Feb 7th, 2010
by Cinefilo Incolto.
“Paranormal activity”, il film horror che ha spaventato Steven Spielberg, è una specie di “Scene da un matrimonio” con qualche porta che sbatte e rumori strani nel buio. Mi sono appassionato più alle scaramucce tra i due protagonisti che alla questione paranormale.
Per me “Paranormal Activity” è, infatti, un film sulla precarietà dei sentimenti e le difficoltà della vita di coppia alla ricerca di un equilibro, ma non un horror.
Lo hanno spacciato per horror solo perché così avrebbero racimolato qualche spicciolo in più,dal momento che l’horror (l’orrore, l’orrore) funziona sempre.
Al di là della ironia, che spero perdonerete, un paio di salti dalla poltrona li ho fatti esattamente come li fareste anche voi a casa quando un rumore improvviso vi sorprende. Ma quello dei rumori improvvisi è un facile espediente, un mezzuccio, sul quale non si può costruire l’horror che ha spaventato Spielberg. Se è davvero così, mi preoccupo per Spielberg e mi riprometto di recapitargli il DVD di “Poltergeist” che quanto a “paranormal activity” non scherzava.
Bisogna riconoscere che l’idea di “Blair Witch project” è un one shoot che ha funzionato una volta e basta.
Clonare, cloverfieldare quella grande idea a oltranza non funziona perché il pubblico è smaliziato e non è disposto a cascarci, e un horror funziona solo se il pubblico ci crede. La storia della strega funzionò, ma ora, a distanza di 11 anni, il trucco è chiaro ed è pretestuoso fingere di voler far credere che quello che vediamo è la vera verità, la fedele cronaca di una telecamera accesa alla distanza giusta per mostrare il meno necessario. E’ un trucco vecchio che non giustifica, tra le altre cose, dialoghi fatti di “Oh Dio”, “Dove sei”, “Che cazzo”, volendo fare esercizio di realtà e fare credere che chiunque si esprimerebbe così in queste situazioni… paranormali.
Una nota sul finale.
Ne esistono tre differenti e quello che si vede al cinema è scelto da Spielberg.
Tutti e tre sono su Internet, scegliete quello che vi piace di più… più vero di così.
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Feb 7th, 2010
by Cinefilo Incolto.
Da oggi Low cost su Cinecircus.it,
La mia rubrica settimanale.
Con Low cost tento di rispondere ad una domanda: “Si può essere i cinefili senza avere la pay-tv?”.
Insomma, c’è qualcosa di interessante e cinefilo sui canali televisivi free?
Io non lo so, lo scopriremo.
Low cost, ogni settimana, giorno per giorno, su Cinecircus.it!
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Feb 4th, 2010
by Cinefilo Incolto.
“Scontro di titani“, il blockbuster prossimo venturo e in 3D, è il remake del film del 1981, l’ultimo film in cui ha lavorato Ray Harryhausen: un esercizio di onesto intrattenimento di circa trenta anni fa.
Per motivi “generazionali” sono molto affezionato a questo film del 1981 e agli altri film in cui Harryhausen ha lavorato, come “L’isola Misteriosa” o ai vari Sinbad.
I pupazzi di Harryhausen, che si muovono in stop motion, mi affascinano ancora, ed è un fascino che deriva non da aspetti tecnici o dall’ammirazione per la pazienza artigianale che anima draghi, centauri o scheletri.
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Jan 26th, 2010
by Cinefilo Incolto.
“Surrogates” o “Il mondo dei replicanti” è un film ibrido tra fantascienza, thriller e film d’azione.
Il soggetto non è malvagio ma ho come l’impressione che nella trasposizione dalla graphic novel di Robert Venditti, disegnata da Brett Weldele, si sia lasciato qualcosa per strada.
Nella forma “Il mondo dei replicanti” è un film in cui quasi tutto è perfetto, le scenografie, le ambientazioni e gli effetti speciali di una certa misurata sobrietà.
Anche Bruce Willis nella sua doppia veste di surrogato (e non replicante) riesce ad essere convincente.
Nei contenuti qualcosa sfugge, le motivazioni dei personaggi sono semplificate al massimo, i presupposti della storia sono spiegati in una sbrigativa quanto odiosa introduzione. L’indagine procede per automatismi e tutto il sottotesto, che sarebbe ricchissimo, è appena accennato e scolorisce presto.
Alla fine rimane la sensazione di un film monco, un film che, con un pizzico di coraggio, poteva essere un piccolo capolavoro. Insomma una occasione perduta.
Una nota la merita la traduzione del titolo originale “Surrogates” in “Il mondo dei replicanti“.
E’ un goffo tentativo della distribuzione italiana di fare contemporaneamente l’occhiolino alla suggestione evocata dalla parola “mondo” in un film di fantascienza (“Il mondo dei robot”, “Il mondo perduto”) e a “Blade runner” dove, come tutti sapete, i replicanti c’erano sul serio.
I surrogati di questo film non sono replicanti, il titolo italiano ammicca ma a vuoto.
Non che un titolo diverso avrebbe migliorato il film, questo no. Ma se non altro avrebbe generato aspettative minori e più genuine.
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