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Category Archives: Recensioni

Sweeney Todd

22-Feb-08

La vendetta del barbiere che decolla le persone a colpi di rasoio è un racconto burtoniano, il caso di dirlo, nel sangue.

Il paradigma di Burton, nella versione cinematografica, è evidente in ogni singola sequenza, in ogni movimento di camera e in qualsiasi cucitura d’abito, pallore di viso o scenografia.
I fan del regista californiano troveranno ciò che adorano: l’alter ego in odore di Oscar con altre lame taglienti per le mani, la rappresentazione di solitudini convergenti, una Londra cenciosa e piagata che sembra Gotham ante litteram, illuminata dalla luce a gas.
Anche l’inserto, per così dire ,”By the sea” sembra, generosamente attinto “Beetlejuice”.
Il resto è scuola di millimetrica precisione, anzi millilitrica dato il liquido rosso.
La mia impressione, per quel che conta, è che “Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet Street” abbia il pregio di essere una opera di Burton con il limite di una certa rigidità.
E’ vero che l’adattamento di un musical è ancora più forzato e necessitato rispetto all’adattamento di un romanzo e che ciò che funziona meravigliosamente a teatro potrebbe non funzionare a cinema.
Ma si avverte nel film una sorta di freno, una briglia perennemente tirata, stavolta da un cavaliere con troppa testa. E’ senz’altro vero che la musica, e un musical, ha misure che obbligano a contenere i guizzi e le improvvisazioni.
E’ vero, anche, che chi scrive non è in grado di fare paragoni con l’opera di provenienza e che le supposizioni circa i rapporti tra opere derivate trovano sempre il tempo che trovano.

Me la cavo, quindi, semplificando: troppo sangue che scorre a cominciare dai favolosi titoli di testa ma, dopo un po’, ti chiedi cosa sia a spingerlo veramente.
La voglia di confezionare un prodotto di “marca” o quella di fare un buon film personale?

Ci sarà tanto sangue ma manca la poesia di “Big Fish”, la dolcezza di Edward, la passione di Ed Wood. Le canzoni e le coreografie sono belle, Depp canta anche da par suo ma sullo schermo passano solo le maschere di una festa a tema e manichini pallidi, nessun personaggio memorabile.
Da Tim Burton era lecito aspettarsi di più.

The Nines

18-Feb-08

John August è uno sceneggiatore dal curriculum interessante: un paio di lavori con Burton e i due Charlie’s Angel …
…Nessuno è perfetto.
August cura un vivace blog, credo uno dei pochi di un professionista del cinema, ed ha diretto la sua opera prima. “The nines” che è passata al Sundance.
In Europa il film non ha ancora una distribuzione.
Escludo una distribuzione in futuro ma, come vedremo August è riuscito a trovare pubblico estero per un film non distribuito sul mercato creando, forse con un po’ di saggia malizia mercantile, il caso e la conversazione.

In pratica “The nines” è finito, come tutti i film, nei circuiti del P2P.
Ma almeno con una mezza benedizione del regista che, attraverso il blog, ammise che sì scaricare il film è cosa cattiva e malvagia che non lo rende felice. Ma se, con tempi che corrono e i pirati che ci sono in giro, il P2P è l’unico modo che ha il pubblico per vederlo... allora un occhio si chiude anche perchè è un progetto piccolo e mio.
Insomma una benedizione che è simile ad una indulgenza ad incasso futuro.
Un’occhiolino da, non tanto involontario, investor che potrebbe anche funzionare visto che sono molte le persone che hanno visto “The Nines” e che, mondati dal peccato, ne possono scrivere.
Magari qualcuno una decina di euro per una buona edizione in DVD ce li metterebbe anche, io incluso.

Il film.
“The nines” ha i pregi e i difetti di un film creato da uno sceneggiatore, da uno che i film li scrive.
Un classico film di struttura, cesellata e tornita, con incastri perfetti.
Un gioco di piani scorrevoli che giocano su superfici ben levigate, senza scosse e blocchi.
The nines” è un prisma da scomporre, da guardarci dentro.
E’ un film, magari anche da entrarci dentro per vedere come, da lì si vede il “di fuori”.
Bello da scrivere, da leggere e anche bello da vedere grazie ad una messa in scena che mescola più stili di ripresa e belle idee, non proprio di giornata, messe con molta naturalezza.
Forse il piccolo difetto è proprio il voler dire troppo, il soffermarsi su troppe cose che alla fine, quando finisce, devi arrovellarti per rimettere a posto i pezzi perchè sai che nel film c’è molto non cogliesti.

Allora lo devi rivedere e rileggere, devi entrarci ancora dentro e capire come uno scrittore vede le sue creature, come sente il suo ruolo di creatore, la sua responsabilità per i personaggi che crea e per le loro scelte…. e poi come vede il pubblico.
Gioco interessante, divertente, forse un po’ celebrale e, punta d’orgoglio, le stesse cose che diceva e scriveva un premio Nobel per la letteratura.
Italiano di Girgenti.
Che lo fece con sei personaggi.

