Skip to content

Category Archives: Appunti cinefili

Appunti ed opinioni sul cinema secondo…me

Invito a cena con delitto

05-Mar-05

“Invito a cena con delitto” pessima ma necessaria traduzione dell’originale “Murder by death” è il mio film feticcio. E’ un film del 1976 e che, quindi, vidi a circa undici anni in un cinema vicino casa che ora non c’è più.
Andai a vederlo perché qualcuno della mia famiglia me lo consigliò conoscendo la mia passione per il giallo, immaginando che avrei apprezzato una buona e divertente parodia. All’epoca, tralaltro, ero un assiduo lettore dei “Gialli per ragazzi” quelli con Jupiter Jones presentati da Alfred Hitchcock.
In ogni caso, malgrado la passione per i gialli, non apprezzai il consiglio perché quel film mi terrorizzò a morte, il “molto màcabro spirito” di cui era imbevuto riuscì a farmi sorridere poche volte.Immaginatevi la scena: in una platea che sghignazza, un bimbo impaurito con la testa nascosta dietro la spalliera della poltrona davanti che si sforzava di ridere cercando di comprendere cosa ci fosse da ridere.
Mi terrorizzarono nell’ordine: le urla del campanello, i quadri dai quali sbucavano occhi veri, i pezzi di cameriera robot nella valigia. Mi fece ridere solo la gag di James Signora, Ben Signore e basta.
Oltre a non ridere io non capivo la storia e, da ingenuo lettore di gialli, esigevo un colpevole, delle prove e una spiegazione finale che lo inchiodasse.
Un paio di anni dopo lo rividi, dopo aver letto qualche libro giallo in più, e capì cosa c’era da ridere, tutte le battute entrarono di diritto in quel mio contenitore di citazioni citabili che infiorettano gli eloqui dei cinefili. Particolare preferenza era accordata alle massime di Peter Sellers nei panni di un investigatore cinese che ricorda molto Charlie Chan. La battuta sulla “vacca sul muro” riesce ancora adesso farmi ridere. Divertentissimi gli storpiamenti grammaticali della sua parlata, perfettamente adattata in italiano per cui una stanza vuota diventa “stanza piena di persone sparite”.
Il film è divertente e gradevole, ho l’impressione che nel tempo abbia acquisito lo standard di cult movie. Ho scoperto molte persone che ricordano le battute, quasi tutti sanno, ad esempio, che “Domanda continua è come [...] a lungo andale illita”.
Il film si regge per tre quarti con gustose parodie scritte da un raffinato Neil Simon e ottime gag (lo scontro tra Sir Alec Guinnes, il maggiordomo cieco e la cameriera sordomuta è da antologia). Si sfilaccia nel finale in cui il gioco della parodia si appesantisce un po’ e arranca perdendo qualche colpo.
Notevole il cast, come dice Ernesto Maria Volpe in “ Pagine 70 “, il film è un grande film di attori, da Sellers a Niven a Peter Falk (che in originale recita con un divertente accento italiano). C’è anche Truman Capote che si prende molto in giro. E poi, come detto, Sir Alec Guinnes che “attende tutti con ansia”.
Un film gradevole, da riscoprire anche perché la versione DVD costa relativamente poco ed è dignitosa.
Attenzione, però, a non confondere questo film con “Signori il delitto è servito” che è altrettanto divertente ma è una parodia del noto gioco “Cluedo”.

Blog. Year one

22-Jul-04

Concedetemelo.  Questa volta su questo  blog si parla di blog e non di cinema.
L’eccezione è giustificata perché oggi ricorre il primo compleanno di questo blog. All’epoca,  il 22 luglio 2003, ero su Splinder e questo  fu  il mio primo post. Poi mi spostai in questa nuova casetta a pagamento molto più comoda, confortevole e sicura.

Che  cosa dire prima di soffiare le candeline?

