Il “piccolo” film di fantascienza a cui mi riferivo nell’ultimo post è “La fuga di Logan”. Un altro di quei film di culto personale, non a caso inserito tra i 31 film della vita.
Uscì nel 1976 e fu di lì a poco oscurato da quello che ora è l’episodio IV di “Guerre Stellari” e da “Incontri ravvicinati”.
Un film sfortunato.
Fare un film di fantascienza in quegli anni deve essere stato un po’ come essere un compositore al tempo di Mozart. Solo che, in questo caso, i Mozart erano due. Pur essendo un film per nulla paragonabile all’impatto scenico della saga di Lucas, “La fuga di Logan” riuscì a vincere l’Oscar per i migliori effetti visivi. Era una fantascienza fatta di plastica, fumogeni, costumi fantasiosi e set traballanti. Un tipo di fantascienza, per intenderci, molto fedele al principio che se proprio non puoi stordire e affascinare con la tecnica, i soldi ed il marketing, allora, è bene farlo almeno con le idee.
E nel film, e nel romanzo da cui è tratto, le idee sono tante; in buona parte provenienti da quella fantascienza che aveva, soprattutto all’epoca, molto cari i tempi post apocalisse.
Le varianti sono numerose: nel film ritroviamo l’idea del controllo sociale, anzi demografico, affidato alla freddezza siliciata del computer, l’esplodere del libero arbitrio, la fanta modernità dipinta come epoca un po’ fatua, con rigide gerarchie sociali e politiche che concede poco spazio alle riflessioni e alla vera umanità (emblematica la scena e i dialoghi di apertura o la scena nel salone di bellezza).
Forse semplice moralismo, forse era una fantascienza facile, oramai ingenua, probabilmente un film perfettibile.
Però…
Però è significativo che tale film mi sia venuto in mente proprio in questi giorni, mentre il cerchio della saga di Lucas si chiude. E’ altrettanto significativo che tra tanti robot votati al cabaret che popolano la saga di Lucas abbia sentito la mancanza di un robot, veramente cattivo come il lattone Box che congela chi fugge.
Il fatto, infine, che sia andato alla ricerca di informazioni sul film vuol dire che “La fuga di Logan”, per brutto che sia, almeno sotto il piano emotivo qualcosa mi ha lasciato.
E non solo a me, visto che un remake, e non un sequel, pare essere preproduzione.
E poi.. credetemi non è affatto un brutto film.
Le idee, e le storie, al cinema contano più delle saghe. Anzi, sarebbe meglio venissero prima.
Nel frattempo, c’è chi ha un blog che si chiama Logan time e chi, forse, questo film lo ricorda ancora.
Qualora questo post vi abbia fatto venire voglia di vederlo o, magari, rivederlo, devo darvi una pessima notizia: il film non è distribuito in DVD nel mercato europeo ma solo in Regione 1. Se proprio non potete aspettare…
David Lynch è uno dei più grandi visionari del cinema, capace di creare rappresentazioni deviate, sporche, disturbate.
