“Le conseguenze dell’amore” è una meticolosa quanto inesorabile indagine sulla solitudine celata, però, tra le pieghe di un noir che procede, lento ma metodico, verso un finale a suo modo spiazzante.
L’indagine è incastonata in una architettura narrativa, dalle nitide reminiscenze mamettiane, che trova un robusto punto di appoggio nella sceneggiatura precisa, quasi maniacale e metodica quanto il protagonista. La regia del giovane Sorrentino (classe 1970. Ripeto: classe 1970) non disdegna soluzioni visive molto ricercate, a tratti barocche, al punto tale che di fronte ad alcuni piani-sequenza, gli si può rimproverare, forse, di esserlo in modo ostentato fino alla sfrontatezza. E, però, questo un peccato molto veniale, perché per il resto tiene le fila del film in modo egregio scegliendo con accortezza tempi, luci e colori. Notevole, infine la presenza di Toni Servillo capace di riempire il suo personaggio di sfumature emotive infinitamente complesse semplicemente muovendo le sopracciglia. Da vedere. Si grida al capolavoro per molto, ma molto, meno.
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