Post ad alto rischio qualunquismo.
Enrico Magrelli, nella sua pagella settimanale su Film TV, dà un bel tre agli spettatori.
Secondo il “Giudice ragazzino “ questi si sono meritati la bacchettata , il frego di matita rossa, per “non essersi accorti” di “In her shoes” , “Crash” e di “Ogni cosa è illuminata”, titoli che, a quanto pare, non hanno riscosso il consenso che, secondo Magrelli, meritavano.
Ora, senza alimentare polemiche, senza alzare i toni, mi prendo la briga di alzare la manina e contestare quel voto.
Poi torno a posto e, se Magrelli desidera, mi metto anche dietro la lavagna.
Prendersela con gli spettatori per l’insuccesso di un film è un po’ come prendersela con “il destino cinico e baro”.
Questo per due motivi.
Il primo: se è vero che gli spettatori sono "ammirevolmente imprevedibili" è anche vero che spesso, anzi sempre, hanno saputo vedere molto più avanti di chi di cinema se ne occupa, o se ne occupava, per mestiere.
Io, in altri termini, l’argomento “il pubblico non capisce” non lo utilizzerei mai scrivendo su un giornale. Potrebbe ritorcersi contro se usato nella direzione contraria.
E poi, visto che sono gli spettatori quelli che mandano avanti tutta la baracca sarebbe meglio assecondarne la imprevedibilità, magari sforzarsi di comprenderla e non dannarla.
Questo porta direttamente al secondo motivo
I film citati da Magrelli hanno avuto una distribuzione che definirei “quantica”.
A Napoli il primo non si è visto; il terzo è stato meno di una meteora. E sto parlando di Napoli e non, con rispetto parlando, di Roccacannuccia.
Nella routine e nel logorio della vita moderna, allo spettatore medio che “tiene famiglia” e lavoro, è mancato il tempo di pensare di andarli a vedere.
Ricordo che, almeno da queste parti, si va a cinema perché piace e non per fare corse all’ultima proiezione. Ammesso che tra cineforum settimanali, vernissage e orari strani, si trovi un buco dove vedere il film. Andare a cinema a vedere un film che hai scelto è diventato una specie di fil rouge. Mancano solo Guido Pancaldi e Gennaro Olivieri, e su qualche film, quasi quasi, mi sarei giocato il jolly.
Ormai le sale cinematografiche sono talmente genuflesse alle imposizioni della distribuzione, che ne hanno assecondato terribilmente i ritmi imponendoli agli spettatori che rinunciano anche alla scelta pur di andare cinema.
Per chi distribuisce film un titolo vale l’altro e per “In her shoes “ forse il DVD.
Sono convinto che gli spettatori sanno scegliere se messi almeno in condizione di farlo.
Ma se prima di loro sceglie qualcun altro, è inutile mettergli tre nella pagella settimanale e poi magari dare una pacca sulla spalla alla distribuzione che è responsabile dei tonfi molto più degli spettatori.
Come si fa ad accorgersi di “Ogni cosa è illuminata” se rimane in sala due giorni? Come fai ad andarlo a vedere come semplice spettatore pagante?
Lo so che il cinema è in crisi, l’economia non va, c’è la concorrenza della televisione ecc. ecc.
Ma siete sicuri che distribuire 1500 copie dello stesso film, qualsiasi film, in tutta Italia sia la strategia migliore?
Magari gli “spettatori che sbagliano” non hanno semplicemente scelta.
Magari la “ammirevole imprevedibilità” degli spettatori è stata assorbita negando le cose da prevedere.
Magari la prossima settimana il giudice ragazzino potrebbe mettere zero a chi ha distribuito i film di cui si parla…
Adesso ho finito, vado a posto e scusate il disturbo.
Ps.
Ci sarebbe un modo per recuperare i film che escono fuori dalla distribuzione e che non vengono pubblicati in DVD.
Sarebbe illecito, ma tutti ne parlano; secondo alcuni è la causa principale della crisi del cinema che, a sua volta, determina una distribuzione massificata.
Forse è così, non saprei
Nel dubbio si potrebbe dare zero a chi scarica e almeno due a chi confonde la causa con l’effetto.
