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Ben detto, Cooper!

Ha ragione, come quasi sempre, il buon Cooper che, nel suo post di oggi, riflette su alcune cose riguardanti il mercato dei DVD.
All’elenco di Cooper si potrebbero aggiungere le edizioni in DVD di “Pulp Fiction”: tre nel giro di pochi anni, senza possibilità per chi ha acquistato la prima vergognosa edizione di rottamarla in cambio, magari, della terza.
Tanto il pubblico paga lo stesso anche se salato.
Con il DVD sembra non esistere più una versione ufficiale del film, quella, per così dire, vera, ma tante edizioni diverse: la Collector, la Special, la Classic.
Si perde il senso, e la necessità artistica, di operazioni del genere; quello commerciale è, invece, chiaro anche se travestito da “cura filologica del prodotto”.
E’ come una specie di self service dove si è liberi di scegliere quale film vedere.
Un po’ come dal gelataio: Un “Blade Runner senza voce fuori campo e un pizzico di finale buonista”, per favore” oppure un “ET ridoppiato” o anche un “Memento montato diversamente” e, infine, “un Signore degli Anelli con quaranta minuti in più, con Saruman”.
L’elenco potrebbe essere infinito, non so se la pazienza e i soldi durino altrettanto. La mia preoccupazione è che, attraverso il DVD, arriveremo ben presto al film componibile, una specie di patchwork interattivo con componenti selezionabili.
Mentre si “fantastica con questi pensieri”, in nome di una malintesa filologia, una parte del cinema, quello degli anni 30, sparisce divorato dal tempo.
Ci troveremo presto con quattro, costose ed inutili, edizioni di “Blade Runner” e solo qualche ricordo sbiadito dei film di Fritz Lang, del dottor Caligari o dello Studente di Praga, film dei quali solo qualcuno riconoscerà, filologicamente si intende, le citazioni.






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