Come consueto Night Shyamalan riesce a spaccare in due il suo pubblico e la critica.
Lo spettro dei giudizi espressi è, infatti, talmente vasto da confondere.
Succede così almeno dai tempi “Signs” e anche “E venne il giorno” non si sottrae al rito.
Giusto per arricchire il dossier qui antologia di stroncature d’oltre oceano.
L’ opinione di questo cinefilo incolto è che “E venne il giorno” non è un brutto film. Non è tra i migliori della stagione ma non merita stroncature perchè ha più di un pregio.
Innanzitutto è un film che si alimenta di una tensione costruita con poco, con meccanismi quasi artigianali, oserei dire “bucolici” dato l’argomento.
Tensione che si regge bene durante gli scarsi 90 minuti del film (misura perfetta, un minuto di più ed era un disastro) che raccontano una storia dal sapore, e dalle ascendenze, decisamente Kingiane.
E’ vero che è un film che insiste un po’ sul tasto didascalico ed è anche vero che creare apologhi ambientalisti moraleggianti è arte facile.
Ma è altrettanto vero che Shyamalan si mantiene sull’essenziale, senza fronzoli, senza sottolineature, senza troppa retorica e senza troppe risposte, misurando il passo più alla resa della tensione che alla leggibilià della morale. Personaggi scarni appena abbozzati, puramente atmosferici perchè l’attenzione dello spettatore deve essere volta altrove.
La morale, poi, a voler leggere bene è un po’ più ampia di quella “ambientalista” ed è molto più vicina all’uomo che alla Terra.
Gli si perdona il finale, il primo, anche perché per i primi venti minuti ha meritato più di un applauso (la sequenza della pioggia di operai è scioccante, quei tonfi terribili disturbano senza mostrare nulla).
Sprazzi di Hitchock tra gli stormir di fronde, quasi come se vi si nascondessero frotte di uccelli; nel finale l’uscita nel patio di Wahlberg ricordava quella di Rod Taylor ne “Gli uccelli”. Stessa atmosfera, stessa tensione.




8 Comments
D’accordissimo!!!!
Garzie cara
Per ora ho letto due recensioni: una positiva (la tua) e una negativa. Entrambe mi hanno lasciato con la curiosità di vederlo!
Ma ha due finali?!
Si’ diciamo che i finali sono due…
Anche tre volendo…
INVITO UFFICIALE
Cari cinefili incolti e insonne, con la presente ho il piacere e l’onore di invitarvi personalmente a partecipare a L’ULTIMO GIOCO IN CITTÀ, apertosi l’8 giugno u.s.
Come forse avrete già appreso leggendo la stampa internazionale, L’ULTIMO GIOCO IN CITTÀ si svolge ogni domenica sul prestigiosissimo tavolo da gioco dell’Overlook Hotel. Se per gravi motivi personali e/o professionali o comunque incapacitanti vi trovaste nell’impossibilità di recarvi personalmente in Colorado entro la domenica prossima ventura, la direzione dell’albergo già predisposto una consolazione virtuale (sicurezza e riservatezza garantite).
Nella speranza di accogliervi nei nostri locali, vi invitiamo ad estendere l’invito ad amici di fiducia, vaghe conoscenze e persino pervertiti, nani e ballerine. Se mi è concesso un tono familiare, the more the merrier, come diceva George Stevens.
Resto il vostro umile servitore e vi trasmetto i distinti saluti di tutto lo staff dell’Overlook Hotel.
Jack Torrance
P.S.: In caso di mia assenza (ma tenderei ad escludere l’ipotesi, io non esco MAI dall’albergo; mai veramente, comunque) e per qualsiasi problema, non esitate a rivolgervi a Delbert Grady: è una persona di assoluta fiducia, gli affiderei mio figlio e sua madre a occhi chiusi spalancati.
Oh finalmente una tua nuova recensione!!!
Non l’ho visto e secondo me dopo il Sesto senso il regista non ne ha più azzeccata una.
Dici che questo merita???
Addirittura scomodare “Gli Uccelli” di Hitchcock…
Comunque bella recensione!!!
A me sono piaciuti tutti tranne l’ultimo.
Notevole preferenza per The Village.
Con gli uccelli condivide qualche atmosfera e molte idee.
Vedilo e saprai dirmi
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