Il primo film di Clooney mi sorprese moltissimo, lo scrissi anche in uno dei miei primi post (bei tempi, all’epoca ero all’inizio del blog). Attendevo, quindi con molta curiosità, il suo secondo film; gli echi veneziani mi avevano già rassicurato: “Good night, and good luck” è uno dei migliori film dell’anno.
Rispetto a “Confessioni”, “Good night, and good luck” è girato in modo più lineare e geometrico: Clooney abbandona i vezzi del suo debutto più adatti a raccontare il delirio di un probabile mitomane.
Qui, invece, si “limita” a mettere in scena le premesse lineari e le conclusioni indefettibili di un “apologo” della televisione. Non servono, quindi i ghirigori barocchi, le finzioni anche sceniche o i flashback ingannatori perché si racconta una storia vera, con tanto di materiali di repertorio, incluso il vero senatore McCarthy, perfettamente innestati nel film.
Per guadagnare in efficacia, e non solo per ossequio al cinema degli anni ‘50, si sacrifica anche il colore che in “Confessioni” era utilizzato in modo molto che ricordava il Soderbergheriano “Traffic”.
Clooney in questo film è, quindi, meticoloso: affida l’efficacia e la credibilità del suo apologo sulla televisione ad un asciutto rigore rischiando di diventare, a tratti, quasi asettico nei confronti della sua stessa storia, mostrandosi spesso distante dai suoi stessi personaggi. Le loro vite sono un contorno quasi occasionale e anche la vicenda del senatore Mc. Carthy, in fondo, è solo un pretesto; si conclude, infatti, rapidamente, giusto un paio di battute ed è spinta via come una scenografia inutile.
Più che le vicende, i fatti e le persone, contano i prìncipi.
E questi, secondo Clooney (che ha anche scritto il film) contano anche più delle idee.
La conclusione dell’apologo è chiara: la televisione ha il dovere di essere libera e di respingere le pressioni non solo politiche. La televisione ha degli obblighi da adempiere anche a vantaggio futuro di chi la sponsorizza.
Apparirà una semplificazione eccessiva, un esercizio di retorica, e contro la “Cattiva maestra televisione” è esercizio molto facile, però mi ha fatto un certo effetto, dopo aver ascoltato le ultime battute pronunciate da un monumentale David Strathairn, tornare a casa e accendere la televisione giusto per vedere “quello che c’è”. E arrendermi.
Qui la scheda dei Cinebloggers




25 Comments
A me è piaciuta proprio questa, come dire, retorica vintage. Credibile proprio perché ripresa dagli anni Cinquanta. In un film ambientato ai giorni nostri sarebbe risultata insopportabilmente falsa, invece così ha un senso e un peso notevoli.
è vero, confessioni era molto bello, e mi pare anche quello pure vintage…
Scusate a tutti e due…
Mi fareste la cortesia di parlare “potabile”!
Che BIP significa esattamente “Vintage”! Per caso “old fashioned” “retro’” ?
Grazie.
Fringe poco avvezzo ai neologismi.
Ma il vintage non è quando due zozzoni si bendano, si legano tutti coperti di pelle, se menano e poi dicono che ci piace?
E’ che “retorica retro’” fa un po’ cacofonia
Vintage è spesso usato in accezione negativa.
In questo caso la ricostruzione di un’epoca non è gratuita o vacua, c’è un ‘anima dietro.E’ come quando Visconti ( il parallelo con Clooney non sembri offensivo)pretendeva samovar e servizi di bicchieri originali d’epoca, molti lo criticavano e parlavano di estetismo.Follie, tutto aveva un perchè e contribuiva al tessuto e alla struttura dei suoi capolavori
fringe (a parte che ste pagine dei commenti mi mandano ai pazzi) ma tu hai messenger?
Il mio indirizzo è quello che tu sai
Grazie a tutti per la spiegazione di vintage. Sara’ l’eta’ ma a me ’ste nuove parole mi fanno rimanere illibato.
Alpoison , mi hai ricordato con il tuo commento una scena de “la caduta degli dei” che ho rivisto una decina di volte. Ma non c’entra nulla con il vintage. Quanto all’estetismo io l’adoro, la meticolosita’ di un allestimento e’ fondamentale .
Ferdi Quello che dici tu e’ quando ti fai comprare “barbarella ” a 10 euro su play
ti ho accontentato di là da me!
lo so che non c’entra col vintage, volevo solo dire che il vintage puo’ essere visto male ma non è detto che sia negativo se dietro c’è qualcosa
Ho capito, ho capito. Il tuo commento mi ha prodotto un corto circuito e mi e’ venuta in mente una csoa
del film di visconti.
bellissimo il tuo blog. ci tornerò e mi permetto di linkarti.
il film lo vedrò in settimana, e la mia curiosità è alle stelle.
L’ho trovato sincero proprio in virtù dell’assenza di “ghirigori barocchi”.
Ma le battute finali del protagonista mi hanno lasciato in bocca un gusto un po’ amaro ascoltate dalla posizione di chi intravede i meccanismi della tivvù di oggi.
