Redford smette di sussurrare ai cavalli e passa ad altri animali.
Per “Leoni per agnelli” schiera un cast all stars e gli assegna il compito di leggere le didascalie de “L’America, e il mondo, secondo me”. Cioè secondo lui, Redford, appunto.
Il film non è male, l’ incastro dei tasselli è ben articolato, c’ è ritmo, cosa rara in un film fatto di parole e ragionamenti e chi ha scritto i dialoghi ha saggiamente lasciato spazio a tutte le voci che meriterebbero essere ascoltate. La Streep è fenomenale, Cruise convince e piace anche Berg.
“Leoni per agnelli” rimane, però, nell’insieme un film didascalico, alimentato da un tono, e da una retorica, da “comizio salottiero” . Uno di quei comizi, per intenderci, da liberal disincantato e assopito la cui rabbia è stata metabolizzata dal sistema.
Più che un grintoso leone, giocando con il titolo, Redford sembra un agnello pessimista che bela con insistenza.
Forse è così che veramente si sente?


4 Comments
puoi anche dirlo, due palle così insomma
Il numero di palle dipende dall’interesse che si ha nei confronti del comizio.
Nel mio caso una sola, perche’ tra le didascalie e la retorica redford ha ragione.
Visto stasera: a me non è sembrato “due palle”, anzi. Credo che tu l’abbia inquadrato bene. Comunque, nel complesso, a me è piaciuto: è ben orchestrato e il concetto che fa da filo conduttore a tutto il film non può che suscitarti qualcosa.
Si’ ma il lato didascalico e’ molto fastidioso. Se vuoi mandare un messaggio… manda un telegramma.
Insomma
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