
“The Ladykillers” è un film decisamente riuscito per un motivo semplicissimo: è una commedia che fa ridere. Questo dovrebbe bastare per promuoverla più o meno a pieni voti senza stare troppo a domandarsi, magari un po’ afflitti e contriti, che fine abbiano mai fatto i fratelli Coen. La storia è divertente, le gag funzionano e gli attori sono bravi. Punto e basta. E’ più che sufficiente.
Senz’altro anche questo film è, come il precedente, ancora un quasi Coen,con qualche guizzo di ordinaria amministrazione ma senza particolari colpi di genio.
Però, stavolta, l’assenza si nota molto meno e quel “quasi” diventa anche tollerabile se giustificato con “la ricerca della strada da prendere” che i fratelli sembrano voler intraprendere. Insomma “The Ladykillers” è un buon viatico, un discreto punto di partenza anche se certamente non il migliore.
Tra le cose che mi hanno colpito c’è senz’altro il fatto che, pur in presenza di uno straordinario Tom Hanks, il film rimane meravigliosamente corale, con spazio e tempi dedicati ad ogni singolo protagonista. Certo Hanks domina ma non sembra rubare la scena a nessuno. E’ questo è senz’altro merito dei fratelli Coen che hanno saputo tenere in riga la storia e il cast.
Ho trovato molto riuscita, ed è forse la vera intuizione Coeniana, la rielaborazione del materiale del film del 1955, paradigma di black comedy tipicamente british che i Coen coniugano con i ritmi quasi da slapstick e commedia fracassona di stampo americano.
Il Tamigi brumoso diventa il solare Missispi. Le macchiette del primo vengono aggiornate, sporcandosi di riferimenti etnici, ed adattate a nuovi ritmi e colori e tutto sembra funzionare a dovere.
Pur avendo apprezzato questo remake vi consiglio di recuperare anche l’originale del 1955 (trasmesso dalla RAI il giorno dell’uscita del film dei Coen) per tre buoni motivi: Sir Alec Guinnes, Peter Sellers e Herbert Lom. Per dirla in breve: uno dei più grandi attori del mondo e una delle coppie comiche più devastanti che il cinema abbia mai avuto.


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