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La ragazza con l’orecchino di perla

La ragazza con l’orecchino di perla” è un film mediocre e deludente, pieno di cose assolutamente irritanti, ciò per una serie infinita di ragioni al punto che non è facile elencarle tutte.
Proviamo, così tanto per cominciare, a parlare del modo in cui una talentosa ed espressiva attrice come Scarlett Johansson è utilizzata affidandole un ruolo che per tre quarti è fatto da timorosi sospiri, ansimi virginali e servili riverenze e per l’ultimo quarto di bei primi piani che in qualche modo le fanno giustizia ma che visto uno… Il protagonista maschile, Colin Firth, poi, riesce a dare corpo ai turbamenti sentimental artistici del maturo Vermeer con un una espressione assolutamente identica per tutta la durata del film come nemmeno il peggior Douglas figlio ha mai fatto. Passa dalla rabbia all’estasi, dalla dolcezza alla severità, quasi senza che il pubblico se ne accorga.
Per non parlare, poi, del contesto ambientale del film: la famiglia di Vermeer è piena di personaggi stereotipati, di quelli che potrebbero popolare qualsiasi serie televisiva dalla “Famiglia Addams” a “Una casa nella prateria”.

Con la differenza che gli ultimi recitano battute meno ovvie. Abbiamo, quindi, in ordine sparso: una suocera danarosa e arcigna ma, in fondo e per danaro, comprensiva; una moglie complessata, viziata e emotivamente trascurata; una figlia spiona e maligna; una serva che, in fondo , “serve” perché conta più della padrona di casa. Nessuno di questi personaggi è rappresentato con profondità, ma sono tutti fissi, fastidiosamente statici e immobili, come apparirebbero i soggetti di una istantanea scattata dopo un paio di ore di posa.
E pensare che la storia era una di quelle che offriva tante occasioni per scendere in profondità, tanti temi da trattare: bastava sceglierne uno e farne il cardine del film. Invece nemmeno il tema semplice semplice del “l’arte, l’amore, la passione e la gelosia, i corpi e i colori” sembra meritare grande attenzione. Tutti buttati lì quasi per caso, tutti citati e lasciati affondare nella inesorabile lentezza complessiva del film.
Tuttavia qualcosa di bello nel film, per fortuna c’è. Ottimi i costumi e le scenografie, perfetta l’ambientazione tardo seicentesca anche se la fotografia, perfetta e nitida, rende tutti gli ambienti particolarmente luminosi. Non ci sono zone d’ombra, chiaroscuri tipici dell’età seicentesca vera e propria.






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