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I ricordi di un cinefilo incolto ed insonne

Questo breve post di Dillinger è bellissimo. Leggetelo.

Dillinger ha fatto affiorare alcuni miei ricordi, i ricordi di quello che era un cinefilo in erba, ovviamente non ancora insonne ma, senz’altro, già destinato ad essere incolto. Provo ad inseguirli, i ricordi, e fin quando affiorano cerco di afferrarli e metterli  in questo post.

Quando ero piccolo il cinema, anzi il "cimena" era un luogo magico, non perdevo occasione per andarci  costringendo qualcuno ad accompagnarmi.  Mamma non gradiva farlo, non sopportava i locali  chiusi, quindi toccò ai, sempre pazienti, nonni. Molto spesso la nonna e, qualche volta, a papà.
 
Quando andavo a "cimena" avevo paura della pubblicità quindi non entravo  mai in sala se non a film iniziato.  Paura  senz’altro ingiustificata che chi mi accompagnava, assecondava. Ero impaurito dalla pubblicità al punto tale che chiedevo sempre alla maschera se fossero previste "reclàme"  o se il film iniziasse subito.

Il modo migliore per conquistare la mia fiducia era non mentirmi.

La scusa furbetta,  che mi inventai per giustificare il mio comportamento  era che, entrando dopo,  evitavo i "prossimamente" di qualche film non adatto ad un bambino che era andato al "cimena" per vedere "Quattro bassotti per un danese" o "Il fantasma del pirata Barbanera".

Qualche volta, durante il film, scappavo dalla sala impaurito da qualche scena.  Anzi, lo ammetto, accadeva molto spesso.  Ricordo di essere letteralmente fuggito a  pochi minuti dall’inizio  de  "Il viaggio fantastico di Sinbad"   e,  lo confesso visto che siamo tra amici, durante una scena de  "La bella addormentata nel bosco".

Ricordo sempre il brivido provato ogni volta che le luci  della sala si spegnevano, prima quelle nella parte più vicina allo schermo e  dopo pochi secondi, all’improvviso,  tutte le altre. E  poi il silenzio.

Ricordo  che quando entravo in sala,  a film definitivamente iniziato, ero letteralmente rapito dallo schermo  al punto tale  che, non appena mi divincolavo dalle spesse tende, mi sedevo nel primo posto libero che incontravo.
Forse anche perché era vicino all’uscita.

Ero talmente affascinato dal  "cimena" che da grande volevo fare la maschera. Mentre gli altri bimbi declamavano i loro sterminati,  e tronfi, elenchi di " Io da grande sarò" io dicevo semplicemente: "la maschera" e, in subordine, il fantasma o il  torero. Quando ero molto piccolo, come detto, volevo fare Zorro. Non ho mai desiderato per un solo momento fare l’attore, io volevo fare la maschera e basta. Ovviamente avrei lavorato solo a film iniziato.

Ci sono molti "cimena"  a cui sono affezionato.
Uno di questi,  dove imparai ben presto ad andare da solo, è praticamente sotto casa. I gestori mi hanno letteralmente visto crescere. Lì ho  cominciato a vedere i cartoni animati e i film di Disney, la domenica mattina, poi i primi film di Bond, "I Blues Brothers" e  poi tanti altri.

C’era un’altra  sala che proiettava solo film per bambini, lì ho visto "Topolino story" e "Totò a colori". In quella sala ho pianto per "Torna a casa Lassie" e da questa fuggì pallido in volto durante il film di Sinbad,  inseguito dal nonno  perplesso e desolato per il mio comportamento.  Per farmi riprendere dallo spavento mi comprò la Coca Cola. 
Quel "cimena"  ora non c’è più, al suo posto una banca.

C’era un piccolo cinema in una località di vacanza che proiettava un film al giorno. Il gestore  ben presto incominciò a chiedermi cosa, secondo me, fosse meglio proiettare il giorno dopo.
Era  talmente compiaciuto della mia passione per il cinema  che mi offrì la possibilità di entrare gratis. I miei non vollero che io accettassi. Se potevo entrare  senza pagare  allora loro non avrebbero più avuto alcun controllo su ciò che vedevo e, soprattutto, avrei trascorso le mie vacanze praticamente dentro il cinema, magari a studiare per l’esame da maschera, abbandonando la salubre aria aperta, le escursioni e le passeggiate.

Ho perso molti film per colpa di queste passeggiate, per decenni, non scherzo, ho desiderato vedere "Il mio nome è Nessuno". Il giorno che lo proiettarono io ero in gita da qualche parte e nessuno si offrì di riportarmi indietro in tempo. Il film l’ho rivisto solo alcuni giorni fa.

A fine stagione il gestore mi regalava sempre le locandine dei film, qualsiasi film, a scelta. Una volta  scelsi le tre locandine de "Il Bianco, il Giallo e il Nero" che ho tenuto appese in camera per anni. Ne ho ancora  una di un film di Sergio Leone che ho scoperto avere un valore interessante.

Non  sono mai riuscito a diventare la maschera ufficiale di quel cinema ma, spesso, mi infilavo nella cabina di proiezione per aiutare il proiezionista. Non è che facessi molto, mi limitavo a guardare  i film attraverso le feritoie;  un giorno, però,  mi chiesero di portare in cabina le tre pizze di "Superman " perché chi avrebbe dovuto farlo non c’era. Di fronte a questa chiamata alle armi mi caricai  sulle spalle le tre pizze, che allora erano chiuse in enormi contenitori di plastica  blu, con il titolo del film segnato con  un pennarellone, e le portai, con un contegno da vero Superman, dal protezionista che, da allora, era diventato  quasi un collega.  
Il paese non mi ha mai ringraziato, hanno visto "Superman" grazie a me. Forse non l’hanno mai saputo…

Fine dei ricordi. Titoli di coda.






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