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	<title>Il cinema secondo me &#187; Libri di cinema</title>
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	<description>Il blog di un cinefilo incolto ed insonne. On line dal 2003</description>
	<pubDate>Thu, 24 Jul 2008 20:42:26 +0000</pubDate>
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		<title>Introduzione alla storia del cinema - A cura di Paolo Bertetto</title>
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		<comments>http://www.ilcinemasecondome.net/introduzione-alla-storia-del-cinema-a-cura-di-paolo-bertetto/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Apr 2008 07:11:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Un cinefilo incolto ed insonne</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Libri di cinema]]></category>

		<category><![CDATA[Bertettò]]></category>

		<category><![CDATA[DAMS]]></category>

		<category><![CDATA[Introduzione alla storia del cinema]]></category>

		<category><![CDATA[nouvelle vague]]></category>

		<category><![CDATA[Storia del cinema]]></category>

		<category><![CDATA[Utet]]></category>

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Quando mi l&#8217;hanno regalato &#8220;Introduzione alla storia del cinema &#8220; ho malignato in cuor mio che il donante fosse entrato in una libreria e avesse preso  dallo scaffale il primo libro con la parola &#8220;cinema&#8221; nel titolo. Così per non correre rischi nel fare un regalo ad un cinefilo, senza stare troppo a pensarci. [...]]]></description>
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<p>Quando mi l&#8217;hanno regalato <strong><a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788860080745//introduzione-alla-storia.html">&#8220;Introduzione alla storia del cinema &#8220;</a></strong> ho malignato in cuor mio che il donante fosse entrato in una libreria e avesse preso  dallo scaffale il primo libro con la parola &#8220;cinema&#8221; nel titolo. Così per non correre rischi nel fare un regalo ad un cinefilo, senza stare troppo a pensarci. Forse a causa di questo pensiero maligno, non del tutto abbandonato, questo libro mi ispirava poco.</p>
<p>Il riferimento alla collana  &#8220;Strumenti del DAMS&#8221; e la natura di opera collettanea mi ispiravano ancora meno. &#8220;Sarà una raccolta disaggi tediosi e incomprensibili&#8221;, pensavo.</p>
<p>Ho iniziato a leggerlo quasi per quel senso del dovere che ho  nei confronti dei libri che acquisto o ricevo in regalo e, da libro destinato prendere polvere sullo scaffale, si è trasformato in libro da tenere sotto mano, con le pagine annotate e sgualcite, così come <strong><a href="http://www.ilcinemasecondome.net/2004/il-vizio-di-amelio/"> il bel libro di Gianni Amelio</a></strong>.<br />
Insomma, un ottimo strumento di consultazione.<br />
<strong><a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788860080745//introduzione-alla-storia.html">&#8220;Introduzione alla storia del cinema&#8221;</a></strong> raccoglie quattordici saggi sintetici che, per ogni singolo argomento e con la necessaria sintesi, offrono un quadro del periodo storico, della corrente, soffermandosi sui nomi e sui titoli .</p>
<p>Malgrado il carattere &#8220;introduttivo&#8221; promesso nel titolo, c&#8217;è una notevole densità di riferimenti e di informazioni tali da rappresentare un&#8217;ottima mappa da utilizzare per orientarsi.</p>
<p>D&#8217;altronde, come è scritto lì in alto, io sono un cinefilo incolto e uno strumento del genere è per me assai utile.<br />
Leggerlo mi ha aiutato a collocare anche da un punto di vista storico alcuni episodi della storia del cinema e mi ha suggerito alcune &#8220;visioni&#8221; da recuperare&#8230;, se solo i film fossero reperibili in qualche modo (altro discorso!!)<br />
Ho trovato molto ben fatto il saggio sulla nouvelle vague soprattutto perché è una delle poche letture &#8220;organiche&#8221; con uno sguardo a manifestazioni collaterali alla nouvelle vague stessa.</p>
<p>Il piccolo  glossario finale è un po&#8217; riempitivo ma non inutile.<br />
Ben fatta la bibliografia.<br />
Consigliato, dunque, a cineflili incolti.</p>

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		<title>Bela Lugosi - Biografia di una metamorfosi.</title>
		<link>http://www.ilcinemasecondome.net/una-biografia-atipica/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2005 22:02:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Un cinefilo incolto ed insonne</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Libri di cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[