Innanzitutto grazie a tutti quelli che hanno commentato o partecipato a questo blog, senza di loro avrei smesso molto presto, il tutto mi sarebbe venuto a ubbìa e avrei continuato a vedere film senza scriverne.
E sarebbe stato meglio, direbbe qualcuno.
Al massimo ne avrei parlato da solo in modo da non infastidire o coinvolgere nessuno.
Chi ha un blog desidera, almeno secondo me,  essere letto anche se non condiviso, altrimenti non c’è nessun gusto ad averne uno; io, però, non immaginavo, fin quando non l’ho verificato di persona, che ci fosse qualcuno disposto a leggere quello che penso del cinema e dei film che ho visto. Perché dovrebbe? Io non sono un critico sono solo uno spettatore tra l’altro "incolto".
Se sono ancora qui, allora,  la colpa è  solo vostra; in particolare di Cooper che fu il primo a commentare un mio post, e poi di Marquant, Saltuari e tanti altri.

Si sono macchiati di una onta maggiore  quelli che, magari senza commentare mai, mi hanno pure linkato o, peggio, aggregato o, addirittura, intervistato.

Grazie a tutti i blogger di cinema, alcuni ormai assunti al rango di vera e propria  guida;  per colpa  loro  ora sono uno spettatore,  più esigente e un po’ meno "incolto". 
Mi dispiace non aver trovato il tempo di scrivere quei mille e cinquecento post che ho in mente e  di non aver  dedicato una sola riga su un paio di film che ho visto e che mi sono piaciuti all’inverosimile.
Non è solo colpa mia: la stanchezza e il tempo che manca hanno spesso buon gioco. Ecco perché posto poco.

Grazie anche agli altri blogger per  avermi fatto apprezzare realtà, mondi ed opinioni diverse, a volte incredibilmente diverse, dalle mie.  Ecco, se non avessi conosciuto i blog forse ora sarei una persona, e non solo un cinefilo,  un pizzico diversa.

Grazie, e ho finito, alla signora Fringe.
Perché sì, Fringe è sposato. Quando iniziai non le dissi nulla, poi all’improvviso le consegnai un paio di mesi di post. Da allora lei legge le mie cose prima di voi, le corregge, le aggiusta… sapete ci siamo conosciuti così. Lei rileggeva le cose che scrivevo… anche se, all’epoca,  non si trattava di cinema, ma di cose molto più noiose.
Un giorno, forse, racconterò.
Be’, ho finito.  Adesso facciamo presto, soffio subito sulle candeline perché la cera si  sta sciogliendo e, cosa più importante, sta per cominciare CSI.

Ben detto, Cooper!

19-Nov-03

Ha ragione, come quasi sempre, il buon Cooper che, nel suo post di oggi, riflette su alcune cose riguardanti il mercato dei DVD.
All’elenco di Cooper si potrebbero aggiungere le edizioni in DVD di “Pulp Fiction”: tre nel giro di pochi anni, senza possibilità per chi ha acquistato la prima vergognosa edizione di rottamarla in cambio, magari, della terza.
Tanto il pubblico paga lo stesso anche se salato.
Con il DVD sembra non esistere più una versione ufficiale del film, quella, per così dire, vera, ma tante edizioni diverse: la Collector, la Special, la Classic.
Si perde il senso, e la necessità artistica, di operazioni del genere; quello commerciale è, invece, chiaro anche se travestito da “cura filologica del prodotto”.
E’ come una specie di self service dove si è liberi di scegliere quale film vedere.
Un po’ come dal gelataio: Un “Blade Runner senza voce fuori campo e un pizzico di finale buonista”, per favore” oppure un “ET ridoppiato” o anche un “Memento montato diversamente” e, infine, “un Signore degli Anelli con quaranta minuti in più, con Saruman”.
L’elenco potrebbe essere infinito, non so se la pazienza e i soldi durino altrettanto. La mia preoccupazione è che, attraverso il DVD, arriveremo ben presto al film componibile, una specie di patchwork interattivo con componenti selezionabili.
Mentre si “fantastica con questi pensieri”, in nome di una malintesa filologia, una parte del cinema, quello degli anni 30, sparisce divorato dal tempo.
Ci troveremo presto con quattro, costose ed inutili, edizioni di “Blade Runner” e solo qualche ricordo sbiadito dei film di Fritz Lang, del dottor Caligari o dello Studente di Praga, film dei quali solo qualcuno riconoscerà, filologicamente si intende, le citazioni.