Però ancora uno zero a chi la trasforma in una scusa.
Adesso mi sa che vado dietro alla lavagna per almeno un paio di anni.




24 Comments
“Ogni cosa è illuminata” è uscito in 25 sale in tutta italia.
A Napoli ha tenuto per una settimana al cinema Modernissimo, sala 4, 25 posti.
Mi ritengo fortunato, ma anche abbastanza scaltro da prevedere come sarebbe andata a finire e regolarmi di conseguenza: ed ho visto uno dei film più emozionanti di quest’anno.
Ah, dimenticavo: di “Ogni cosa è illuminata” non ho visto UN SOLO trailer, eppure era distribuito dalla Warner, che evidentemente per prima ha deciso di non puntare una lira sul film.
Magrelli zitto, quindi: ma il bello di essere cinefili è anche sacrificarsi (a volte) per andare a scovare le perle nascoste.
Per i primi 2 titoli citati forse non è stata colpa dell’assenza di distribuzione, almeno non dalle mie parti. Secondo me è stato proprio un problema di poca attrattività dei titoli. Per “ogni cosa è illuminata” invece Cooper ha già detto tutto.
A cooper . Lo so, avrei dovuto scegliere meglio la scorsa settimana e non andare a vedere i Grimm. Pero’
uno sforzo di tenerlo o di farlo girare di piu’ potevano farlo. Se poi aggiungi che andare alla sala 4 del modernissimo implica il rischio di non trovare posto… allora meglio la prima multisala e non ci pensi piu’. Cooper, cinefili e perle nascoste a parte, io vado a cinema per divertirmi e non per giocare a Giochi senza frontiere. Se la distribuzione non mi aiuta non posso farci nulla, vedo quel che passa il convento e mi tengo stretto l’america hall.
A Manuele La distribuzione dovrebbe rendere ugualmente attraenti tutti i film e non solo quelli grossi. Insomma mica devo invocare il mercato e il marketing.
E tra un po’ viene natale, sono sicuro che almeno il 70 % delle sale di questa citta’ fara’ lo stesso film.
ecco Copper mi ha anticipato ma procedo imperterrito. In her shoes ha avuto qualche trailer anche in mezzo alla consueta pubblicità ma come molte altre uscite viene schiacciato dalle imponenti ed invasive azioni di marketing chesso’ di Mr. e Mrs. Smith, Melissa P. (oddio), I Pinguini che parlano come Fiorello in acido, e qualcosa d’altro che non mi sovviene. I tg - e i loro Verissimi derivati- sono le principali forme d’informazione…l’impegno pubblicitario poi va di pari passo con la quantità di copie che invadono il povero territorio. [Voi (alcuni) siete di Napoli ad es. io invece sto in una cittadina in cui c'e' il monopolio delle sale, alcune anche molto belle, da parte di un ignorante completo che si lamenta ad ogni piè sospinto per il calo dei biglietti, quando ne è lui il responsabile...]. Additare gli spettatori è proprio idiota.
Fringe hai descritto la situazione molto lucidamente, io stesso che tento di non perdermi le chicche a volte non ci riesco per i problemi da te illustrati ( e sto a roma mica a canicatti’ ),ho visto OGNI COSA e CRASH ma per esempio non sono riuscito a vedere DARK WATER,( una settimana in una multisala in culo alla luna)di cui dicono un gran bene
Un 3 al pubblico, pertanto lo darei per altre ragioni, per esempio perchè continua a premiare Benigni et similia.
E Magrelli si becca un 3 per aver contribuito a selezionare all’ultima mostra di Venezia ( e quindi indirettamente al loro successo)film decisamente bruttini come LA BESTIA NEL CUORE e I GIORNI DELL’ABBANDONO
Lo stesso per me con descent: multisala in culo al mondo per tre giorni.
Forse il pubblico continua a premiare benigni perche’non ha la possibilita’ di vedere altro. Quale e’ la causa e quale e’ l’effetto?
beh, no, dai , non è che proprio non ci sia scelta
piuttosto mi dirai che di Benigni le tv ci riempiono le scatole e poi che vive ancora di rendita del successo planetario di qualke anno fa….