Ho appena terminato di leggere una biografia che, per tanti motivi, si può definire atipica.
E’, tanto per dirne uno, una biografia breve, appena 156 pagine in formato tascabile, questo malgrado il sottotitolo “Biografia di una metamorfosi” evochi qualcosa di molto ponderoso.
L’autore è italiano, si chiama Edgardo Franzosini e sembra essere sparito dalla circolazione dal 1998.
“Bela [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
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<p><img src="http://www.ilcinemasecondome.net/img/lugosi.jpg" class="articleimgleft" />Ho appena terminato di leggere una biografia che, per tanti motivi, si può definire atipica.<br />
E’, tanto per dirne uno, una biografia breve, appena 156 pagine in formato tascabile, questo malgrado il sottotitolo “Biografia di una metamorfosi” evochi qualcosa di molto ponderoso.<br />
L’autore è italiano, si chiama <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serpge.asp?Type=ExactAuthor&amp;Search=Franzosini+Edgardo" target="_blank"><strong>Edgardo Franzosini </strong></a>e sembra essere sparito dalla circolazione dal 1998.<br />
“<a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1&amp;c=JRLX0LK29T3EL" title="Biografia di una metamorfosi" target="_blank"><strong>Bela Lugosi - Biografia di una metamorfosi</strong></a>” racconta la vita di un grande attore del cinema, famoso nell’epoca a cavallo tra il muto e il sonoro.  E’ la biografia dell’attore interpretando il quale Martin Landau vinse l’Oscar. E’ la biografia dell’uomo che morì gridando al mondo la sua immortalità, perché lui era Dracula, il re dei vampiri.</p>
<p><span id="more-28"></span>E’ la biografia di una immedesimazione che racconta come Lugosi si sia trasformato da giovane e promettente attore in un vero vampiro.<br />
L’immedesimazione produsse una metamorfosi convincente al punto tale che quando Lugosi morì ricordando al mondo la sua vera natura, il suo amico Peter Lorre fu tentato di assicurarsi del decesso con il classico, e salvifico, paletto di frassino ma fu dissuaso da Boris Karloff.  Si racconta anche che, pochi minuti dopo la morte di Bela, un enorme pipistrello svolazzò indisturbato tra i corridoi dell’ospedale.<br />
Forse è una biografia romanzata e quindi poco attendibile?<br />
Sarà, anche se non lo credo e, tutto sommato, non importa perché il libro si lascia leggere a prescindere.<br />
E’, infatti, gradevolissimo, scritto con il tono di un reportage dallo stile limpido e veloce al quale non manca una certa divertita arguzia che ha quasi  il sapore del libro di altri tempi.<br />
Non è una tediosa ed analitica biografia, che intreccia dati con analisi soggettive; è un racconto, quasi un piccolo romanzo, che procede per divagazioni intersecando fantasia e realtà, riferendo episodi e frammenti di vita da cui emergono  le tracce della metamorfosi: i film, le cinque mogli, l’emigrazione dalla patria Ungheria e il carteggio con l’ultima erede di Stroker per convincerla a mitigare le pretese sui diritti per il film che lo rese celebre al punto tale da trasformarsi nel suo protagonista.<br />
Senz’altro da leggere.</p>

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		<title>Terry Gilliam - Fabrizio Liberti.</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2005 10:35:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Un cinefilo incolto ed insonne</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Libri di cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[


Sono circa sette anni che di Gilliam non si vede un fotogramma in sala, “Lost in la Mancha” a parte.
Se aggiungete che “Paura e delirio a Las Vegas” non mi piacque poi così tanto, allora è circa dal 1988 che, almeno io, non vedo qualcosa di nuovo e di bello di Gilliam.
Qualcosa di veramente Gilliamesque.
Spero, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
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<p><img src="http://www.ilcinemasecondome.net/img/castoro.jpg" class="articleimgleft" /><br />
Sono circa sette anni che di Gilliam non si vede un fotogramma in sala, “Lost in la Mancha” a parte.<br />
Se aggiungete che “Paura e delirio a Las Vegas” non mi piacque poi così tanto, allora è circa dal 1988 che, almeno io, non vedo qualcosa di nuovo e di bello di Gilliam.<br />
Qualcosa di veramente Gilliamesque.<br />
Spero, quindi tanto in “Brothers Grimm”.<br />
Per placare l’attesa vi consiglio di leggere, <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1&amp;c=CEU4P662J3YPR"><strong><font color="#444444">l’ottimo libro di Fabrizio Liberti</font></strong></a>, edito per <a href="http://www.cinema.castoro-on-line.it/"><strong><font color="#444444">Il Castoro</font></strong></a>. L’impostazione del libro è fedele alla rinomata e rassicurante linea editoriale della <a href="http://www.castoro-on-line.it/"><strong><font color="#444444">casa editrice milanese</font></strong></a>.<br />
Nulla di particolare se non fosse per il linguaggio chiaro, pulito senza intellettualismi ricercati.<br />
Nulla di particolare se non fosse per le analisi pacate in cui ogni spunto soggettivo è reso evidente e staccato dal contesto analitico.<br />
E’ un libro con cui può fare piacere  dividere l&#8217;attesa.<br />
Magari con una occhiata al <a href="http://movies.channel.aol.com/franchise/exclusives/the_brothers_grimm_movie"><strong><font color="#444444">trailer</font></strong></a>, <a href="http://www.kinemazone.splinder.com/1118822989#5039012"><strong><font color="#444444">via Kinemazone</font></strong></a>, e una <a href="http://www.cinemablend.com/new.php?id=1311"><strong><font color="#444444">ai poster</font></strong></a> via <a href="http://www.cinemablend.com/"><strong><font color="#444444">Cinema Blend</font></strong></a></p>

