Devo ammettere, quasi confessare, che a me i film di Woody Allen piacciono con moderazione. Non stravedo per le cose che fa, e che ha fatto, anche se riconosco che un paio di suoi lavori sono molto al di sopra della media e che qualcuno arriva anche al capolavoro. Molto probabilmente i suoi film mi piacerebbero di più se fossi almeno Newyorkese, forse in questo modo li avvertirei come meno distanti.
Anche il fan più incallito, o il cinefilo più appassionato, però, non può fare a meno di rilevare come da un po’ di tempo, diciamo una decina di anni circa, il suo repertorio comincia ad invecchiare, la sua comicità sia diventata inesorabilmente obsoleta, i temi dei suoi film, che non è che siano poi tanti, cominciano ripetersi ad oltranza.
Woody Allen, in definitiva, oggi mi sembra un anziano e augusto maestro che sale in cattedra e, con poca fatica e molta classe, imbastisce una lezione piacevole che, però, affascina solo le giovani matricole.
Gli altri, quelli fuori corso che già conoscono i suoi artifizi, i trucchi e i tempi, ormai, non li sorprende più. A stento li tiene a bada.
Queste canaglie gli concedono al massimo un sorriso appena accennato e rimangono in attesa della prossima battuta in cui, magari, il Vecchio Professore fustiga la modernità dice la sua sulla psicanalisi o, come al solito, sulla masturbazione. Alla fine non si sbadiglia, un po’ per il rispetto e un po’ perché‚ almeno un sorriso riesce a strapparlo.
“Anything else” è il classico film di Woody Allen, dalla consueta durata saggiamente contenuta, in cui il Vecchio Professore sciorina il suo catalogo di tic, temi e sedute psicanalitiche, li arricchisce con dialoghi ricchi di sagacia, battute pungenti, qualcuna meravigliosa, e con un cast più che dignitoso. Ovviamente ben girato, ben diretto, ben fotografato, ben montato.
Il solito buon Woody Allen, insomma. Nulla di più e nulla di meno.
Può piacere perché alla fin fine è senz’altro rassicurante sapere che in un mondo che cambia, lui rimane sempre lo stesso, però.
Io la smetterei qui.
Lo so, sto continuando il saccente gioco del “Se io fossi” inaugurato un paio di post fa, forse è colpa del caldo.
Io la smetterei qui, dicevo, arrivato a settanta anni mi dedicherei ad insegnare il mestiere ad altri perché di cose da insegnare ne avrei, scriverei un’autobiografia, magari un bel libro sul cinema. Farei il produttore o mi farei dirigere da altri… a settanta anni qualche rischio in più lo correrei, perché a furia di ripetere le cose il pubblico si annoia e anche io.
Insomma, … something else Mr. Allen. Please.




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