Per questo quarto film dei miei 31 della vita è necessario contravvenire ad una regola che mi sono imposto di rispettare da quando ho iniziato a scrivere di cinema: evitare di raccontare la trama dei film.
In questo caso, però, è necessario almeno accennarvi perché, senza raccontare la trama, si perderebbe qualcosa. Saltate, se lo credete, il prossimo paragrafo.
La storia, dunque, molto in breve: Anton Phibes, celebre organista, perde la sua adorata moglie a causa di un intervento chirurgico seguito ad un grave incidente d’auto. Distrutto dal dolore, e sfigurato da un altro incidente automobilistico, Phibes mette in moto una crudele vendetta: uccidere tutti i medici che parteciparono all’intervento della moglie ritenuti, a torto, responsabili della sua morte. Per realizzare la sua vendetta Phibes decide di ispirarsi alle dieci piaghe dell’Egitto di biblica memoria.
Ciò che mi colpì la prima volta che vidi, almeno venticinque anni fa, questo film, furono proprio gli ingegnosi metodi, fantasiosi quanto efferati, con cui Phibes realizza la sua vendetta. Alcune di quelle indimenticabili "esecuzioni" mi sono rimaste impresse a lungo. Cito quasi a memoria: la fulminante rapidità della "peste degli animali", la sublime morte tramite le cavallette, la divertente idea sottesa all’esecuzione tramite le rane e, per finire, la grandine nel cuore di un parco pubblico Londinese.
Altre cose memorabili del film sono le scenografie dell’abitazione di Phibes, caratterizzate da cromatismi esasperati, che si rifanno ad un assurdo e grottesco stile art-deco; il set di abiti in puro stile anni ‘20 indossato da Vulnavia, l’assistente di Phibes, che accompagna a suon di violino alcuni omicidi, e l’orchestrina jazz di automi meccanici che fornisce parte della colonna sonora del film.
Pur essendo un horror il film è intriso di una giusta dose di macabro umorismo che rende le efferatezze di Phibes ancora più deliziose. La scena in cui la polizia stacca il corpo della vittima della "peste degli animali" da un massiccio pannello di legno rimane, ad esempio, una delle cose più divertenti che io abbia mai visto in un horror.
Il film, storia e scenografie a parte, poggia solo ed esclusivamente su Vincent Price, attore indimenticabile, alle prese con un personaggio muto, al quale riesce a conferire, solo con la una straordinaria mimica e la sua inimitabile voce, una dimensione sospesa tra la crudele razionalità ed il desiderio, quasi ossessivo di vendetta animata soprattutto dall’amore che nutriva per la moglie.
La recitazione di Price sovrasta quella dell’altro protagonista del film: Joseph Cotten e permette di chiudere un occhio su una regia che non è esattamente impeccabile.
Fu proprio grazie a questo film che conobbi, ed imparai ad apprezzare, un straordinario attore che, pur avendo un volto "buono", ha recitato in tanti horror di Roger Corman, che è stato il famoso dottor K e che Tim Burton volle nel ruolo del creatore di "Edward Mani di forbice".
E pensare che un attore così rischia di essere ricrordato per essere "solo" la sinistra voce che si sente in "Thriller" di Jackson.
Per gli amanti delle curiosità Vincent Price è stato anche un affermato cuoco, mi domando cosa davvero pensasse dell’amontilado.




One Comment
Vincent Price…che uomo. CUriosa somiglianza con il nostro Ciccio Ingrassia, col quale tra l’altro recitò in LE SPIE VENGONO DAL SEMIFREDDO di Mario Bava.
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