Invasion

12-Feb-08

Ho noleggiato il DVD di “Invasion” per riempire un sabato pomeriggio uggioso e abulico.
Pensavo fosse un film terribile, al di sotto della soglia della normale “guardabilità”.
Forse ne avevo letto così in giro.
Invece è stata una sorpresa, perché “Invasion” è il filmetto che non ti aspetti, malgrado sia il terzo (vado a memoria) remake esplicito di un classico e malgrado anche il fatto che non mi piacciono i remake.
In questo è stata, ancora una volta, modificata ed aggiornata la storia; non ci sono più i celebri baccelloni, un russo rosso un po’ sgradevole nell’eloquio, è una vittima come gli altri.
Proprio ad un russo rosso è, significativamente, consegnata la battuta che spiega, con un eccesso perdonabile di tono didascalico, il senso della metafora che alimenta il film. Metafora ovviamente diversa da quella di un film degli anni ‘50.
La Kidman è bravissima, ma da queste parti siamo, come dire, di parte. Craig è un po’ meno scimmiesco del solito. Non mancano, infine, il ritmo e un paio di sequenze riuscite.
Sporcano un po’ il film, e forse contribuiscono a renderlo un po’ meno efficace, sia il gusto inutile per certe cose alla horror movie di qualche sequenza e un paio di “spiegoni” un po’ semplicistici in cui utilità, ai fini del film, appare vagamente riempitiva.
In fin dei conti poco male, il film mi ha divertito.
Molto bella, e preferibile, la locandina orginale del film.

Persepolis

11-Feb-08

Giovedì scorso ho visto “Persepolis” in anteprima al “Filangieri” di Napoli.
Ringrazio la redazione del blog del film per avermi invitato solo per il fatto di avere questo blog e aver affisso i due banner che vedete ai lati.
Una piccola soddisfazione che, lo ammetto, ha stuzzicato il lato un po’ vanesio del “cinefilo incolto ed insonne”.
E’ la prima volta in vita mia che vado ad una anteprima e vedere sul mio posto il cartellino “Riservato blog” è la migliore risposta al giudizio poco lusinghero sui blog espresso di recente da un noto attore.

L’invito all’anteprima non cambia il modo in cui scrivo del film. Credeteci.
Cosa dire, allora, del film?
Mi è piaciuto molto.
Non ho letto la graphic novel di Marjane Satrapi, non posso, quindi, fare paragoni né valutare l’adattamento, magari nei commenti qualcuno potrà tracciare delle differenze, Inkiostro, però, ne è stato particolarmente entusiasta e io di Inkiostro mi fido.
Io posso solo scrivere che il film è ben bilanciato tra ironia e amarezza.
In alcuni gustosi momenti si ride; la piccola gag tra Dio Karl Marx, tra le altre, è graffiante quanto una qualsiasi battuta di Wood Allen.
Il lato più amaro è trattato sempre in modo tenue ed addolcito; in questo essere un cartone animato giova perché diluisce la drammaticità di ciò che si vede ma, attenzione, non di quello che si racconta.
Le ricostruzioni storiche sono molto chiare e il film mantiene una funzione didattica non sottovalutabile. Sono, infatti, sicuro che la maggioranza del pubblico, io incluso, non avesse una conoscenza molto precisa della storia Iraniana.
Gli amanti della animazione alla Pixar saranno delusi da un tratto semplice e da una animazione che ha il sapore vintage di quei cartoni animati che si vedevano nella TV in bianco e nero. Per questo “Persepolis” non vincerà forse l’Oscar in una categoria sostanzialmente tecnica come quella dei film d’animazione che, quest’anno, è dominata da “Ratatouille”. Ma io non dispererei. E non lo fa nemmeno la distruzione Italiana che ha rinviato l’uscita alla settimana successiva.

Notevoli i giochi grafici, le transizioni e l’impiego di temi orientali. Anche Directors’ cup ve lo consiglia.
Insomma andatelo a vedere.

Cloverfield

03-Feb-08

CLOVERFIELDCloverfield” è un bluff.
Finiti gli spot, messi nel cassetto i gagdet da marketing “virale” e gli ammiccamenti via Internet , “Cloverfield” rimane un prodotto costruito sulle stesse, identiche, idee di “The Blair Witch Project“, con la differenza di essere girato con molti più soldi ma con molta meno genuinità. E non solo perchè sono cambiati i tempi e perchè la storia di una strega bucolica è più semplice di un mostro da chissadove…

La sovrapponibilità tra i due film è tale che entrambi si concludono con una stessa immagine: una cinepresa e una telecamera ancora in funzione, per così dire, a futura memoria.

Ti accorgi, senz’altro, dei soldi spesi quando appare il mostro; ma alla fine fai i conti con l’assenza di genuinità. “Cloverfield” è, infatti, un film talmente studiato e costruito, prima a tavolino, che diverte poco perchè manca di quel pizzico di scioltezza, di naturalezza della narrazione.

Hanno talmente studiato come pubblicizzarlo che si sono dimenticati una cosa semplice quale, ad esempio, creare una sceneggiatura con dialoghi un po’ meno orientati sull’ “Oh Dio! E’ terribile”, “Ma cosa è?”, “Aiuto”..

Ci sarebbero anche un paio di considerazioni sulla storia, ma detesto spolierare. Magari nei commenti..

Cloverfield“, almeno secondo me, è quel bel giocattolo rumoroso che hai visto in nelle pubblicità in televisione e che, quando lo hai tra le mani, si rivela diverso da quello che ti pensavi fosse.
Ci giochicchi un po’ e poi lo metti nella cesta dei giocattoli, per sempre.

Si parla di un sequel.
Ricomincia l’hype?
E’ utile ricordare la sorte commerciale dei due sequel di “The Blair Witcht Project“?

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