Visto che il caldo fa un po’ passare la voglia di andare a cinema… scrivo di un libro che ho letto un po’ di tempo fa.
“It’s all true – Interviste sull’arte del cinema“, pubblicato dalla Minimum Fax nel 2005, è un libro che raccoglie diverse interviste a Orson Welles.
I materiali, scelti da Mark W. Estrin, sono collocati in ordine cronologico e partono da alcuni interessanti articoli di cronaca a proposito della famosa notte della “Guerra dei mondi”.
Un libro costruito su interviste e, quindi, su materiali di repertorio, si presta al rischio di una certa discontinuità, offrendo supunti interessanti ma disperdendoli in una implicita frammentazione.
Invece, grazie alla scelta e alla collocazione dei materiali è proprio la fluidità il pregio del libro che, con poche necessarie ripetizioni, offre al lettore l’evoluzione del “Welles pensiero” partendo proprio dall’inizio.
Si tratta, quindi, di un libro fondamentale per approfondire o prendere conoscenza di uno dei pochi veri geni del cinema.
Orson Welles straripa in tutte le pagine e oscura qualsiasi intervistatore. Nemmeno Bazin e Bitsch dei “Cahiers du Cinèma” riescono a contenerlo.
Lui, Orson, affascina, dà lezione, distribuisce giudizi,racconta aneddoti e rivela retroscena.
Spesso spigoloso, a tratti beffardo e sanguigno e, sopratutto, mai moderato, Orson Welles ci introduce alla sue concezioni di cinema e di arte offrendosi, all’intervistatore e al lettore, senza compromessi.
Così racconta del suo grande amore per il teatro e per Shakespeare. Spiega le ragioni di alcune scelte di regia, analizza la ragione dei suoi flop e si rammarica del fatto che i suoi film fossero maltrattati prima che uscissero.
Molto ben curate la filmografia, che include quella dei film incompiuti o mancati, e la cronologia
Gradevole il ricordo di Gore Vidal al quale spetta di chiudere il testo.
I materiali, scelti da Mark W. Estrin, sono collocati in ordine cronologico e partono da alcuni interessanti articoli di cronaca a proposito della famosa notte della “Guerra dei mondi”.
Un libro costruito su interviste e, quindi, su materiali di repertorio, si presta al rischio di una certa discontinuità, offrendo supunti interessanti ma disperdendoli in una implicita frammentazione.
Invece, grazie alla scelta e alla collocazione dei materiali è proprio la fluidità il pregio del libro che, con poche necessarie ripetizioni, offre al lettore l’evoluzione del “Welles pensiero” partendo proprio dall’inizio.
Si tratta, quindi, di un libro fondamentale per approfondire o prendere conoscenza di uno dei pochi veri geni del cinema.
Orson Welles straripa in tutte le pagine e oscura qualsiasi intervistatore. Nemmeno Bazin e Bitsch dei “Cahiers du Cinèma” riescono a contenerlo.
Lui, Orson, affascina, dà lezione, distribuisce giudizi,racconta aneddoti e rivela retroscena.
Spesso spigoloso, a tratti beffardo e sanguigno e, sopratutto, mai moderato, Orson Welles ci introduce alla sue concezioni di cinema e di arte offrendosi, all’intervistatore e al lettore, senza compromessi.
Così racconta del suo grande amore per il teatro e per Shakespeare. Spiega le ragioni di alcune scelte di regia, analizza la ragione dei suoi flop e si rammarica del fatto che i suoi film fossero maltrattati prima che uscissero.
Molto ben curate la filmografia, che include quella dei film incompiuti o mancati, e la cronologia
Gradevole il ricordo di Gore Vidal al quale spetta di chiudere il testo.
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Gli allievi del corso di critica cinematografica di SentieriSelvaggi stanno organizzando una rassegna cinematografica sul “Cambiamento”. Inteso a 360° gradi. Questo qui è il blog. Passa a trovarci.
Sono pienamente d’accordo, è un bel libro anche perchè chi parla è un maestro.
Paco