31 film della vita e solo uno con Totò?
Una crudeltà del genere si può giustificare solo se si accettano i fini della lista, ammettendone i limiti, facendoci anche dell’ironia.
Un solo film con Totò, citando Giacomo Furia, il Cardone “Pinturichio prima maniera” della banda degli onesti, è un “reato a responsabilità limitata” … e a me che mi fanno?
E’ una scelta difficile perché Totò, più che un “semplice” attore comico, più di qualcosa che vive dentro lo schermo (televisivo o cinematografico che sia), è qualcosa che mi ha accompagnato per tutta la vita.
Per questo è difficile scegliere un solo film di Totò; lui, il Principe, è una sorta di contrappunto ironico della vita, è lo sberleffo strisciante che si manifesta, al momento opportuno, con la solennità di una benedizione tanto irrevocabile quanto definitiva e fragorosa (ma mi faccia il piacere! Mi faccia), come in “Totò a colori” nella famosa scena della “imitiassion de Picassò”.
Il contrappunto ironico è come la famosa serva, nel senso che “serve” a non prendere mai troppo sul serio tanto la vita, quanto gli uomini o i caporali. Di tutti e tre si deve sempre saper ridere, magari utilizzando una delle battute di Totò; proprio una di quelle che, per una strana osmosi, sono entrate “nel linguaggio comune” trasformandosi nei modi di dire tanto noti ed efficaci che se ne fanno dei libri, quasi dei breviari. Quelli di Cuneo, gli ostetrici e, soprattutto, chi ha sempre “carta bianca”, tanto per dirne alcuni, sanno bene a cosa mi riferisco.
Se proprio devo scegliere un titolo, allora, è “La banda degli onesti” perché soddisfa una serie di requisiti. E’, innanzitutto, un film in cui Totò ha delle ottime spalle, talmente brave che gli reggono il confronto. Non a caso una delle battute più celebri del film la pronuncia Peppino (”Quando c’era lui i treni arrivavano in orario). L’altra spalla è Giacomo Furia, nel ruolo dell’imbianchino Cardone personaggio la cui tenera mitezza viene spesso ridicolizzata da Totò (”Cardo’ l’intimo non vi rode!”).
Un altro motivo per cui questo film merita di essere inserito nella lista è che, pur avendolo visto almeno una ventina di volte e conoscendo quasi a memoria tutte le battute, riesco ancora a riderne. Scopro sempre una nuova sfumatura della mimica di Totò o nel viso dell’ apparentemente imperturbabile Peppino.
Sulla mimica di Totò sarebbe necessario scrivere di più; era un attore completo, capace di recitare più di un ruolo nello stesso film, riuscendo a caratterizzare magnificamente cinque grotteschi personaggi; cosa che almeno all’epoca fu snobbata dalla critica. La stessa critica si rese a stento conto che Totò, se diretto bene, era capace di ammantare la sua comicità con un velo di amarezza, di melanconia poetica (”Cosa sono le nuvole” o “Risate di gioia”), e che nulla aveva da invidiare a Chaplin (sì, a Chaplin) come avvenne quando fu diretto da Pasolini.
E poi dici che uno si butta a fare il cinefilo!
Tornando a “La banda degli onesti” aggiungo che del film ricordo sempre con piacere la colonna sonora e la sceneggiatura di Age e Scarpelli. Il film, infine, è degli anni 50 e offre uno spaccato sul tessuto sociale dell’Italia del dopoguerra, senz’altro è uno sguardo dato per divertire ma la cosa strana è che, scherzando scherzando, si scopre che molte cose non sono tanto cambiate.
Il ragioniere Casoria è ancora in giro!


One Comment
Concordo pienamente anche se in coppia alla Banda degli Onesti mi permetto una aggiunta quasi obbligatoria: Toto’, Peppino e la Malafemmina, che solo per la la scena della lettera con Peppino entra di diritto nella Storia del Cinema (quello con la esse maiuscola eh!!)…
Hugh! LV&P
Post a Comment