Io un 3 agli spettatori lo darei, ma non per non essere andati a vedere quei film citati, ma per essere andati a vedere “Melissa P”! >:o(((
Per i tre film in questione non è stato speso quasi nulla in promozione. Diciamocelo, erano dati per morti dalle distribuzioni prima ancora di farli uscire.
Qui andrebbe però fatto un lunghissimo discorso sulle strategie delle distribuzioni in Italia (voto 3) e sulla situazione in generale delle sale italiane (voto 1).
Caro amico, scrissi anche io un post che titolai “le verità evidenti” parafrasando o’ contraire il titolo di un celebre film di Bob Zemeckis, descrivendo le ragioni della distribuzione in Italia, ma dovrei dire nel mondo.
Ricordo anni fa Liliana Cavani ritirare un suo film dalle sale per protestare contro lo stato delle cose. Ma prendersela con il pubblico, andiamo …
Ci sono riviste più serie …
Io dei tre ho visto “Ogni cosa è illuminata”, (a Roma dove l’offerta è forse la migliore d’Italia) si decisamente un bel film, … ma non esageriamo!
Un saluto.
Rob.
[Cooper, cinefili e perle nascoste a parte, io vado a cinema per divertirmi e non per giocare a Giochi senza frontiere. Se la distribuzione non mi aiuta non posso farci nulla, vedo quel che passa il convento e mi tengo stretto l’america hall.]
Fringe, hai assolutamente ragione. I problemi sono i soliti: nonostante di multiplex e multisala ne vengano costruiti sempre di più, i film che girano sono sempre gli stessi.
Colpa delle distribuzioni innanzitutto, che così come succede negli USA puntano sul “tutto e subito” soffocando automaticamente i film più piccoli che avrebbero bisogno del passaparola (e “Manderlay” è tra questi, 01 l’ha buttato via).
Per quanto riguarda il caso di “Ogni cosa è illuminata”, l’handicap paradossalmente è stata la distribuzione della grande major: se si fosse trattato di un film Bim o Mikado - che ormai hanno una rete di sale e di distribuzione assai forte - avrebbe beneficiato sicuramente di ottima promozione canalizzata principalmente sul target specifico cel film, e avrebbe resistito di più.
Così non è stato: alla fine credo che la scelta della Warner sia stata tra il farlo uscire subito schiacciato (così com’è stato) tra l’imprevisto mega-successo di Burton e l’imminente uscita di Harry Potter (e infatti l’Italia è stato uno pei primi paesi dove è uscito), oppure farlo uscire con mesi e mesi di ritardo, come uno scarto di magazzino pronto per un massacro primaverile o addirittura estivo.
ho pensato anch’io alla questione trailer, che per OGNI COSA E’ ILLUMINATA è stata pressoché nulla. mi concedo il beneficio del dubbio perché non guardando quasi mai la tv potrei anche essermi perso i trailers. io sono andato a vederlo un po’ per passaparola e un po’ perché mi attirava molto la locandina. ma questa è un’altra storia.
riguardo alla “pigrizia” tanto condannata da magrelli…vorrei sottoporre al suo implacabile giudizio anche l’aspetto economico della cosa. c’è molta gente che magari prima andava spessissimo al cinema rischiando anche qualche “sperimentazione” e che adesso seleziona pochi titoli, si informa, e va sul sicuro. come biasimarla.
c’è invece gente che fa l’abbonamento in cinema di grande portata in modo da pagare meno e avere a disposizione un alto numero di film fra i quali scegliere. ma chi si occupa della distribuzione si guarda bene dall’infilare in quei cinema film come COFFEE AND CIGARETTES o OGNI COSA E’ ILLUMINATA appunto. si trovano solo i soliti horror e commedie americani da blockbuster. mi va benissimo che i distributori vogliano anch’essi andare sul sicuro piazzando nei grandi cinema i film più leggeri…ma non si disgusti il signor magrelli se poi le classifiche premiano vanzina e compagni. è l’inevitabile conseguenza. se il film di nicchia lo si piazza nel cinema di nicchia la clientela che lo andrà a vedere sarà una clientela di nicchia. non certo la maggioranza.
facile per magrelli puntare il dito sugli spettatori: lui va a vedersi un sacco di film gratis e lo pagano pure!
