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Lady in the water

Anche “Lady in the water“, come gli altri film di Shyamalan, è un film che divide nettamente le opinioni; per rendersene conto è sufficiente dare uno sguardo alla pagella dei cinebloggers.
A me il film è piaciuto, ma riconosco che è di gran lunga inferiore ai precedenti.
Lady in the water“, più degli altri, chiede allo spettatore un vero è proprio atto di fede nei confronti di Shyamalan.
La storia della piccola donna dell’acqua è scritta e sembrerebbe essere messa in scena per quegli spettatori disposti, innanzitutto, a cedere e a credere alle favole.
Merce, quest’ultima, non credo rara al cinema.
Shyamalan ci racconta una bella favola, tutto sommato dal suono antico che, però, nel suo spiegarsi nella modernità di un condominio multietnico nasconde metafore taglienti, simbolismi che, a tratti, appaiono esasperati e molto spesso criptici.
Guardi il film e capisci che tra il ragazzo che vaticinia il futuro guardando le scatole dei corn flakes e l’uomo che sviluppa solo una parte del suo corpo deve necessariamente esserci un significato nascosto.
Solo che non lo afferri.

D’altronde, se hai capito il monologo del critico (unico personaggio del film a fare una brutta fine), sai che deve esserci dell’altro.
Sai che deve essere così.
Ed è questo l’atto di fede.
Se, quindi, la messa in scena è perfetta da un punto di vista formale, con un cast tenuto in riga magnificamente con un Giammatti strepitoso, stavolta è il contenuto ad essere incomprensibile, se non addirittura pretenzioso. Non arriva ad annoiare perchè c’è una certa suggestione affabulatoria e anche perchè, magari, ti aspetti il colpo di scena, ma, accese le luci in sala, un po’ di delusione rimane e poi vai in giro a chiedere spiegazioni.






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