di solito accade.
Lui si accende ma io ho sbagliato di indicare il canale dal quale registrare.
O Lui l’ha spostato appena possibile.
Al posto del film mi trovo con quattro ore di lezioni a distanza del corso di Laurea in Ingegneria che, per questione di principio, seguo prendendo puntigliosi appunti, facendo pure domande al docente che, per qualche irragionevole motivo, non mi risponde mai.
Lui si accende, il canale è quello giusto ma ciò che desideravo registrare è iniziato circa due ore dopo l’orario programmato.
O Lui ha deliberatamente spostato il Suo timer di un paio di ore indietro.
E’ così che mi trovo una meravigliosa ed invidiabile collezione di titoli di coda e un carico di stramaledizioni per chi pubblica i palinsesti dei programmi che per capire a che ora potrebbe iniziare il film mi tocca calcolare una media ponderata consultando una dozzina di guide TV, le "effemeridi" , due tavole logaritmiche e il Televideo.
In questo caso c’entra anche il fattore umano, anche se, sotto sotto, è Lui che rema sempre contro.
Lui si accende, il canale e l’ora sono quelli giusti ma qualche convivente si è alzato la notte, ha visto l’anarchico elettrodomestico illuminato e ha deciso di staccare la spina perché si preoccupava. Se chiedo spiegazioni del gesto ti risponde che è pericoloso tenere elettrodomestici in funzione durante la notte perché non possono essere controllati; se obietto il "Ma allora il frigo?" ti risponde che non c’entra perché il frigo è freddo.
Secondo me è Lui che, avvertita la presenza di un dembulatore notturno riesce a trasmettergli subliminalmente immagini di incendi alla "Inferno di Cristallo", crolli di case e reportage dai luoghi della sciagura peggio di quelli di "Mixer" di una volta.
In alternativa, Lui, avvertita la presenza deambulante, predispone le sue spie luminose in maniera che mostri simboli ancestrali della paura che mettono ansia.
Non c’è altra spiegazione.
Anche in questo caso, forse, Lui non c’entra ma non sono molto sicuro.
Lui si accende, il canale e l’ora sono quelle sempre quelli giusti.
Sono solo a casa. Io, il film e l’anarchico. Tutto intorno è intimità e silenzio.
Per sicurezza mi alzo dal letto e controllo che Lui si sia acceso e sul canale giusto e, rassicurato e soddisfatto, vado a dormire gustandomi il film che vedrò una delle prossime sere, ad orario comodo, dopo cena, con un bicchiere di Porto in mano.
Ma, nella notte, manca la luce.
Me ne accorgo giorni dopo quando, dopo aver visto i primi quarantacinque minuti del film sorseggiando il bicchierino di Porto, mi ritrovo all’improvviso la stessa lezione di ingegneria registrata poche settimane prima.
La seguo anche stavolta prendendo altri puntigliosi appunti e facendo domande.
Stavolta il docente mi risponde con occhiuta severità: "A questa domanda ho risposto pochi minuti fa. Lei dove era? A vedere un film? Lo sa che è vietato bere alcolici in classe?".
E per finire situazione assolutamente classica.
Lui si è acceso, il canale e l’ora sono quelli giusti, sono solo a casa. Io, il film e l’anarchico. Tutto intorno è intimità e silenzio. Per sicurezza mi alzo dal letto e controllo che Lui si sia acceso. Poi rimango sveglio e mi vedo "in diretta" quello che sto registrando. Stavolta tutto fila liscio.
Il giorno dopo in ufficio qualcuno nota la faccia assonnata e mi chiede perché sono andato a letto tardi la sera prima.
"Volevo vedere un film" rispondo.
Lui di rimando, secco: "Ma tu non ce l’hai un videoregistratore?" .
In quel momento una immagine: il mio videoregistratore solo a casa che fa l’occhiolino al decoder mentre le VHS se la sghignazzano bevendo il mio Porto.



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