Beato Magrelli in effetti … ho messo un sondaggino sul mio blog sull’argomento
Rob.
La colpa più che degli spettatori è di Benigni. Non ho visto gli altri due e mi sembrano film più da “nicchia”, ma Crash ha avuto un discreto successo in America e le sue possibilità commerciali sono evidenti. Ha incassato molto di più del suo modello (Magnolia). Magnolia ha incassato 22 milioni di dollari essendone costati 37, Crash ne ha incassati 53 essendo costato 7.
Comunque io direi che anche Magrelli ha ragione; se il pubblico americano fosse tonto come quello italiano il cinema di qualità e contemporaneamente di successo non esisterebbe già più. Resterebbe solo il cinema d’autore e il cinema commercialissimo, senza cinema medio. Basta confrontare, a fine anno, la top ten dei film più visti in Italia e quella dei film più visti negli USA: in Italia almeno 5 su 10 fanno schifo forte.
La critica nei confronti pubblico di Magrelli secondo me si può leggere in questi termini: lo spettatore ricerca nel cinema tutti gli schematismi televisivi ai quali le numerose fiction (o film per la tv) lo hanno abituato.
Quindi tende sul grande schermo più a ricercare prodotti che lo rassicurino nelle sue convinzioni piuttosto che esca dalla sala con dubbi o addirittura angosce. I distributori, consci di ciò, si comportano di conseguenza.
Secondo me e’ il contrario. Lo spettatore fa lo spettatore e va agli spettacoli che trova. Se non ci sono e’ colpa dei distributori, e degli esercenti, che non rischiano.
Dare la colpa, anche questa, agli spettatori e’ ridicolo.
Magrelli dovrebbe sfogliare la rivista per la quale scrive nel periodo natalizio quando anche loro fanno servizi sugli obbrobbi che escono in sala, quando non credo che a nessuno dei lettori interessino.
E sul problema della distibuzione io non credo ci sarà mai soluzione in Italia.
@Fringe. Che la distribuzione italiana (e non solo) non sia all’altezza questo è vero. Però non diamo sempre colpa ai distributori se un film da noi non ha avuto successo.
Facciamo parlare i dati. Se “Ogni cosa è illuminata” è stato sacrificato dalla Warner (solo 25 sale), questo non si può dire nè per “Crash” che per “In Her Shoes”, i quali sono stati distribuiti rispettivamente in 140 e 186 sale con un ottimo battage pubblicitario. I risultati sono stati però decisamente inferiori alle attese.
Se il pubblico non premia la qualità (o comunque non la solita minestra riscaldata) poi non stupiamoci se i distributori e i gestori riempiono le sale sono con gli harry potter o i flightplan.
Clik “in her shoes” qui non e’ passato manco sulle bancarelle dei pirati. Crash e’ ancora in distribuzione e l’avevo opportunamente tolto dall’elenco.
Il pubblico premia i film che riesce a vedere se tengono per un mese potter e quattro giorni “ogni cosa e’ illuminata” la gente va a vedere quello che c’e’ o sta casa. Poi magari se lo fitta
Il comportamento del pubblico non e’ la causa, secondo me e’ l’effetto di una offerta drogata.
dai, un bel 4 a magrelli e non se ne parla più!
Concordo sul fatto che qui a Roma si riesce a vedere di tuttofortunatamente!
E kiedo di nn fare paragone tra Magnolia e Crash….Magnolia ha fatto scuola su!
Oggi è uscito in Francia Ogni cosa è illuminata, il film è distribuito in 10 e ripeto DIECI copie su tutto il suolo francese, contro le seicentocinquanta del grosso scimmione, comincio a pensare che in questo caso sia colpa del film e non solo dei ditributori italiani.
Sempre meglio dell’italia.
Credevo che i francesi fossero un po’ piu’ sensibili.
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