Recupero in home video di un film della stagione passata: “In linea con l’assassino“.
Due osservazioni prima di parlare del film; una delle due un po’ pedante. Sappiatemi perdonare.
La prima osservazione è sul titolo che soffre della solita maldestra e poco letterale semplificazione della traduzione dall’orginale Phone Booth. Ormai ci siamo abituati ai titoli tradotti male; parlarne male è quasi un luogo comune. Aggiungiamo, allora, anche questo alle mezze stagioni che non esistono più.
La seconda osservazione riguarda il doppiaggio, anzi il missaggio delle voci.
Per comprenderla devo anticipare, almeno per capi molto sommi, la storia: Collin Farrel pubblicitario spregiudicato fa il cinico fetente con la moglie, l’amante, i colleghi e il mondo intero.
A questo campione da Cuore d’Oro capita di rispondere ad una telefonata da un telefono pubblico. Dall’altra parte del cavo il solito killer con il complesso di Minosse che minaccia di ucciderlo qualora dovesse abbassare il telefono e, ovviamente, fornisce la prova di averlo sotto tiro.
Altrettanto ovviamente il Minosse conosce tutte le malefatte del pubblicitario ed è lì per punirlo.
Che c’entra il doppiaggio? Un attimo.
Del Minosse di turno si sente solo la voce che non è un elemento puramente fonico, ma è la vera antagonista del film.
Nella versione doppiata la voce proviene da una zona idealmente posta avanti allo spettatore.
Nella versione originale, invece, la voce proviene da dietro, si sparge per tutto l’ambiente. E’ una voce che incombe, domina acusticamente la scena. In un film del genere non è una cosa da poco, è una precisa volontà del regista che ha scelto di far sentire la voce in quel modo.
Costava molto rispettarla?
Qualcuno l’ha visto al cinema?
Parliamo ora del film, provando a spiegare perché mi è piaciuto.
Innanzitutto perché i thriller ambientati in unica location mi piacciono molto, forse perché quando sono raccontati in questo modo è quasi come se la tensione non si diluisca, il ritmo rimane compatto, i personaggi e gli equilibri tra i ruoli sono subito chiari e riconoscibili.
E poi il ricordo di cose tipo “Il nodo alla gola” dispone sempre bene…
In un film del genere la regia deve essere assolutamente impeccabile, paradossalmente più ridotta è l’ambientazione, maggiore deve essere la capacità del regista di ampliare la narrazione riempirla di contenuti emotivi e visivi senza, ovviamente, strafare. E’ in questo Joel Schumacher riesce molto bene, molto mestiere, indubbiamente, nulla di veramente personale, però è tutto in perfetto equlibrio inclusa la durata, ridottissima rispetto agli standard.
Ovviamente un film del genere ha bisogno di un cast di attori che siano capaci di reggere la storia e anche qui, decisamente, ci siamo. Qualche punto in più a Forest Whitaker per l’equilibrio della sua interpretazione. Collin Farrell un po’ sopra le righe ma in definitiva convincente di fronte ad un ruolo niente affatto semplice.
Finale un po’ troppo banale, forse atteso e prevedibile ma tutto sommato non male.
-
Home page
-
Hanno detto...
- chiara on Corsi di cinema all’asta
- nicola moroni on Corsi di cinema all’asta
- Roberto Bernabo' on La stangata
- Fringe on La stangata
- alp on La stangata
-
Ultime cose



Post a Comment