Sono andato a vedere “La donna perfetta” ignorando che questo film fosse un remake di uno del 1975 a sua volta tratto da un romanzo in qualche modo famoso. A dire la verità non avevo nemmeno visto il trailer né letto anticipazioni di alcun tipo, quindi, non avevo nessuna aspettativa né tanto meno avevo avuto il tempo di nutrire alcun pregiudizio, positivo o negativo che fosse. Non avendo visto il precedente non posso fare nessun paragone né esprimere un giudizio sul senso e l’opportunità del remake.
Forse è per questa serie di “ignoranze” che il film è piaciuto, l’ho trovato ben scritto e ben recitato (non credevo che la Kidman e la Close fossero così brave anche nelle commedie, soprattutto la prima) e, soprattutto, divertente, il che, come già detto, per una commedia, non è poco.
Certo si ride sul facile, grazie ad una satira tutto sommato benevola, un apologo perverso, in attesa di un finale che già sappiamo rassicurante; il tasso di vetriolo è abbastanza alto con alcune cose che sono quasi da cult come gli show televisivi presentati dalla Kidman all’inizio o la discussione sui regali natalizi.
A voler proprio provare qualche difetto si potrebbe accusare Frank Oz di aver gestito i diversi cambi di registro (dalla commedia al noir, dal grottesco all’horror) in modo quasi indistinguibile, forse un po’ piatto. Però il film si regge e funziona anche così , sopratutto perché i cambi di registro sono sottolineati, almeno, da una ottima colonna sonora.
Altra nota negativa è Broderick, che nel film interpreta il marito della Kidman (e già questo dovrebbe indurlo ad espressioni un po’ più movimentate), che rimane, o riesce a rimanere, impassibile anche dopo “l’ultimo bacio” della moglie.
Una lancia, infine per Walken che a me piace sempre, anche quando fa queste cose.
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