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		<title>Geografia del cinema.  Bruno Fornara</title>
		<link>http://www.ilcinemasecondome.net/il-viaggio-nella-messa-in-scena/</link>
		<comments>http://www.ilcinemasecondome.net/il-viaggio-nella-messa-in-scena/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 Mar 2005 12:01:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Un cinefilo incolto ed insonne</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Libri di cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[


Devo questo libro, che oserei definire &#8220;rivelatorio&#8221;  ad un saggio blogger che, un paio di mesi fa me lo consigliò  molto caldamente (e poi ci chiediamo ancora a cosa servono i blogger).
“Geografia del cinema. Viaggi nella  messinscena”   è  un libro ricco di  talmente  tanti spunti   [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
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<p align="justify"><img src="http://www.ilcinemasecondome.net/img/fornara.jpg" class="articleimgleft" /><br />
Devo questo libro, che oserei definire &#8220;rivelatorio&#8221;  ad un <a href="http://www.alphaville.splinder.com/"><strong>saggio blogger</strong></a> che, un paio di mesi fa me lo consigliò  molto caldamente (e poi ci chiediamo ancora a cosa servono i blogger).<br />
“<a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1&amp;c=UCTA9KFR0FSXV"><strong>Geografia del cinema. Viaggi nella  messinscena</strong></a>”   è  un libro ricco di  talmente  tanti spunti   al punto  che non  è possibile non rileggerne alcuni passi  prendendo appunti.<br />
La bellezza del libro non è solo nello stile  semplice  e chiaro ma anche nel metodo seguito dall’autore per introdurre in lettore al viaggio  attraverso quelli che definisce  i “ Quattro continenti della messa in scena&#8221; .<br />
La bravura di Fornara è, in altri termini, nell’essere riuscito a sciogliere le difficoltà abbandonando i  &#8220;paroloni&#8221; muovendo dalla cosa più semplice ed evidente: “quello che vede lo spettatore&#8221;.  Anzi, per essere  proprio sicuro di partire  esattamente da “quello che vede lo spettatore”   è esplicito sin dall’inizio: “Questo libro amerebbe essere letto con sottomano le cassette dei film di cui si parla”.<br />
Grazie ad un incedere  quasi affabulatorio   il lettore, pagina dopo pagina, esempio dopo esempio,  cassetta  dopo cassetta,  copre   “I quattro continenti della messa in scena“.   L’analisi  parte dalla scena iniziale di un classico  western del 1959  (e che classico)   e termina con “Pulp Fiction”,  passando per il  Carpenter del primo “Halloween”,   Fassbinder e Lynch, Welles&#8230;</p>
<p align="justify"><l><br />
E così il viaggio  parte dalla “fissità” dei film dell’epoca del muto e arriva  al cinema del piano sequenza di Tarantino;  dal cinema del montaggio trasparente, dalle regole rigide ma capaci di  riempire di significato ogni sequenza, a quelle del montaggio esibito quasi sfrontato o a quello  anarchico di Godard.<br />
Tutto è  spiegato ed analizzato con chiarezza  a dir poco esemplare cosa che ho personalmente  riscontrato solo in pochissimi libri di cinema  che magari prediligevano un taglio meno divulgativo spesso anche a danno della comprensibilità.<br />
<merita></merita></l></p>

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		<title>Il mio film preferito -  Rick Lyman</title>
		<link>http://www.ilcinemasecondome.net/un-libro-di-interviste/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2004 13:24:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Un cinefilo incolto ed insonne</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Libri di cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[