Forse avrebbero dovuto lasciarmi un filo di speranza.
giusto per non esser sempre d’accordo (vai sui cineblogger, spero che il mio voto sia una bella sorpresa!) trovo che qualche virtuosismo di troppo clooney se lo faccia scappare anche qui ad esempio, quando Murrow deve eser ricevuto per la prima volta dal capo della CBS, che mi rappresenta quella segretaria che viene avanti e poi il carello si sposta a destra per inquadrare in campo lungo Murrow seduto su un divano che attende di entrare?
la solitudine del peorsonaggio? forse ma un po’ troppo alambiccato….
cmq pensa cosa puo’ significare uscire di casa mentre la ventura e compagni sguazzano nella melma del reality ed andare a sentirsi quelle profezie sul futuro della tv!
anch’io ho qualche piccola riserva per il film. l’ho trovato un po’ troppo freddino, un po’ davvero troppo distante dai suoi personaggi…
eppure è un film importante, con una fotografia sublime e uno scroscio di jazz continuo ad accompagnarlo.
formalmente ineccepibile devo dire. forse però il finale è un po’ troppo rapido, anche se bisogna elogiare Clooney che riesce a raccontare una storia in 90 minuti quando oggi sembra che in meno di 120 non si riesce neanche a presentare i personaggi.
Noodles io non l’ho trovato freddo ma deliberatamente distante, credo il mancato sviluppo dei personaggi sia una scelta che deriva dalla natura stessa del film. Forse approfondire troppo sarebbe stato retorico.
Il finale e’ rapido perche’ quello che conta non e’ mc carthy ma il principio.
Ava A me e’ capitato di tornare a casa e vedere se non ricordo male le finali di miss italia.
Clooney non rinuncia mai ai virtuosismi ma non mi pare che stiano male.
Non ho ancora visto il film. Volevo solo dire che dobbiamo festeggiare il ritorno al cinema di Nicola Moroni dopo 15 anni di assenza.
Quasi quasi avviso la polizia e gli facciamo un party a sorpresa.
Scusami per l’ot.
P.S. A Moroni, permettici di commentare il tuo blog.
Lascia che la polizia l’avverta il gestore della sala.
Io esigo che moroni, unico blogger sdoganato, anzi sciaruffolato, posti immediatamente su old boy.
Metto su una petizione?
Buon giorno e buona fortuna. Io trovo che il film di Clooney sia interessante proprio nella scelta del lingaggio audio visivo.
Clooney giuoca molto sulla ripresa nella ripresa.
I primi piani sono una scelta formale precisa. C’è come un esercizio costante di allitterazioni visvive per non fare mai dimetnicare allo spettatore che sta vedendo la televisione ettraverso il cinema.
Sono d’accordo sulla restorica retrò o vintage che dir si voglia che rimane, forse, l’unico limite del film, sempre a parer mio.
Poco usata la musica. Mi sembra utilizzata prevalenemtente nelle scene del locale, quando cioè la musica c’è.
Molto ben costruiti i dialoghi, perchè funzionali all’obiettivo dell’imprinting della narrazione.
Molto curata la ricostruzione storica e la scelta conseguente del bianco nero.
Che volere di più da un uomo bello, ricco e famoso?
Un saluto.
Rob.
Il bianco e nero senza ombre e troppo denso credo sia l’unico difetto del film.
comunque mi piacerebbe sapere quali sono i vezzi o virtuosismi che si concede Clooney in questo film. ci sono una manciata di scelte tecniche o di regia (un paio d panoramiche dall’arco ampio, qualche passaggio di macchina a mano) e sono tutte in coerenza con il complesso del film. (al limite a sforare è la cantante che se anche ogni tanto funge da commento -molto vago- è un’aliena).
Il film è scarno, semplicissimo e accurato, mi pare siamo tutti d’accordo ma quali sarebbero quest vezzi?
(ah, per la cronaca, mi oppongo e mi escono lingue di fuoco dalle nari a sentir l’attribuzione a Confessions di qualche influenza Soderberghiana.)
A me e’ piaciuto davvero molto, ma poi, leggendo le critiche ”ufficiali” che lo hanno giudicato con una certa freddezza e non poche riserve, ho capito che era proprio un capolavoro. Ora scopro che i cinebloggers (di cui non conoscevo l’esistenza fino a un minuto) hanno espresso giudizi molto lusinghieri su questo film. E sono per questo motivo contento il doppio. Saluti.
LG io non ho parlato di vezzi! Ho detto che li abbandona. Le influenze soderberghiane in traffic? Be’, a parte i soldi, mi pare di ricordare una idea sull’uso del viraggio cromatico che era uscita da traffic. Vabbe’ che dopo l’hanno utilizzata anche per C.S.I…
effettivamente era ava, tieni ragione. Quanto alle colorazioni, confessions of a dangerous mind aveva virtuosismi ben più complessi ed interessanti che non la scemenza Soderberghiana dei viraggi -che c’e’ stata spesso nel cinema americano: ogni genere il suo colore, per dire: schermi dentro lo schermo, siparii, riflessi menzogneri, roba che al limite arriva dallo sceneggiatore, a mio parere.
mi aspettavo qualcosina in più, forse per i numerosi elogi della critica, ma il film è ben fatto e riesce a tenere per tutta la durata nonostante l’argomento non leggerissimo. ottima fotografia e buona rivisitazione degli standard jazz (i’ve got my eyes on you, how high the moon). unici nei secondo me: l’eccessivo protagonismo del fumo di sigaretta e la rapidità con cui clooney conclude il film.
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