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Star Wars Episodio III - La vendetta dei Sith

Non sono mai stato un fan di Star Wars.
Non sono mai stato uno di quei fini esegeti di ogni parola di Jedi. Aggiungo che il primo episodio, quello del 1977, mi lasciò quasi indifferente.
Forse anche perché, all’epoca, l’attenzione e l’interesse di un giovanissimo cinefilo, condannato ad essere incolto, furono attirati da un piccolo film di fantascienza che non ebbe sequel cinematografici e di cui si favoleggia da tempo un remake.
Di questo piccolo film scriverò forse un giorno.
Ho vissuto la nuova trilogia con interesse moderato, mi incuriosiva sì sapere come andava a finire, volevo capire che cosa si fosse inventato Lucas per raccordare all’indietro la vicenda. Ma ho atteso questi film senza affanni e svenimenti.

Anche perchè, già con “Episodio I”, avevo capito dove e come sarebbe andata a parare tutta la storia.
L’episodio finale mi ha lasciato altrettanto indifferente.
Anzi, lo ammetto, durante il film ho addirittura sbadigliato, sopratutto nei primi 45 minuti. Stavo quasi per andarmene quando l’incrociatore spezzato in due, ha atterrato sulla pista come se niente fosse. Ovviamente era stato stabilizzato poco prima da un brillante colpo di sceneggiatura “Accendi gli stabilizzatori” in grado di sconfiggere, in un colpo, solo la fisica e il buon senso.

Il cerchio, in due ore di film, si chiude perfettamente. E’ vero. Tutto è chiaro, peccato che la chiusura sia di una semplicità disarmante.
Il dilemma faustiano, il nucleo portante della seconda trilogia, l’essenza della stessa, il motore immobile di tre film di più di due ore, è risolto con un paio di battute e due primi piani (”prima” e “dopo” la scelta, un po’ come i “prima” e “dopo” la cura delle pubblicità dei dimagranti). Uno dei primi piani con ghigno più ebete che cattivo.
Una trilogia iniziata nel 1999, che racchiude una storia che si trascina da ventotto anni aveva almeno il dovere di scendere più in profondità nell’analisi dei personaggi.
Aveva il dovere di dare spessore ad uno dei cattivi più memorabili della storia del cinema prima ancora di chiarire ruoli e spiegare episodi, magari, ricorrendo a qualche provvidenziale deus ex machina di meno (la memoria cancellata al droide, l’autoesilio di Joda).
Insomma non ci volevano mica sei anni di attesa e tre videogiochi in forma di film per spiegare in questo modo tutto.
Il resto, ammesso che ci sia, è coperto da assordanti esplosioni, rutilanti combattimenti duelli a colpi di spada laser e battute terribili.
Certo, potrebbe esserci anche una lettura politica che, tra l’altro, va di moda.
Peccato che oltre ad essere posticcia come il casco del villain, sarebbe anche di un opportunismo da lasciare sconcertati. Quasi un tentativo di buttare dentro anche il cattivo contemporaneo di turno e scontare qualche simpatia in cambio di un rigore narrativo andato un po’ per i fatti suoi.
L’intero progetto si espone alla critica, ovvia quanto facile, che a conti fatti l’unico cerchio davvero da chiudere fosse quello finanziario. Facendosi una maligna botta di conti, tra DVD, riedizioni e quant’altro seguirà, il terribile sospetto ne esce rinforzato.
Un’altra cattiveria, l’ultima, concedetemela, ma Lucas è davvero così presuntuoso da ritenere che il pubblico ordinario, non quello dei fan, è in grado di tenere a mente tutte le vicende a distanza di sei anni?
Vuoi trilogiare? Ok. Fallo in due anni. Il pubblico dimentica le storie e si confonde, si guarda intorno nella sala chiedendosi “Ma questo ora chi è?”.
Siamo in tempi dominati da ritmi di assorbimento televisivi. Storie concentrate e non sparpagliate per sei anni.
Ma questo Lucas già lo sa…visto che il seguito annunciato del prequel sarà una serie televisiva.
Con tanto di riassunto delle trilogie precedenti.
Qui la scheda dei Cineblogger, e qui il post di Ohdaesu a cui il film è piaciuto ancora meno.






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