Ho appena terminato di leggere &#8220;Il mio film preferito &#8220;, di Rick Lyman, edito per Elleu (357 pp. euro 18).
Il libro  raccoglie ventuno interviste pubblicate a partire dal 2000 sul New York  Times;  ad essere intervistate sono diverse star del cinema   (tanto registi quanto produttori ed attori).
Scopo delle interviste è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
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<p><img src="http://www.ilcinemasecondome.net/img/preferito.jpg" class="articleimgleft" />Ho appena terminato di leggere &#8220;<a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1&amp;c=RNORGNMZTS3FY"><font color="#444444">Il mio film preferito </font></a>&#8220;, di Rick Lyman, edito per Elleu (357 pp. euro 18).<br />
Il libro  raccoglie ventuno interviste pubblicate a partire dal 2000 sul New York  Times;  ad essere intervistate sono diverse star del cinema   (tanto registi quanto produttori ed attori).<br />
Scopo delle interviste è &#8220;chiacchierare&#8221; durante la proiezione di un film scelto dall&#8217;intervistato  trovando così l&#8217;occasione per approfondire  il motivo della scelta e, parlando parlando   riflettere anche  sul cinema.<br />
I titoli scelti dagli intervistati  sono  sorprendenti,  solo pochi, infatti,  si  buttano sul  prevedibile grande classico (indovinate chi  vede &#8220;Shane&#8221;)  molti, invece, scelgono un film minore,  quasi titoli di  culto personale.<br />
E questa è una cosa che mi è piaciuta  subito perché sembrava promettere bene. Alcuni esempi:  Denzel Washington sceglie &#8220;Gente comune&#8221;,  Ron Howard preferisce &#8220;Il laureato&#8221;  Harvey Weinstein chiacchiera guardando coraggiosamente  &#8220;Exodus&#8221;,  Barry Sonnenfeld  &#8220;Dottor Stranamore&#8221; e, per finire,  Brian Gazer sceglie  il magnifico  &#8220;Mezzogiorno e mezzo di fuoco&#8221;.</p>
<p align="justify">Il libro, malgrado  le scelte  davvero molto personali, mi ha un po&#8217; deluso.<br />
Trattandosi, infatti, di interviste pubblicate su un quotidiano,  quasi tutte  hanno un fine promozionale. Lo stesso Lymann, nella premessa, lo  ammette  candidamente aggiungendo  anche che molte delle interviste non sarebbero state affatto concesse se non ci fosse stato qualcosa da presentare. In alcuni casi l&#8217;intervista è, addirittura, stata rifiutata perché non conviene ad una  star   &#8220;perdere tempo per parlare di un film altrui&#8221;.<br />
Si ha l&#8217;impressione che il fine promozionale <em>sporchi</em> molto il tono di diverse  interviste arrivando, secondo me, a falsarne il contenuto, soprattutto se chi pone le domande non riesce, o non vuole,  frenare l&#8217;interlocutore.
</p>
<p align="justify">E&#8217; così pur di parlare di Pearl Harbour Michael Bay azzarda un paragone strambo con &#8220;West side story&#8221; e Steven Soderbergh,  pur di buttare dentro &#8220;Traffic&#8221;, crea un discutibile collegamento con &#8220;Tutti gli uomini del Presidente&#8221;. Gli attori, bisogna dirlo,  sembrano più liberi  mentre i  registri e i produttori sono  molto più  disponibili a parlare dei propri film che di quello degli altri.</p>
<p>Quelle volte in cui l&#8217;intervistato  non sfrutta l&#8217;occasione per pubblicizzarsi, allora l&#8217;intervista acquista spessore e si arricchisce di  momenti interessanti come accade  in quella, in apertura di libro, a Quentin Tarantino, che all&#8217;epoca non aveva nulla da promuovere, o in quella a John Travolta il cui commosso ricordo di James Cagney  colpisce per la sincera devozione.</p>
<p>Spunti interessanti, sebbene sparsi, comunque  non mancano. Molti  degli intervistati  lamenta il fatto che oggi, negli Stati Uniti sia difficilissimo fare cinema perché le case di produzione dettano legge interferendo praticamente su tutto. Qualcuno sottolinea come sia cambiato il modo di fare cinema in America negli ultimi 30 anni e individua come spartiacque il film &#8220;Rocky&#8221;.  Qualcun altro si sbilancia aggredendo i moderni film d&#8217;azione sostenendo, con ottimismo dico io, che oggi se ne fa uno decente ogni cinquanta e che, invece,  il cinema di una volta&#8230;<br />
Il libro ha, però, un difetto fastidiosissimo.<br />
Ogni intervista, è preceduta da una presentazione puramente interlocutoria, probabilmente l&#8217;occhiello un po&#8217; allargato dell&#8217;articolo originale. In questa introduzione si presenta l&#8217;intervista fornendo informazioni o raccontando fatti che verranno ripetuti,  quasi ad oltranza, per un paio di pagine.<br />
Scarsa revisione? Mancata sistemazione di articoli di giornale che prima di essere messi in un libro andavano almeno riletti? Maldestro uso del taglia e incolla per la fretta di creare un istant book?<br />
Non ne ho idea. So solo che in alcuni punti veramente  si esagera.  Durante  una intervista  il lettore viene edotto circa tre volte che la pellicola che stanno visionando proveniva direttamente dall&#8217;archivio della casa  produttrice  e che per sicurezza era accompagnata da due funzionari molto preoccupati.  Il vestito di Julian Moore (che ha scelto di parlare di &#8220;Rosemary Baby&#8221;) ci viene spiegato un paio di volte e così via.</p>
<p>In questo modo, stringi stringi, delle interviste rimane molto poco.</p>

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