Flash Gordon. Il sequel mancante

17-Nov-03

Macerie, boati e grida fanno da sottofondo alla fuga degli eroi; tra le macerie un anello con una enorme pietra che, credo di ricordare, era gialla. All’improvviso una mano invisibile raccoglie da terra l’anello.
E’ un anello potentissimo. No, non è quell’anello, ma un altro meno potente e molto più appariscente. Una risata satanica, lunga, lunghissima. E’ quella del cattivo di turno che, per l’occasione, è interpretato da un grande attore. E’ proprio lui che, in qualche modo invisibile, raccoglie l’anello.
La risata è prolungata al punto da anticipare il tema di una eccezionale colonna sonora. Come è che faceva il tema della colonna sonora?

Tum tum tum tum tum …. a-ah!!
Saviour of the universe! Tum tum tum tum tum … a-ah!!
He’ll save everyone of us!
Mentre questa risata dilaga, sullo schermo appare il classico “The end” seguito da un punto interrogativo. No, forse mi sbaglio, erano tre puntini sospensivi. Insomma era un “The end” che lasciava intuire che forse tanto “The end” non era.
Un finale aperto ad un sequel, d’altronde il cattivo, forse, non era veramente morto se andava in giro tra le macerie a raccogliere anelli. Mi sono sempre chiesto perché tra i tanti sequel fatti negli ultimi anni, nessuno ha mai pensato a dare un seguito a questo film del 1980.
Perchè no? Se Il pianeta delle scimmie ne ha meritati ben cinque e Alien quattro; se hanno fatto un prequel di tre videogame per Guerre Stellari; se non hanno lasciato in pace nemmeno i Blues brothers e Psycho, perché non dare un seguito a questo fumettone fantascientifico pieno di scenografie e costumi bellissimi.
Lo ammetto, gli attori non erano un granché, però c’erano due attrici italiane e un giovanissimo Timothy Dalton; c’era anche una specie di giocatore di football americano che faceva la parte dell’eroe.
Ricordo anche uno scienziato buono, buonissimo interpretato da un attore dal nome davvero indimenticabile: Topol. E poi, quella colonna sonora. Io avevo il disco in vinile, copertina gialla.
Ma come è che faceva?

Tum tum tum… a-ah!!
He’s a miracle
Tum tum tum… a-ah!!
King of the impossible
He’s for everyone of us
Stand for everyone of us
He’ll save with a mighty hand
Every man every woman Every child - with a mighty flash

Ma perché non hanno mai fatto un sequel di quel Flash Gordon?

Una risposta a webgol? Forse

07-Sep-03

E’ più difficile scrivere dei film che mi sono piaciuti che di quelli che non mi sono piaciuti; non so se è una regola generale, valida per tutti, o è solo un blocco dello scrittore (anzi del digitatore) particolarmente selettivo.
Per me è così.
Forse perchè i film che non mi sono piaciuti rimangono ad una certa distanza da me; una distanza tale che posso ancora cogliere i difetti di ciò che ho visto, posso ancora descriverli, posso ancora sbertucciarli come si fa vigliaccamente con cane legato ad una catena. Più solida e ben fissata è la catena più sono insolente.
I film che mi piacciono si avvicinano troppo, non riesco più a cogliere l’insieme, sono stordito dal dettaglio, magari da un solo dettaglio ma sufficiente a sbilanciare lo sguardo, traballare il cervello, annodare le dita mentre provi a scriverne, la lingua mentre provi a descriverli.
Più mi piacciono più si avvicinano.
Più mi piacciono più è difficile scriverne.
Più mi piacciono più desidererei ricorrere alle stelline dei dizionari: una stella per ogni unità di misura della distanza.
Esiste un’altra categoria di film, quelli che non hanno una distanza, zero stelle, aderiscono perfettamente: lo sento ma non sono in grado di vederlo, nemmeno un dettaglio. Parlare di questi è impossibile, sarebbe come scrivere di sè stessi, in un modo così pericolosamente vicino all’anima.
Ecco perchè, caro webgol, almeno secondo me, scrivere di cinema è un po’ un atto di coraggio, si corre il rischio di rivelarsi troppo e di fornire, anche per esclusione e deduzione, la distanza che esiste tra te e tutte le cose della vita. Perchè, come dici, il cinema è arte che ha il suo posto in mezzo alle cose e, soprattutto, alle persone.
Il problema è nella distanza.

web counter