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Kill Bill: Vol. I

Kill Bill Dei quattro film di Quentin Tarantino quello che meriterebbe di essere rivalutato è “Jackie Brown“. Con quel film Tarantino confermò, infatti, di essere un grande regista capace di saper modulare i temi del suo cinema dimostrando di avere tecnica sublime e non di essere solo un regista di moda e di culto. Jackie Brown è, infatti, un film tanto distante da Le Iene” e “Pulp Fiction” da apparire quasi una pausa di riflessione, una specie di film girato dopo un salutare periodo sabbatico.
In quel film era evidente, almeno a me, come Tarantino si destreggiasse tra tentazioni di film di genere e grande cinema con una agilità e una sicurezza che solo i veri grandi registi hanno.
Jackie Brown” non è stato un cult movie come i precedenti ma rimane un grande film. Il lento ingranaggio della storia era perfetto soprattutto perché era raccontato, appunto diretto, in modo magistrale; la recitazione era mantenuta in sintonia con la storia. Nessuna concessione alla cinica e divertita ironia di “Pulp Fiction” o alla crudele violenza de “Le Iene” perché queste sarebbero state fuori luogo. Forse per questo motivo fu un film sottovalutato tutti si attendevano un film che raccogliesse gli spunti dei primi due portandoli all’estremo e rimasero delusi.
Dopo sei anni Tarantino torna con “Kill Bill: Vol. 1“, un film assolutamente deludente che raggiunge la sufficienza solo per una magnanima “continuità di giudizio”: non me la sento di stroncare la media di un giovane e promettente regista che, dopotutto, ho inserito nella mia lista dei 31 film per la vita.
Kill Bill: Vol. 1” è un film in cui, secondo me, domina l’intenzione di strafare, di eccedere inutilmente in trucchi del mestiere e riflessioni cinefile. In scarse due ore viene citato tutto lo scibile cinematografico di genere, si passa da Charlie Chan (il figlio numero 1 dello sceriffo) a Orson Welles (l’apertura della finestra sul paesaggio innevato); dai cartoni giapponesi a Morricone i cui temi riecheggiano qui e là nella colonna sonora passando, ovviamente e dovutamente, per Sergio Leone e i telefilm anni ‘70.
Sembra quasi che Tarantino sia imprigionato nella sua voglia di mostrare quali sono i suoi riferimenti al punto tale da diventarne uno schiavo soggiogato. E’ un peccato perché nel film gli spunti e le idee di un grande regista ci sono. Un paio di esempi: i passaggi al bianco e nero sono magistrali per la scelta dei tempi e per il modo in cui sono realizzati; ancora, l’innesto di un cartone animato e le scene, e le cose, da cartone animato come il furgone dell’infermiere o la tenera killer con gli occhi a mandorla e, per finire, i meravigliosi piani sequenza.
Insomma un film molto al di sotto delle mie aspettative, certo prima di chiudere il giudizio bisognerebbe aspettare il Volume 2 sperando, appunto, che qualcuno, nel frattempo, liberi Tarantino.






One Comment

  1. D’accordo su tutta la linea.

    Posted on 28-Oct-07 at 13:31 | Permalink

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