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The American di Anton Corbijn – Recensione

Non avrei scommesso due lire, a trovarle, su “The American”, il film diretto dall’olandese Anton Corbijn.
Il fine dell’operazione mi pareva nobile ma non mi abbandonava l’idea di un film centrato sul grugno, e i bicipiti, di Clooney. Un prodotto creato giusto per titillare il botteghino e qualche altra appendice e fare, così, contenti tutti.
Invece, pur con qualche limite, “The American” è un film riuscito che aggira anche i rischi di quei film atipici e scivolosi che sono i thriller caratterizzati da un registro intimo e da uno sguardo introspettivo.

The American” è, un film che trova il suo equilibrio, e il suo ridotto fascino, proprio sulla sottrazione degli elementi classici del genere a cui si ispira. E’ un film che più che seguire le linee di fuoco osserva i tracciati di quelle più personali dei percorsi dell’anima.
Rispetto ad in thriller classico mancano molte risposte, ma l’omissione non è involontaria. Una qualsiasi spiegazione avrebbe alterato il meccanismo del film che, appunto, poggia proprio sulla rarefazione, sulla narrazione quasi astratta di una vicenda sganciata da qualsiasi dato reale, in alcune circostanze anche ad un passo dal verosimile.

La stessa ambientazione nelle montagne abruzzesi, solenni e silenziose, e la presenza di personaggi molto abbozzati, è prova di una ricerca deliberata di una realtà sospesa, non esattamente identificabile.
Corbijn è molto bravo nel gestire questo distacco e nel maneggiare Clooney concedendogli il giusto, ed è altrettanto bravo nel fotografare gli ambienti in cui si agitano le vicende.
L’area thriller non manca e non è assente il colpo di scena finale.

Inception di Christopher Nolan – Recensione

Non mi è piaciuto.
Non è che sia un brutto film, solo che… secondo me “Inception”, non è un capolavoro.
Nolan si diverte, ormai è diventato “bravino”, nel creare le sue scatole di labirinti e specchi in cui fare correre, e inseguire, lo spettatore, qualche volta ribaltando la scatola. E’ da “Memento” che fa la stessa cosa e, personalmente con “The Prestige” aveva tirato un gran bel colpo (film e personaggi memorabili).

Inception” è solo un labirinto trappoloso, anche divertente, non privo di finezze. Nolan fa girare il suo sguardo nei vari livelli della storia incastrandoli con un montaggio perfetto. Sul piano puramente tecnico è un film sontuoso, elegante, quasi kubrickiano con tante citazioni sparse.
Insomma: applausi del pubblico che, alla fine, si chiede, se gira o non gira. Ovviamente si riferisce più alla enigmatica trottola che al film.

Secondo il mio modesto, e incolto, parere Nolan è arrivato all’autocompiacimento.
Si diverte troppo a testare i suoi meccanismi.
E’ uno di quei registi a cui piacciono i modelli di trenini e ci mostra tutta la sua collezione per due ore. Vuole farci vedere quanto è bravo a girare inseguimenti e sparatorie, vuole dimostrare che perfido creatore di scatole e labirinti sia diventato.
Ma, così, trascura una regola, che pure dovrebbe conoscere: quella che impone che dopo la promessa e il colpo di scena ci vuole, appunto, il prestigio e non una trottola che ammicca.

E in “Inception” manca il colpo finale, il film è rigido, geometrico come la dimostrazione di un teorema. Se solo penso al boato scatenato dalla sequenza finale del primo “Matrix” (lo cito anche io), paragonato al ”Ah vabbe” del finale di “Inception” vengono i brividi. Ed è “Inception” quello ambientato nei sogni.

La rigidità di “Inception” è, ad esempio, nei suoi personaggi che galleggiano in una sorta di “limbo”, sospesi in un bullet time, anonimi, con un subconscio trasparente. Non c’è un solo personaggio memorabile, solo sagome o simulacri dei quali è difficile prendersi a cuore.
Se uno pensa a Morpheus, poi fa paragoni.

Nolan a furia di testare il meccanismo non bada, ad esempio, all’eccesso di “spiegoni” che ci introducono negli ingranaggi del film. Ok la materia di cui sono fatti i sogni, e i videogiochi, è complicata da spiegare ma, vivaddio, ogni due e tre, il calcio, il prossimo calcio e scendiamo di livello, il totem e il costruttore e meno dettagli e mia moglie… e che palle, sembra un radio dramma!

Il totem di “Blade runner” non lo spiega nessuno. E’ li’ e tutti capiscono subito cosa è. In “Matrix” “Questo è struttura” e “Conosco i Kung-fu” e, la mia preferita, “il cucchiaio non esiste”. E basta.

Insomma, dalle mie parti si dice occhi pieni e mani vuote.
… dimenticavo: 11 “Quarto potere”.

Ps. Come è diventato Tom Berenger!

Giustizia privata di F. Gary Gray – Recensione

Giustizia privata” di F.Gary Gray (in originale è “Law Abiding Citizen” è un film di una noia mortale.

E’ un thriller in cui l’unico trillo è quello “telefonico” con cui si annunciano gli eventi: quote molto basse per chi azzecca le violente dipartite dei protagonisti. Non vale nemmeno la pena scommettere.

Il film non sarebbe neanche male perché qualche idea interessante c’è.
Ad esempio c’è una sequenza di un agguato molto ben costruita che, in film diverso, sarebbe stata osannata per decenni… vabbe’, facciamo un lustro.

Jamie Foxx è, comunque, discreto anche nei brutti film alimentari e Gerard Butler sarebbe un antagonista molto più convincente e affascinante se lo stesso ruolo fosse stato scritto con più di attenzione. L’idea del vendicatore tecnologico dal disegno oscuro, è sì abusata, ma ha ancora un fascino.
Almeno per me.
In “Giustizia Privata” si riciclano con poca eleganza un paio di temi cari al genere di ambientazione, come dire, giudiziaria.
Il grande dilemma della giustizia “cieca” che segue le regole a costo di sacrifici per poi, magari, fa esplodere una “pacificatoria” bomba al napalm in una cella di carcere (tracce di incubi da Vietnam o pura esigenza di pirotecnia?).
La considerazione che il patteggiamento è forse un male e che le regole processuali rispondono a ragoni pratiche al confine con il cinismo. D’altronde i romani dicevano “summus ius, summa iniura”
La pena di morte è orribile ma necessaria, con tanto di fastidioso accostamento iconico con il simbolo della religione cattolica.
In più abbiamo una imbarazzata, e totalmente inutile, citazione di “Dexter” e “Saw” (soprattutto il primo) e un potente sindaco di colore: una donna che assomiglia ad cattivo sergente bianco.
Non manca la sequenza in cui si giura, rapidamente, sulla Bibbia perché ordine sì, ma regole soprattutto.
Sconfitto il male si torna in famiglia
Occasione persa, biglietto sprecato..,

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