Un paio di note, brevi brevi, su quello che è il film su cui un po’ tutti in giro per i vari blog hanno scritto qualcosa.
Intervengo ben ultimo perché a causa del trasloco di piattaforma sto perdendo tempo per arredare la nuova casetta. Quasi tutto a posto, non vi preoccupate.
Premetto che ho visto questo film su DVD e non quando l’hanno trasmesso in televisione, quindi l’ho visto senza interruzioni e senza pause non desiderate: la condizione migliore per apprezzare un film.
Ma perché ci ostiniamo a chiamarlo film?
E’ un prodotto televisivo: un ottimo sceneggiato scritto e diretto per la televisione. E si vede. Del prodotto televisivo ha i ritmi e le cadenze e, un po’, i limiti. Intendiamoci, non che sia male fare un ottimo prodotto televisivo ma, lo so mi lincerete, il cinema è altra cosa… anche se, devo ammetterlo, sarebbe difficile rendere al cinema una storia così articolata e completa.
Quello che mi ha lasciato perplesso non è la forma televisiva in sé, ma il fatto che questa, alle volte, sembra aver imposto troppi sacrifici.
Mi spiego, la storia è molto bella, ampia quanto volete, ma narrata senza mai scendere troppo in profondità, scandita da acquarelli a colori tenui e, mi lincerete ancora lo so, anche un po’ ruffiani e troppo rassicuranti.
Tutti i personaggi, resi da attori superlativi, sembrano passare molto leggeri, quasi scivolano tra le pieghe della Storia, quella con la “S” maiuscola, che fa da corollario alla loro.
Forse la perplessità che sto provando a descrivere deriva dal fatto che, almeno da quello che avevo letto in giro, mi aspettavo qualcosa più di rottura, di più sbilanciato.
Perdonate la domanda ma perché questo sceneggiato è stato censurato? Ma è stato censurato?
Cosa c’è di eversivo e pericoloso?
Forse le perplessità derivano anche dal fatto che la generazione di cui si parla nel film non è esattamente la mia e quindi in molti episodi narrati non ho trovato nulla che mi appartenesse o che potessi condividere. Forse le mie perplessità sono fuori luogo visto che lo stesso Giordana in un intervista al Corriere della Sera respinge il paragone tra “La meglio gioventù” e “Novecento“, affermando che il suo film “non ha una prospettiva etica” come quello di Bertolucci.
Forse è questa “prospettiva” è ciò che desideravo ci fosse in questo film, forse per questo mi è piaciuto sì, ma non troppo.



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